5 Marzo 2003

Profumo di battaglia

Continuano le manovre per il controllo di Generali, di Mediobanca, dei grandi poteri

Profumo di battaglia




Unicredito contro Mediobanca, per la conquista di quel centro di potere finanziario rappresentato dalle Generali, prima compagnia italiana di assicurazioni che gestisce anche grandi patrimoni e fondi d`investimento. Gli interessi che muovono pedoni, fanti, cavalli e re sulla scacchiera sono molteplici e non sempre traparenti.
Uno di questi riguarda proprio la gestione dei fondi verso cui tra un po` saranno veicolate le cospicue risorse dei trattamenti di fine rapporto delle lavoratrici e dei lavoratori italiani. Un fiume di denaro che finora le imprese avevano trattenuto per sé, come finanziamento indiretto a costo zero, e che adesso sono disposte a “mollare“ in cambio di pacchetti di controllo di banche e assicurazioni, ciascuna con il suo fondo d`investimento bello e pronto, con le Generali in prima fila, seguite dalle società di gestione del risparmio (Sgr) e da banche private come la Mediolanum del socio di Berlusconi Ennio Doris.

Questo però è solo la punta dell`iceberg di uno scontro a tutto campo per i futuri assetti economici e politici che nel nostro Paese, come si sa, in questo momento si confondono nelle mani di un uomo che è anche “magna pars“ di grandi interessi societari. E sarà uno scontro con molte macerie, originato da contrasti e rancori antichi e inestinguibili tra due fazioni “storiche“ all`interno dei grandi poteri: quella dell`aristocrazia industriale rappresentata fino a un mese fa dall`avvocato Agnelli, con tutti i suoi equilibrismi bancari, industriali ed editoriali; e quella che fa capo ai “parvenu“, i cui campioni sono il Cavaliere di Arcore e il presidente di Confindustria, Antonio D`Amato, che avantieri al colmo della rabbia ha detto che «la battaglia fra il gruppo bancario e quello assicurativo delle Generali è una lotta di potere e di poltrone che si consuma all`interno di Mediobanca».

Entrambe le fazioni si muovono con tutte le loro coorti e alleanze, proprio come in un torneo medievale in cui, oltre a difendere “la roba“, ciascuno cerca di annettersi i territori dell`altro per estendere feudi e potere. In questo scontro titanico, da cui uscirà forse “l`Italia nova“, Mediobanca ha svolto per molto tempo un ruolo di mediazione.

Ora però, dietro le manovre di Vincenzo Maranghi, traspaiono solo gli interessi e le mire degli azionisti di riferimento; nomi arcinoti: Silvio Berlusconi, che con le sue società fa parte della holding Consortium che di Mediobanca ha il 5% del patto di sindacato e l`8, 87 fuori patto; Ennio Doris, che siede nell`esecutivo della merchant bank ed ha con Mediolanum una quota dell`1, 81%; Salvatore Ligresti, che dopo la fusione di Sai-Fondiaria ha il 3, 80% del patto di sindacato, l`1, 52 fuori patto e il 2% dentro il Consortium e farebbe carte false per mettere un piede nel “Corriere“; Carlo Pesenti di Italmobiliare che ha il 2, 65; e infine Antoine Bernheim, presidente di Generali e anch`egli membro del board di Piazzetta Cuccia, che di Mediobanca ha l`1, 99% nel patto, l`1, 40 fuori patto e il 2% in Consortium assieme a Sai e Mediaset.

Sul fronte opposto sono schierate: per la parte industriale, Fiat, Pirelli e Olivetti, ciascuna con l`1, 81% più Burgo con l`1, 46 del patto di sindacato; per la parte assicurativa, la Ras con un altro 1, 81; e per la parte bancaria, Unicredito di Alessandro Profumo con il 7, 83% e Capitalia di Cesare Geronzi con l`8, 41, entrambe fuori dal patto che controlla Mediobanca con il 46, 55%. Va anche ricordato, per capire l`insieme delle relazioni che legano i vari gruppi di interesse, che Unicredito e Capitalia, assieme a Intesa-Bci di Giovanni Bazòli e a SanPaolo-Imi di Rainer Maséra, sono anche le quattro banche creditrici che hanno coperto la posizione debitoria del Lingotto e che, allo stato attuale, decidono la vita o la morte dei progetti rinnovati della Fiat di Umberto Agnelli.


Non è chiaro che ruolo giochi in tutto questo il governatore della Banca d`Italia Antonio Fazio, che sembrava il quarto “uomo forte“ della cordata Berlusconi-D`Amato-Tremonti e che invece, nella scalata alle Generali (e forse più ancora a Mediobanca), ha appoggiato il trading di Alessandro Profumo e l`incursione delle grandi banche sulla prima compagnia assicurativa nazionale, fornendo a Unicredito un viatico fortemente discutibile sul piano della concorrenza e del mercato, come hanno sottolineato le associazioni Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori che formano l`Intesa dei consumatori.

Non è chiaro neppure dopo l`inconsueta e fin troppo tempestiva riunione, convocata ieri d`urgenza, del Comitato interministeriale per il Credito e il Risparmio (Cicr) che per due ore in via XX Settembre, nella sede del Ministero del Tesoro, ha tenuto un`audizione straordinaria alla presenza dei ministri Tremonti, Buttiglione, Alemanno, Lunardi e Marzano, del direttore generale Siniscalchi e dello stesso governatore. Alla fine i “magnifici sette“ se la sono sgusciata alla chetichella senza rilasciare dichiarazioni.

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