4 Gennaio 2013

Promozioni e sconti salva-aziende

Promozioni e sconti salva-aziende

«La speranza è l’ aumento dei consumi: che possono ripartire se ci sono lavoro e soldi». Vigilia dei saldi invernali 2013 con gli auspici di Alberto Marchiori, numero uno dell’ Ascom di Pordenone. Lo “shopping day” nel lungo week-end a negozi aperti il 5 e 6 gennaio, si scontra con la realtà di tante aziende in crisi o in chiusura e di quote di pordenonesi senza lavoro, con il portafogli vuoto. «Le aziende sono bloccate – indica Marchiori – dall’ eccessiva burocrazia e dalle tasse all’ 80 per cento. Bisogna agire su questi meccanismi negativi». E’ vero che i saldi possono trainare il mercato: scontrini di partenza anche con il 40 per cento in meno rispetto al prezzo-base. Ma a Pordenone il disco verde sulle svendite di fine stagione è stato anticipato: dai saldi “occulti”. Da mille promozioni, o “3×2”, che hanno fatto da apripista ai ribassi stagionali. «Il mercato era fermo – conferma Marchiori – e ha imposto le promozioni prima di Natale, per dare una scossa. Di fatto la liberalizzazione permessa dalla legge regionale annulla o quasi la differenza tra promozioni e saldi. Speriamo che vada bene, anche in una situazione che è critica per molte famiglie». Il Codacons conferma. «Saldi sommersi da prima di Natale – dice l’ associazione dei consumatori che sottolinea il lavoro della polizia municipale per controllare la regolarità dei prezzi -. Gli effetti della crisi si faranno sentire anche durante il periodo di sconti, con una riduzione delle vendite che si aggirerà attorno a l 15 per cento e un budget ridotto». La Confcommercio stima una spesa centrata su capi d’ abbigliamento e accessori. Il valore complessivo è il 18 per cento del fatturato annuo del settore, calzature comprese. Abbigliamento, calzature e accessori sono diventati oggetti del desiderio. «Quello che resta delle tredicesime spolpate da bollette e mutui – ha previsto Maurizio Fioretti vertice di Federmoda – sarà investito nei saldi invernali. Per acquistare i beni necessari». Nel ponte dell’ Immacolata, le vetrine mostravano cartellini da svenimento: per prendere un bel paio di stivali l’ ipotesi era di rinunciare a un quinto dello stipendio. Risultato? Abbigliamento, calzature e accessori non si regalano più per Natale. «I doni sotto l’ albero 2012 a Pordenone e cintura periferica – ha valutato Fioretti – sono stati regalini. Tanta gente ha paura a spendere». (c.b.)

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