17 Febbraio 2019

`Processo sul raggiro milionario della Venice Investment In due risarciscono per poter accedere a un rito alternativo

IL PROCESSO CORDENONS I primi avvocati sono arrivati a Cordenons poco prima delle 8.30 del mattino trascinandosi trolley, valigioni o scaricando dall’ auto scatoloni pieni di atti di costituzione di parte civile. Sono loro i protagonisti della prima udienza preliminare del processo sulla mega truffa della Venice Investment Group. Si parla di quasi 700 costituzioni di parte civile tutelate da 67 legali. E non è finita. Perchè alla prossima udienza, fissata dal gup Eugenio Pergola per il 2 marzo, possono farsi avanti altri risparmiatori. La sola associazione Afue, che ieri tutelava 51 vittime, ha annunciato che ne patrocinerà almeno altre 300. Si sono costituiti anche la stessa Afue, Codacons e il Comune di Portogruaro. Alla prossima udienza le difese del trader di Portogruaro, Fabio Gaiatto, 43 anni, della compagna Najima Romani, 32, lignanese, e dei loro 15 collaboratori, tenteranno di depennare qualche nome dalla lunga lista sollevando eccezioni. La situazione è molto complessa. In Croazia le società di Gaiatto falliscono (per prima la Studio Holding doo, a cui sono intestati tutti gli immobili) mettendo a rischio il recupero dei beni. E lo stesso Gaiatto, che pur ha messo a disposizione dei risparmiatori tutto ciò che possiede, contesta i conteggi degli inquirenti. Ha sempre sostenuto che la somma da restituire è molto inferiore rispetto alla settantina di milioni calcolati dalla Guardia di finanza. Sembra di capire che avrà molto da ridire anche sulla costituzione di parte civile proposta da un imprenditore di Caorle, Samuele Faè, 40 anni, che all’ amico Gaiatto nel tempo aveva consegnato 9 milioni di euro. A fine estate 2017 ha cominciato a dubitare dei miracolosi rendimenti della Venice nel mercato valutario e a chiedere la restituzione del capitale. È riuscito a recuperare 3,1 milioni. A dicembre 2017 ha presentato una diffida, poi a febbraio 2018 si è rivolto alla Procura di Pola. La sua denuncia croata adesso è confluita nel processo di Pordenone generando uno scossone. Intanto, tra gli imputati c’ è chi ha scelto di patteggiare con il procuratore Raffaele Tito e il sostituto Monica Carraturo. Due istanze sono già state presentate per Massimo Baroni, 49 anni, di Piario (Bergamo) e Ubaldo Sincovich (65) di Muggia. Baroni, unico presente in udienza, ha già versato 9 mila euro nel conto corrente aperto dalla Procura per le vittime di Gaiatto. Sincovinch ne ha versati 8.500. «Sono posizioni marginali – ha spiegato Tito – Dev’ essere comunque chiaro che per patteggiare bisogna contribuire con un risarcimento». Entrambi rispondono di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata e di abusivismo finanziario: per Baroni sarà proposta una pena di 1 anno 6 mesi e per Sincovich di 1 anno e 5 mesi. «Da parte del mio cliente vi è stata la massima lealtà processuale», ha detto l’ avvocato Andrea Ciccarone per Baroni, sottolineando che il suo cliente si è ritrovato in una situazione non abituale. Baroni è stato l’ unico, tra gli imputati, a presentarsi in aula. Sia Gaiatto sia la compagna Najima Romani – entrambi in custodia cautelare in carcere – hanno rinunciato a comparire. «Non è il momento», ha spiegato l’ avvocato Guido Galletti lasciando intendere che sarà presente nella fase processuale vera e propria, quando probabilmente chiederà di essere giudicato con rito abbreviato. «Voleva venire – ha detto invece l’ avvocato Elisa Trevisan, che difende la Romani – ma ha rinunciato per ragioni di ordine pubblico». C’ era il timore, infatti, che qualche vittima creasse tensioni, ma di vittime, ieri, c’ erano veramente poche. Soltanto 29. Tra i raggirati c’ è tanta rabbia e disperazione per i risparmi traditi, ma a prevalere è la vergogna. Temono di essere derisi. In realtà a carpire la loro fiducia sono state persone di cui avevano la massima stima: amici o parenti, spesso caduti a loro volta nella ragnatela di Venice Investment Group. La prossima udienza sarà il 2 marzo; il 4 marzo si comincerà a definire le istanze di riti alternativi; il 9 marzo la decisione su patteggiamenti e abbreviati. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
cristina antonutti

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