Profilassi, al via la “fase due” Ma è polemica per i ritardi
Prevenzione sotto accusa: «Troppi ritardi nelle forniture, pochi vaccini alle regioni», denuncia anche il Codacons. Ma proprio oggi parte la fase due della campagna di vaccinazione decisa dal ministero della salute. Dopo la prima, che ha riguardato il personale dei servizi essenziali come i medici (che però hanno snobbato almeno per il 50% il vaccino), sarà ancora una volta la Lombardia a iniziare la profilassi per le categorie individuate come "urgenti" (vedi scheda a fianco). Tra queste, come si sa, non rientrano bambini e i ragazzi di età scolare, la famosa fascia dai 2 ai 26 anni, che verranno vaccinati solo dopo gennaio («troppo tardi, il picco sarà passato», denunciano i pediatri). Rientrano invece nella fase due le donne incinte al secondo o terzo mese, le mamme che hanno partorito da almeno sei mesi, i bambini con più di sei mesi che frequentano il nido. Oltre alle persone cosiddette "a rischio" perchè già malate. L’Italia, ormai è noto, ha in programma di vaccinare contro l’influenza A il 40% della popolazione in modo progressivo entro i primi mesi del 2010, con l’obiettivo di evitare altre ondate epidemiche da virus A(H1N1) nelle stagioni influenzali successive. Alle polemiche sulle dose di vaccini insufficienti, risponde il ministero del Welfare: «Alla data del 30 ottobre, tutte le regioni sono state in grado di iniziare l’offerta vaccinale. Una terza quota di vaccino sarà distribuita nei prossimi giorni. Complessivamente, con queste prime tre consegne, alle Regioni sono distribuite più di due milioni di dosi di vaccino, ripartite proporzionalmente alla popolazione residente di ciascuna». Se la matematica non è un’opinione, però, la fase due prevedeva la vaccinazione per 8 milioni di italiani. Effettivamente, all’appello mancano sei milioni di vaccini. Che risponde il ministero? «Il 25 settembre l’Emea ha autorizzato l’uso del vaccino della azienda farmaceutica con la quale il governo italiano aveva stipulato il contratto d’acquisto; questa autorizzazione è stata formalizzata dalla Commissione Europea il 29 settembre. La stessa azienda ha comunicato di poter anticipare le consegne dei primi lotti e per questo, precisa il ministro, è stato deciso di anticipare l’inizio della campagna vaccinale che era stata fissata al 15 novembre. Mano a mano che le prime due quote di vaccino sono state rese disponibili dalla azienda produttrice, queste sono state immediatamente distribuite a tutte le regioni, isole comprese, attraverso la Croce Rossa Italiana in percentuale proporzionale alla popolazione residente». Insomma, pare di capire che le dosi di vaccino stanno arrivando a scaglioni: non tutte subito, ma mano a mano che la casa farmaceutica le produce. Fino ad ora, la polemica non ha agitato la politica. Tra consigli soft come "lavatevi le mani" affidati al redivivo Topo Gigio, la strada scelta dal governo è quella del non allarmismo. Ma alla luce del dodicesimo caso di morte in Italia, la bambina di Pompei, a causa dell’influenza A, qualche voce contro arriva. «Chiediamo immediata chiarezza sullo stato della prevenzione della malattia poichè, visti i ritardi con cui si è proceduto rispetto alla prevenzione, non possiamo ammettere anche ritardi di tipo organizzativo», dichiara Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, che ricorda la delibera del 21 settembre della Corte dei Conti sul contratto stipulato tra il ministero e la Novartis Vaccines and Diagnostics srl e chiede «chiarimenti sulla parte relativa alla possibilità del mancato rispetto delle date di consegna del prodotto, senza l’applicazione di alcuna penalità». Dalla stessa delibera – osserva Bonelli – si viene anche a scoprire che il trattamento dell’influenza A è stato messo nella mani della Protezione civile, alla stessa stregua degli eventi terremoti, frane, guerre batteriologiche e che il contratto è a trattativa riservata ed è stato secretato, perchè valgono le stesse emergenze previste in caso di eventi calamitosi.
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