18 Ottobre 2007

Procure senza sorveglianza E a Salerno udienze all`asilo

MILANO Non c`è un metal detector, ma una guardiola. Al Tribunale – sia civile che penale – di Reggio Emilia si supera un cancello (quello pedonale è sempre aperto) e, dopo una ventina di metri, c`è una specie di portineria. Dentro siede una guardia giurata della “Coop Service“, pagata dal Comune di Reggio Emilia. Controlla chi entra e chi esce, dà informazioni. Così ieri mattina l`albanese Klirim Fejzo, con la pistola in tasca, è entrato senza neanche prendersi la briga di mostrare la carta d`identità. Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella ha chiesto informazioni, vuole capire cosa è successo ieri nell`aula sei del tribunale di Reggio Emilia. E soprattutto accertare come l`al banese sia potuto entrare armato in un`aula di giustizia. Si scopre che i magistrati da tempo chiedono più sicurezza all`ingresso: già nel 2002 un uomo era entrato con la pistola durante un`udienza di separazione. Tre anni fa, un giudice dello stesso Tribunale fu assalito verbalmente, ma in modo pesante, dai parenti dell`uomo che aveva appena condannato all`ergastolo. Ma l`allarme era scattato anche prima. Il magistrato, Luca Guerzoni spiega che a fine 2001 era pronto un piano per dotare il Palazzo di giustizia di telecamere a circuito chiuso e di un metal detector, ma tutto è rimasto lettera morta. Imbrigliato nei tempi biblici della giustizia. INGRESSO LIBERO In Italia non esiste una legge che regoli la sicurezza per l`ingresso ai Tribunali, ciascun procuratore decide che tipo di filtro sistemare all`in gresso. In alcuni casi, l`entra ta è libera. Come al Tribunale civile di Salerno, situato in un`ala della scuola elementare “Giacinto Vicinanza“. Da un lato si fanno le interrogazioni, dall`altro gli interrogatori. Registri di classe e faldoni di processi. Di qua s`impa ra l`alfabeto, di là volano insulti e minacce di coppie che aspettano che il giudice metta la parola fine al loro matrimonio. Un caso limite. Generalmente in tutte le grandi città all`ingresso dei Tribunali, sono installati i metal detector che, come negli aeroporti e nelle banche, lanciano un allarme se la persona che vuole entrare ha con sé pistole o altri oggetti di metalli. Non sempre la presenza del controllo automatico è garanzia di sicurezza. “Nei tribunali italiani chiunque può accedere senza grandi difficoltà e senza essere sottoposto a controlli particolari portando con sé armi o altri oggetti pericolosi“, denuncia il presidente di Codacons Carlo Rienzi che, essendo avvocato, ogni giorno verifica quanto sia facile intrufolarsi negli uffici del Tribunale di Roma di piazzale Clodio dove ci sono due ingressi: uno per i cittadini comuni che devono mettere borsa, cellulare e chiavi sul tapis roulant perché passino ai raggi x del computer, e l`altro per gli avvocati, i magistrati, i dipendenti. A questi ultimi basta mostrare il tesserino dell`Ordine. O qualsiasi altra cosa. “Una volta, per sbaglio, ho aperto il portafogli dal lato in cui conservo l`abbonamento della Roma. Mi hanno fatto entrare lo stesso. Forse perché ho una faccia da avvocato“. Basta indossare giacca e cravatta, portare una bella borsa in pelle, insomma avere un aspetto per bene e ti fanno entrare. “Gli avvocati, inoltre, possono far accedere i loro clienti. Fanno da garanti“, conclude Carlo Rienzi. Ma nessuno può giurare se il proprio assistito in tasca nasconde un fazzoletto oppure un coltello. AVANTI CHI RUBA Anche a Napoli, c`è il doppio sistema di ingresso: i comuni cittadini debbono spogliarsi di tutti gli oggetti metallici e passare il controllo automatico, mentre ai professionisti della giustizia basta esibire il tesserino. Ma qui trovare l`inganno è un gioco da bambini. Basta rubare il portafogli a un avvocato, prendere il tesserino, sostituire la foto e accedere indisturbati ai nuovi uffici del Tribunale che da pochi anni si è trasferito al centro direzionale. “Ogni giorno entro con una fotocopia del tesserino perché l`originale me l`hanno rubato. Non è escluso che chi l`ha preso, dopo aver incollato la sua fotografia, lo usi per entrare in Tribunale dall`in gresso riservato agli operatori“, spiega l`avvocato Giuseppe Orsini che, scherzando, aggiunge: “A Napoli entrare al palazzo di Giustizia è facile, i problemi nascono una volta dentro. Ci sono file chilometriche agli ascensori, non esistono scale interne, quindi siamo costretti a usare quelle esterne anche quando piove“. FASCICOLI SPARITI A Milano, stessi sistemi di controllo e stessi metodi per eluderli. Soprattutto al mattino, quando migliaia di persone – avvocati, magistrati, testimoni, periti, giornalisti – si accalcano agli ingressi di via Manara e via Freguglia del Palazzo di giustizia. “Per farsi strada basta aprire la giacca e sfilare anche solo il lembo di un tesserino qualsiasi. Spesso non bisogna neanche aprirlo per mostrare la fotografia. Chiunque può spacciarsi per un avvocato ed entrare in Tribunale“, dice sconfortato l`avvocato Marco Donzelli: “Non a caso, molti fascicoli non sono stati più trovati. Qualcuno li ha rubati“.

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