11 Ottobre 2012

Progetto Inalca, il comitato porta il caso in aula

Progetto Inalca, il comitato porta il caso in aula

 

di VALERIO GAGLIARDELLI ? CASTELVETRO ? DOPO mesi di botta e risposta, anche velenosi, e tante battaglie che hanno coinvolto pure Comune e Provincia, sulla scrivania del giudice è ora planato il ricorso del comitato ?No impianto a biomasse’ per fermare la realizzazione del cosiddetto ?rendering’ progettato dall’ Inalca. Se ne occuperà il Tar di Bologna, manca solo la data della prima udienza. Ma il documento adesso è depositato, e per la prima volta la vicenda si sposta in un’ aula di tribunale. Nel mirino c’ è il secondo progetto presentato dall’ azienda castelvetrese, quello ?dimezzato’, che consentirebbe la bollitura di scarti animali a 90° C per ricavarne grasso e farine da rivendere altrove. La Conferenza dei servizi lo ha già approvato in estate, dopo il ritiro da parte delle ditta del primo progetto. Che sarebbe andato incontro a una bocciatura, ma che in caso contrario avrebbe potuto usare il grasso ?finale’ per alimentare un cogeneratore di energia. E tra i nodi cruciali del ricorso, che il comitato ha presentato attraverso il sostegno legale del Codacons, c’ è innanzitutto il fatto che «l’ Inalca è autorizzata ? spiega Manfredi Lanza, presidente del ?No impianto’ ? a trattare carcasse di ?categoria 1′, ovvero sospette di essere infette. Un trattamento a meno di 100° C non distrugge gli agenti patogeni, di certo non il prione della ?mucca pazza’, quindi pure i grassi e le farine ottenuti potranno essere infetti». C’ è poi il bilancio «tra danni e benefici da tener presente, sia per il territorio che per la popolazione ? continua Lanza ? e solo i secondi sono pari allo zero, senza alcun posto di lavoro in più». L’ elenco delle «controindicazioni» ? così le definisce lo stesso Lanza ? indicate dal comitato è invece lungo: si va dall’««aumento del traffico di mezzi pesanti» al maggior «consumo di risorse idriche», dal «rischio di emissioni odorifere» alla «possibile contaminazione del vicino torrente Guerro», fino alle «ripercussioni negative sulle eccellenze agroalimentari della zona» e alla «svalutazione di terreni, immobili industriali e abitazioni». «Alcune indiscrezioni ? chiosa Lanza ? lasciano poi pensare che l’ Inalca starebbe muovendo pedine a Roma e Bruxelles per ottenere modifiche, aggiustamenti o deroghe alle normative ambientali e sanitarie vigenti, allo scopo di ripresentare il suo primo progetto». «PER il rendering ? sottolinea invece l’ avvocato Alessandra Magnani, legale che ha steso il ricorso ? ci risulta inoltre che manchi la nuova Valutazione d’ impatto ambientale e l’ ok finale dell’ Ausl. E sul via libera al progetto contestiamo il fatto che l’ Inalca possa usare carcasse provenienti da qualunque suo stabilimento. Potrebbe aprirne ovunque, nel mondo, ma in quel caso quali garanzie ci sarebbero su quegli scarti animali?». Carne al fuoco, ad ogni modo, ce n’ è parecchia.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox