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11 Novembre 2009

Produzione industriale ai minimi dal ’90

Lo rileva l’Istat: a fine settembre era diminuita del 20,3% sul 2008, ma nel terzo trimestre è aumentata del 4% rispetto al trimestre precedente. Secondo Confesercenti, l’87% degli italiani ritiene che il peggio non sia passato

 
ROMAProduzione industriale in calo a settembre. L’indice, segnala l’Istat, ha registrato una riduzione del 5,3% su base mensile, la più ampia dall’inizio della serie storica nel 1990. L’andamento del mese di agosto rimane positivo, ma è stato rivisto da +7% a +5,8%. Nel terzo trimestre la produzione è risultata in aumento del 4% rispetto ai tre mesi precedenti. L’incremento segue la riduzione del 3,3% registrata nel secondo trimestre. Si tratta del primo dato positivo dal primo trimestre 2008. Su base annua, l’indice corretto per gli effetti di calendario è sceso a settembre del 15,7%, mentre nei primi 9 mesi del 2009 la variazione rispetto al 2008 è stata negativa per il 20,3%. L’indice grezzo della produzione industriale è calato del 15,3% rispetto a settembre 2008. L’Isae rivede al ribasso le previsioni Nel confronto tendenziale relativo a gennaio-settembre, l’indice è diminuito del 20,5%. Il dato, peggiore delle attese, ha costretto l’Isae a rivedere al ribasso le sue previsioni. Secondo l’istituto di piazza Indipendenza, la produzione industriale segnerà a fine 2009 un calo dell’indice grezzo pari al 17,6%. Per l’ultimo trimestre dell’anno, inoltre, l’Isae prevede una persistente debolezza produttiva, con una flessione dell’indice dell’1,2% rispetto al terzo trimestre. Per il centro studi Confindustria, la produzione industriale mostrerà un recupero dello 0,3% ad ottobre, rispetto a settembre, risultando del 22,6% inferiore al picco pre-crisi (aprile 2008) e in crescita del 3,6% dai minimi di marzo 2009. Il quarto trimestre dovrebbe chiudersi senza variazioni. Ipso: la fine del tunnel pare lontana Intanto, segnala una rapporto Ipso per Confesercenti, la fine del tunnel pare ancora lontana alla maggior parte degli italiani: solo l’11% ritiene infatti che «il peggio della crisi sia davvero passato», mentre l’87% non è d’accordo. Dallo studio emerge che il pessimismo è trasversale: riguarda i giovani, ma anche gli adulti; l’elettorato di sinistra ma anche quello di destra; le fasce più deboli, ma anche più forti della popolazione. In assoluto, ciò che provoca più angoscia è la situazione del mercato del lavoro: il 57% si dichiara «molto» e il 37% «abbastanza» preoccupato. Quasi 1 su 2 si dichiara invece «molto» preoccupato per la situazione economica dell’Italia. Timore per la situazione del Paese è espresso soprattutto da donne, lavoratori dipendenti con qualifiche meno elevate, impiegati e insegnanti e 55-64enni. Allarmante anche il livello di preoccupazione per la situazione economica della propria regione, che coinvolge circa 4 italiani su 5. La percentuale di chi si dichiara «molto preoccupato» è più alta al Sud (55%) e nelle Isole, quella di chi si dichiara «abbastanza preoccupato» è maggiore al Nord-Ovest (55%). Scajola: i segnali di tendenza sono positivi «I dati sulla produzione industriale nel terzo trimestre di quest’anno mettono in evidenza un aumento del 4%, il più alto dal 1990, rispetto al calo del 3,3% registrato nel precedente trimestre. Questo dimostra che, al di là delle variazioni mensili, la tendenza nel Paese si conferma positiva», ha detto Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo Economico, commentando i dati a margine del Forum Italia-Brasile, a San Paolo. Il ministro ha sottolineato che «ora occorre consolidare la ripresa unendo il rigore allo sviluppo con interventi mirati in grado di attivare iniziative immediate e di aumentare la competitività del Paese, come la ricerca, l’innovazione e la banda larga».  Codacons: detassare le tredicesime Il Codacons, commentando il dato positivo di agosto (+ 7% su luglio), aveva avvisato che si trattava di un dato che risentiva della stagionalità, essendo la gran parte delle fabbriche chiuse per ferie e che quindi bisognava attendere settembre per capire il trend. «Purtroppo ora il dato di settembre rende ben chiaro il trend: una discesa in picchiata. È irresponsabile fare una Finanziaria fantasma come quella del Governo, salvo poi promettere la luna con l’abolizione dell’Irap. Sarebbe molto più serio fare una politica dei redditi, detassando le tredicesime e moltiplicando la social card, almeno raddoppiandola». A destra, il ministro dell’Economia italiano, Guilio Tremonti, parla con il presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet durante il meeting dei ministri delle Finanze della Ue a Bruxelles. Sempre a destra, in alto, un’immagine d’archivio di una fonderia
 

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