13 Gennaio 2022

Produzione industriale oltre livelli pre-Covid del +3,1%. Brunetta: verso pil +6,5%

La produzione industriale torna a registrare numeri positivi in Italia, oltre le attese, e fa ben sperare per la crescita del pil nel 2021, ma il quadro è visto peggiorare nel primo trimestre di quest’anno. A novembre 2021 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dell’1,9% rispetto alla flessione dello 0,5% (dato rivisto da -0,6%) di ottobre e contro il +0,5% ipotizzato dagli economisti. Corretto per gli effetti di calendario, è cresciuto in termini tendenziali del 6,3% dal +1,9% (dato rivisto da +2%) del mese prima, mentre il consenso era per un +3,7%.

L’Istat ha sottolineato che i giorni lavorativi di calendario, a novembre 2021, sono stati 21 come a novembre 2020. “A novembre la produzione industriale torna a crescere in termini congiunturali, dopo il calo del mese precedente; il livello dell’indice supera del 3,1% il valore di febbraio 2020, mese antecedente l’inizio dell’emergenza sanitaria”, ha aggiunto l’Istat. Mentre nella media del trimestre settembre-novembre il livello della produzione è cresciuto dello 0,6% rispetto al trimestre precedente.

Più in dettaglio, l’indice destagionalizzato mensile ha mostrato aumenti congiunturali in tutti i raggruppamenti principali di industrie, con variazioni positive per l’energia (+4,6%), i beni strumentali (+2%), i beni di consumo (+1,7%) e i beni intermedi (+0,8%). Incrementi tendenziali rilevanti hanno caratterizzato l’energia (+12,4%) e i beni di consumo (+9,4%); più contenuta la crescita per i beni intermedi (+4,3%) e i beni strumentali (+3,8%).

Invece, i settori di attività economica che hanno registrato gli incrementi tendenziali maggiori sono stati la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+25,1%), la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+13,3%) e la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+11,6%). Flessioni tendenziali si sono viste solo nelle attività estrattive (-11%), nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-9,3%) e nella fabbricazione di apparecchiature elettriche (-1,8%).

“L’industria italiana gode di ottima salute, anzi, fa da locomotiva in Europa (nella zona euro, secondo i dati diffusi ieri, la produzione a novembre è aumentata del 2,3% su mese mentre è calata dell’1,5% su anno, contro attese per rialzi, rispettivamente, dello 0,5% e dello 0,6%, ndr). Il dato pubblicato oggi dall’Istat conferma una più che positiva dinamica del ciclo economico relativo all`output della nostra industria che, grazie a un eccellente effetto trascinamento del 2021 sul 2022, ci induce a rivedere al rialzo le stime sul pil per l’anno appena chiuso e a rafforzare le aspettative per l’anno che si è appena aperto”, ha commentato il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, sottolineando la possibilità che il pil 2021 possa arrivare oltre le stime e toccare il +6,5%.

“Se, infatti, si dovesse registrare nell’ultimo trimestre del 2021 una crescita attorno al +1% rispetto al terzo trimestre 2021) dovremmo rivedere al rialzo, ancora una volta, le previsioni di crescita dell’economia italiana dal +6,3% al +6,4% o perfino al +6,5%. Quest’ulteriore, quanto sorprendente, crescita dell’economia porterebbe con sé indubbi benefici anche per le nostre finanze pubbliche, migliorando il quadro programmatico individuato lo scorso 29 settembre nella Nota di aggiornamento al Def in termini di deficit e debito pubblico”, ha previsto Brunetta, convinto che le politiche del governo Draghi, incentrate sulla crescita dell’economia e sul garantire libertà ai cittadini e alle imprese, grazie a una campagna vaccinale incisiva, permettano di abbassare il deficit e il debito pubblico “e di mostrare la nostra credibilità di fronte agli investitori internazionali. Dalla malattia da alto debito pubblico si esce, prima di tutto, con la crescita”, ha concluso.

