29 Aprile 2009

Processo sui ritardi: un’altra beffa

ALESSANDRIA La beffa ieri mattina a Palazzo di Giustizia, mentre la città stava per affrontare una nuova emergenza alluvione, perché quello che era stato promesso dopo il disastro del ’94 per la famosa «messa in sicurezza» resta tutttora sulla carta. Di chi è la colpa dei ritardi? E’ quanto sta cercando di accertare il tribunale che ha messo sotto accusa Michele Presbitero (Milano), segretario generale dell’ Autorità del Bacino del Po dal 2002 al 2007 e a Roberto Passino (Roma) suo predecessore dal’95 al 2000: l’imputazione parla di «pericolo colposo di inondazioni in relazione all’omissione d’atti d’ufficio». Non avrebbero coordinato e programmato gli interventi definiti necessari dal Piano stralcio del’95, per la messa in sicurezza appunto di Alessandria, soprattutto in relazione al ponte Cittadella. A dicembre la prima udienza, ma subito un rinvio per la mancata consegna a Passino della notifica del decreto di rinvio a giudizio: abita in via Ferrara, a Roma; ma nella capitale ce ne sono tre con quel nome. Bastava prendere uno stradario. Pazienza. Ieri finalmente si doveva partire. Invece niente. Si è appreso che sulla «ricevuta di ritorno» della notifica mancava la firma del destinatario, che peraltro aveva fatto sapere al proprio legale di averla ricevuta. Un banale inghippo, ma la giustizia italiana è fra le più lente del mondo proprio grazie a questi stupidi contrattempi. In un’azienda qualsiasi il responsabile di un secondo errore del genere verrebbe neanche troppo gentilmente messo alla porta e si procederebbe comunque. Non in un sistema giudiziario dove il cavillo prevale quasi sempre. Così il processo è stato di nuovo rinviato e poichè devono trascorrere 60 giorni per una nuova notifica e quindi si arriva trionfalmente alle ferie estive la nuova udienza è stato fissata al 29 settembre. Amareggiato e deluso Sergio Kalcic, presidente dell’Associazione «Amici di Borgo Rovereto» che con Graziella Zaccone Languzzi e Armando Mattana inviò l’esposto all’origine del processo. «Da un lato l’odierna emergenza gli conferisce validità, dall’altro spiace la mancata costituzione di parte civile del Comune».  Intende costituirs il Codacons, come annunciato da Serenella Pittaluga, ma deve attendere l’inizio del processo. Gli imputati, difesi da Giancarlo Triggiani, Fabrizio Gobbi, Riccardo Villata, respingono l’accusa. Per Presbitero l’abbattimento spettava, al limite, alla Regione, Passino dice: «Quando seppi che il ponte non si può abbattere per il vincolo della Sovraintendenza, chiesi chiarimenti ma nel frattempo cessai dall’incarico».

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