Profumo di battaglia
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fonte:
- Liberazione
Profumo di battaglia
Unicredito contro Mediobanca, per la conquista di quel centro di potere finanziario rappresentato dalle Generali, prima compagnia italiana di assicurazioni che gestisce anche grandi patrimoni e fondi d`investimento. Gli interessi che muovono pedoni, fanti, cavalli e re sulla scacchiera sono molteplici e non sempre traparenti.
Uno di questi riguarda proprio la gestione dei fondi verso cui tra un po` saranno veicolate le cospicue risorse dei trattamenti di fine rapporto delle lavoratrici e dei lavoratori italiani. Un fiume di denaro che finora le imprese avevano trattenuto per sé, come finanziamento indiretto a costo zero, e che adesso sono disposte a “mollare“ in cambio di pacchetti di controllo di banche e assicurazioni, ciascuna con il suo fondo d`investimento bello e pronto, con le Generali in prima fila, seguite dalle società di gestione del risparmio (Sgr) e da banche private come la Mediolanum del socio di Berlusconi Ennio Doris.
Questo però è solo la punta dell`iceberg di uno scontro a tutto campo per i futuri assetti economici e politici che nel nostro Paese, come si sa, in questo momento si confondono nelle mani di un uomo che è anche “magna pars“ di grandi interessi societari. E sarà uno scontro con molte macerie, originato da contrasti e rancori antichi e inestinguibili tra due fazioni “storiche“ all`interno dei grandi poteri: quella dell`aristocrazia industriale rappresentata fino a un mese fa dall`avvocato Agnelli, con tutti i suoi equilibrismi bancari, industriali ed editoriali; e quella che fa capo ai “parvenu“, i cui campioni sono il Cavaliere di Arcore e il presidente di Confindustria, Antonio D`Amato, che avantieri al colmo della rabbia ha detto che «la battaglia fra il gruppo bancario e quello assicurativo delle Generali è una lotta di potere e di poltrone che si consuma all`interno di Mediobanca».
Entrambe le fazioni si muovono con tutte le loro coorti e alleanze, proprio come in un torneo medievale in cui, oltre a difendere “la roba“, ciascuno cerca di annettersi i territori dell`altro per estendere feudi e potere. In questo scontro titanico, da cui uscirà forse “l`Italia nova“, Mediobanca ha svolto per molto tempo un ruolo di mediazione.
Ora però, dietro le manovre di Vincenzo Maranghi, traspaiono solo gli interessi e le mire degli azionisti di riferimento; nomi arcinoti: Silvio Berlusconi, che con le sue società fa parte della holding Consortium che di Mediobanca ha il 5% del patto di sindacato e l`8, 87 fuori patto; Ennio Doris, che siede nell`esecutivo della merchant bank ed ha con Mediolanum una quota dell`1, 81%; Salvatore Ligresti, che dopo la fusione di Sai-Fondiaria ha il 3, 80% del patto di sindacato, l`1, 52 fuori patto e il 2% dentro il Consortium e farebbe carte false per mettere un piede nel “Corriere“; Carlo Pesenti di Italmobiliare che ha il 2, 65; e infine Antoine Bernheim, presidente di Generali e anch`egli membro del board di Piazzetta Cuccia, che di Mediobanca ha l`1, 99% nel patto, l`1, 40 fuori patto e il 2% in Consortium assieme a Sai e Mediaset.
Sul fronte opposto sono schierate: per la parte industriale, Fiat, Pirelli e Olivetti, ciascuna con l`1, 81% più Burgo con l`1, 46 del patto di sindacato; per la parte assicurativa, la Ras con un altro 1, 81; e per la parte bancaria, Unicredito di Alessandro Profumo con il 7, 83% e Capitalia di Cesare Geronzi con l`8, 41, entrambe fuori dal patto che controlla Mediobanca con il 46, 55%. Va anche ricordato, per capire l`insieme delle relazioni che legano i vari gruppi di interesse, che Unicredito e Capitalia, assieme a Intesa-Bci di Giovanni Bazòli e a SanPaolo-Imi di Rainer Maséra, sono anche le quattro banche creditrici che hanno coperto la posizione debitoria del Lingotto e che, allo stato attuale, decidono la vita o la morte dei progetti rinnovati della Fiat di Umberto Agnelli.
Non è chiaro che ruolo giochi in tutto questo il governatore della Banca d`Italia Antonio Fazio, che sembrava il quarto “uomo forte“ della cordata Berlusconi-D`Amato-Tremonti e che invece, nella scalata alle Generali (e forse più ancora a Mediobanca), ha appoggiato il trading di Alessandro Profumo e l`incursione delle grandi banche sulla prima compagnia assicurativa nazionale, fornendo a Unicredito un viatico fortemente discutibile sul piano della concorrenza e del mercato, come hanno sottolineato le associazioni Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori che formano l`Intesa dei consumatori.
Non è chiaro neppure dopo l`inconsueta e fin troppo tempestiva riunione, convocata ieri d`urgenza, del Comitato interministeriale per il Credito e il Risparmio (Cicr) che per due ore in via XX Settembre, nella sede del Ministero del Tesoro, ha tenuto un`audizione straordinaria alla presenza dei ministri Tremonti, Buttiglione, Alemanno, Lunardi e Marzano, del direttore generale Siniscalchi e dello stesso governatore. Alla fine i “magnifici sette“ se la sono sgusciata alla chetichella senza rilasciare dichiarazioni.
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