I dati sono “buoni” per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori. Dopo l’andamento negativo di ottobre, quando la produzione era scesa sotto i valori pre-pandemia del gennaio 2020, “ora si torna in territorio positivo”, ha detto Dona, aggiungendo che, “secondo il nostro studio, infatti, a novembre la produzione è superiore non solo del 3% su febbraio 2020, ultimo mese pre-lockdown, traguardo raggiunto molto spesso, esattamente otto volte, ma ora il livello della produzione torna a essere superiore anche nel confronto con gennaio 2020, ultimo mese pre-pandemia, +1,6%”. Solo per i beni di consumo, ha rilevato Dona, si resta con dati negativi, con un calo di quelli non durevoli dell’1,8% sui valori pre-crisi. Insomma, “Le nostre industrie vanno bene, ma sono i consumi a frenare la ripresa. Per questo si deve ridare capacitá di spesa alle famiglie, frenando i rialzi dei beni energetici e cambiando la politica dei redditi”.

Ma il Codacons ha avvertito che anche se la produzione industriale è tornata a registrare numeri positivi a novembre, sull’industria italiana pende la spada di Damocle del caro-bollette e della ripresa dell’inflazione che potrebbero rallentare la ripresa economica del paese. “Dopo un ottobre deludente, a novembre la produzione industriale torna a registrare numeri positivi sia su base congiunturale che tendenziale”, ha sottolineato il presidente Carlo Rienzi, tuttavia “l’industria italiana dovrà fare i conti con il caro-prezzi e l’emergenza bollette che hanno caratterizzato gli ultimi mesi del 2021 e coi rincari di tariffe e listini scattati nel 2022, fattori che rischiano di avere ripercussioni non solo sui consumi delle famiglie ma anche sulla salute della nostra industria, rallentando la ripresa economica del Paese”.

Frena anche Prometeia che vede un indebolimento della produzione industriale italiana dopo il forte rimbalzo di novembre. L’istituto ha infatti stimato la produzione in flessione dello 0,9% congiunturale a dicembre e dello 0,4% a gennaio e in rialzo dello 0,1% a febbraio e segnalato che le più recenti attese di crescita “rivelano nuovi segnali di incertezza per l’inizio del 2022. Gli indicatori qualitativi, e in particolare le prospettive degli operatori per i primi mesi del nuovo anno, sono infatti in generalizzato ripiegamento”, ha detto. “Va comunque osservato come la debolezza attesa sia moderata e agirà su livelli di produzione alti, non solo in assoluto, ma anche comparati con quelli dei due principali partner europei, Germania e Francia”.

Per Paolo Pizzoli, Senior Economist di Ing, l’industria dovrebbe fornire un contributo positivo alla crescita del pil anche nel quarto trimestre 2021m, ma il quadro potrebbe peggiorare nel primo trimestre di quest’anno, quando prezzi record dell’energia e possibili indisponibilità di lavoratori legati all’esplosione dei contagi a causa della variante Omicron del Covid potrebbero pesare sulla produzione industriale. “Appare probabile che l’industria si confermi anche nel quarto trimestre 2021 un elemento propulsivo della crescita congiunturale del pil. Nonostante la probabile decelerazione del contributo dei servizi, ci aspettiamo che la crescita trimestrale del pil nel quarto trimestre 2021 sia sufficiente ad assicurare un crescita del 6,3% in media d’anno”, ha previsto Pizzoli che, però, vede qualche ostacolo in più nel primo trimestre 2022, auspicabilmente in via temporanea.

“Guardando al primo trimestre del 2022, mentre il supporto degli ordini non dovrebbe venire a mancare, questa dovrà continuare a confrontarsi con persistenti problemi sul fronte degli approvvigionamenti delle imprese; da questo punto di vista le festività del capo d’anno cinese e i lockdown selettivi che lo stesso paese sta implementando nell’ambito della politica di zero Covid, non saranno certamente d’aiuto”, ha spiegato Pizzoli. Inoltre, ha proseguito, “la dinamica della produzione industriale potrebbe essere ostacolata da due fattori addizionali: il livello elevatissimo dei prezzi dell’energia e possibili temporanei problemi di disponibilità di manodopera legati all’accelerazione dei contagi da variante Omicron. Dal momento che l’elevata inflazione inciderà negativamente anche sul reddito disponibile delle famiglie”, ha concluso l’economista di Ing, “ci aspettiamo una temporanea decelerazione della crescita del pil nel corso del primo trimestre 2022. La successiva accelerazione dovrebbe consentire all’economia italiana di registrare una crescita media del 4% nel corso dell’anno”. (riproudzione riservata)

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