1 Dicembre 2010

PROPAGANDA FIDE: CODACONS, ARCUS CONSEGNI ATTI FINANZIAMENTO

 
DISCUSSO RICORSO AL TAR, SI ATTENDE SENTENZA GIUDICI

 
           
            (ANSA) – ROMA, 1 DIC – Ordinare la consegna di tutti i
documenti relativi ai 2,5 milioni di euro erogati da Arcus nel
2005 per il restauro del Palazzo di Propaganda Fide; e tutto
ciò al fine di verificare la regolarità della loro
utilizzazione. E’ la richiesta fatta oggi dal Codacons alla
seconda sezione quater del Tar del Lazio, i cui giudici si sono
riservati di decidere con sentenza. Andando oltre,
l’associazione di consumatori ha chiesto anche di poter valutare
gli atti del restauro di Villa Mansi a Lucca (1,5 milioni
erogati nel 2004), del cortile dell’ Università Pontificia
Gregoriana, del Palazzo Borrominiano di piazza di Spagna,
nonché del finanziamento per la Fondazione Pianura Bresciana
per un convegno sulle cinque razze autoctone di maiali.
   Alla base delle richieste c’é l’attività della ‘Arcus spa’,
società a totale partecipazione pubblica il cui capitale è
detenuto al 100% dal ministero dell’Economia, la quale ha per
scopo la promozione e il sostegno finanziario, tecnico-economico
ed organizzativo di progetti e iniziative per il restauro e il
recupero di beni culturali. Il Codacons ha focalizzato la sua
attenzione su alcuni aspetti della gestione dei fondi erogati
all’Arcus. Nel ricorso l’associazione parte dal fatto, tra
l’altro, che "la società – si legge – nel 2006-2007 fu
assoggettata a commissariamento dall’allora ministro della
Cultura Francesco Rutelli", che "la Corte dei Conti ha avviato
un’indagine sui finanziamenti per il restauro del Palazzo di
Propaganda Fide e di Villa Mansi"; che "la stampa aveva dato
risalto all’Arcus nelle cronache giudiziarie per il
finanziamento elargito alla Curia di Propaganda Fide diretta dal
cardinale Crescenzio Sepe quando il ministro delle
Infrastrutture Lunardi firmava il via libera al pagamento di un
progetto poi non eseguito"; e che "il 23 giugno 2010 veniva
riportata notizia che il ministro Bondi aveva chiesto il
resoconto dei finanziamenti statali concessi e che i progetti
erano al vaglio sia della Corte dei Conti, sia della procura di
Perugia". Da ciò la richiesta all’Arcus di conoscere i
documenti dei restauri, ottenendo un rifiuto motivato col fatto
che a loro avviso il Codacons non è titolare di potere "a fini
ispettivi".
   L’associazione si è ora rivolta al Tar sostenendo che il suo
interesse non si fonda "su una generalizzata volontà
ispettiva" bensì sulla necessità di valutare se quei soldi
siano stati utilizzati secondo quanto stabilisce la legge per
superare il rischio "che quasi 20 milioni di euro e 4 anni di
ristrutturazioni siano andati in fumo, o comunque non siano
stati finalizzati all’utilizzo per il quale erano stati
concessi". (ANSA).

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