27 Gennaio 2015

Processo “spese pazze” il pm gela Cota “Macché buona fede solo spese personali”

Processo “spese pazze” il pm gela Cota “Macché buona fede solo spese personali”

OTTAVIA GIUSTETTI «IL TIPO di spese contestate non richiede nessun ulteriore dettaglio, per la procura si tratta di uso di denaro pubblico per spese esclusivamente personali, che nulla hanno a che fare con le funzioni istituzionali dei consiglieri». A Palazzo di Giustizia, da pochi minuti sono passate le 11. Il pubblico ministero, Giancarlo Avenati Bassi, ha appena preso la parola per replicare alle questioni preliminari sollevate dagli avvocati nel processo Rimborsopoli che si è riaperto ieri mattina dopo la lunga pausa (era iniziato e subito era stato rinviato il 21 ottobre) che ha consentito al secondo procedimento parallelo di concludersi. «Nei casi di questo processo aggiunge Avenati Bassi – non parliamo solo di pranzi e di cene, ma anche di abbigliamento, cd, gioielli o di multe prese con la propria auto per diverse migliaia di euro». Il pm risponde, davanti alla Corte, ai legali che hanno chiesto la nullità del decreto che dispone il giudizio, accusando la procura di aver contestato voci di spesa così generiche da non consentire agli imputati di difendersi. Ma implicitamente risponde anche all’ ex governatore, Roberto Cota, presente in prima fila, stretto tra i suoi due avvocati. Cota che alla vigilia dell’ udienza dichiarava: «Sono contento che siano stati assolti quelli della sinistra, anche umanamente. Ovviamente questo vorrà dire che saremo assolti anche noi. Perché anche noi eravamo in buona fede, nella più totale buona fede». Avenati sembra mettere in chiaro in contrario: tra i due processi non ci sono punti in comune, inutile coltivare false speranze. E replica durissimo anche alle eccezioni dell’ avvocato di Michele Giovine, Renzo Cappelletto, che per primo ha chiesto di annullare tutto perché il capo d’ imputazione non elenca scontrino per scontrino e così non è possibile difendersi. «Ma come fa a dire una cosa simile proprio Giovine? – replica il pm – Siamo entrati così nel dettaglio che gli abbiamo trovato persino le ricevute del night. Vuole forse dirci che per processarlo dobbiamo anche rivelare il nome delle signorine con cui si accompagnava?». Quando il pm prende la parola Michele Giovine è da poco entrato in aula, e ha registrato la propria presenza al processo. Abito chiaro, atteggiamento disinvolto, snocciola le sue generalità e poi si siede su una panca in fondo ad ascoltare. Sono pochi i politici che hanno scelto di essere presenti. Sparpagliati qua e là nella maxi aula spuntano Augusta Montaruli, Massimi- liano Motta, Angiolino Mastrullo, e Andrea Stara. Tutti preferiscono sedere accanto al proprio avvocato, piuttosto che agli ex colleghi. Nessuno parla, qualcuno chiede di non essere ripreso. La replica del pubblico ministero arriva come una doccia fredda improvvisa: nessuno si aspetta un attacco così duro dalla pubblica accusa in questa fase del processo. La Regione dichiara di volersi costituire parte civile contro undici dei ventiquattro ex consiglieri regionali imputati in questa ultima tranche nata dall’ inchiesta del 2012. Undici sono infatti gli imputati che non hanno ancora restituito le somme contestate dalla procura Torino, complessivamente 300 mila euro circa, e solo contro di loro la nuova giunta guidata da Sergio Chiamparino ha deciso di dichiararsi parte lesa. Dalla data delle richieste di rinvio a giudizio, infatti, sono più di due milioni di euro i rimborsi non dovuti che sono tornati nelle casse della Regione perché i politici indagati li hanno restituiti, o per soddisfare le condizioni imposte per il patteggiamento, o per chiedere e ottenere l’ assoluzione o, infine, per ottemperare alle richieste della Corte dei Conti che sta procedendo con una inchiesta parallela sempre sugli stessi fatti. Restano fuori dal lungo elenco dei «pentiti» che hanno rimborsato: Angelo Burzi, Alberto Cortopassi, Michele Formagnana, Michele Giovine, Maurizio Lupi e la figlia Sara (che restano nel processo con l’ accusa di truffa, mentre Maurizio Lupi ha patteggiato per il peculato), Angiolino Mastrullo, Massimiliano Motta, Giovanni Negro, Roberto Tentoni e Rosanna Valle. Il prossimo 2 febbraio il presidente della terza sezione penale che presiede la Corte, Silvia Bersano Begey, si pronuncerà sulle eccezioni delle difese contro la costituzione di parte civile del Codacons e della Regione Piemonte e sulle richieste di nullità del giudizio. Poi verrà la volta dei testimoni che sono tantissimi, duecentotrenta quelli citati complessivamente da procura e imputati, tanti che il giudice ha già fatto capire che sarebbe gradita una operazione di drastica riduzione per consentire al processo di non andare avanti all’ infinito. © RIPRODUZIONE

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