6 Febbraio 2002

Produttori biologici esclusi dai finanziamenti regionali

Protestano anche il Movimento dei consumatori e il Codacons

Produttori biologici esclusi
dai finanziamenti regionali

PADOVA. Non si parla più di mucca pazza: che sia rinsavita? E il pollo agli antibiotici: guarito, risanato? E la frutta al pesticida: bonificata? Se fosse per la giunta regionale del Veneto e per il denaro investito nell`agricoltura biologica, non c`è da fare alcun affidamento in una evoluzione di questo genere. Non una lira, o un euro come vi pare, verranno spesi nei prossimi anni sotto questa voce. Lo hanno denunciato ieri al Pedrocchi alcune associazioni di consumatori e di produttori biologici del Veneto: la Regione ha aperto per la seconda volta i termini per la presentazione delle domande di contributo o di premio su alcune misure del Prs (piano di sviluppo rurale) 2000-`06, ma per loro non c`è il becco di una quattrino.
Non sembri un episodio minore della solita caccia al finanziamento pubblico: se fossero specialisti nel ramo, i responsabili o dirigenti dell`AveProBi, o dell`Aiab, o dell`Erapra, sigle comprensibili solo a iniziati, si sarebbero fatti vivi lo scorso dicembre, quando il governo regionale era impegnato ad approvare il bilancio di previsione e mezzo Veneto strattonava gli assessori, i presidenti di commissione, i semplici consiglieri, assediava il personale dei gruppi, se non addirittura i fattorini, per ottenere l`inclusione nella lista dei beneficiati. Assalto alla diligenza che avviene tutti gli anni, ma dal quale restano esclusi, chissà perché, i produttori biologici.
La verità è che hanno poca dimestichezza con l`argent de poche. Converrebbe farsela.
La situazione è paradossale: a fronte di una domanda in crescita di prodotti alimentari genuini e certificati (non autocertificati, come il pollo di un noto allevatore), gli unici in grado di fornire queste risposte non riescono a «farsi vedere» dai consumatori. Non sono aiutati dagli enti pubblici. Sono odiati dai colleghi produttori tradizionali e dalle loro potenti organizzazioni, che non lasciano cadere una briciola dei finanziamenti pubblici cui sono ammessi. Devono sopportare costi maggiori, mettono in vendita prodotti biologici più cari, in punti vendita che se non sono per carbonari poco ci manca. E invece di chiudere bottega, come verrebbe logico, aumentano l`indice di gradimento tra il pubblico. Per quanto sopra, va segnalata come doppiamente meritoria la presenza – nel gruppetto che illustra la situazione – di Renzo Cavestro dell`Unione Agricoltori di Padova. Con lui ci sono Gianni Melotto e Guido Fidora di AVeProBi; Franco Zecchinato di Aiab; Tiziano Quaino; Guido Labbro Francia e Luigi Gatti del Movimento consumatori; altri in rappresentanza di Codacons. Il mercato dei prodotto biologici ha un fatturato di 400 miliardi nel Veneto e cresce con un ritmo del 12-15% l`anno. Le aziende biologiche sono un migliaio, oltre il 10% vendono direttamente o fanno agriturismo. E` una struttura molto selezionata, magari un po` introversa o ripiegata su se stessa, ma cosciente delle capacità, collegata ai consumatori,, decisa a non mollare il confronto con la Regione. «Nel 20011 la quota più elevata di risorse per l`agricoltura veneta è stata destinata a finaziarte progetti presentati da grossi gruppi agroindustriali: Aia, Veronesi, Zuegg, Cas, Carpenè Malvolti. I rappresentanti dei produttori agricoli e di chi li consuma a basso o nullo impatto ambientale, si chiedono se sia legittimo finanziare lo sviluppo industriale con i fondi destinati allo sviluppo rurale». E` un avviso per l`assessore regionale Giancarlo Conta. I consumatori possono dare una mano tenendo gli occhi aperti. In campana.

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