15 Marzo 2016

Processo Mazzoni, il Codacons chiede una maxi provvisionale

Processo Mazzoni, il Codacons chiede una maxi provvisionale

L’ avvocato Bruno barbieri del Codacons raduna i risparmiatori prima dell’ inizio dell’ udienza (immagine d’ archivio) Jolanda. È l’ ora delle parti civili nel processo a carico di Raffaele Mazzoni, l’ ex broker di Banca Mediolanum alla sbarra per un truffa da oltre 11 milioni di euro. L’ associazione dei consumatori Codacons, che tramite l’ avvocato Bruno Barbieri rappresenta ben 141 delle parti civili costituitesi in giudizio, ha chiesto una provvisionale molto alta: “Almeno 10 milioni di euro”. Barbieri ha chiesto anche la condanna per Banca Mediolanum per non aver effettuato i dovuti e tempestivi controlli sull’ operato del proprio promotore finanziario e ha puntato il dito sulle modalità con cui sono già stati pagati alcuni risarcimenti: “L’ approccio significa porre in capo ai clienti il 50 percento della responsabilità, è un atteggiamento vergognoso”. Secondo il legale, infatti, Mediolanum “sostenendo la corresponsabilità del cliente ha liquidato in alcuni casi il 60 percento delle somme provate, con cifre iniziali che non arrivavano nemmeno alla metà e che l’ intervento della nostra associazione ha portato al 70-80 percento”. Barbieri ha anche sottolineato le precarie condizioni di salute di molti ex clienti di Mazzoni, in molti case dovute proprio alla situazione personale venutasi a creare dopo aver scoperto di essere stati vittime della truffa. Una truffa oggetto di un processo che il difensore della banca – che a processo riveste il doppio ruolo di parte civile e di responsabile civile – ha definito “il più grave verificatosi sul territorio nazionale”. E proprio nelle vesti di parte civile l’ istituto di credito si è difeso da ogni responsabilità, sottolineando come Mediolanum “non si è mai limitata a segnalare alla Consob, ma ha sempre perseguito fino in fondo i promotori infedeli”, accusando Mazzoni di esser riuscito – con le dichiarazioni spontanee rese per iscritto durante la scorsa udienza – “nell’ impresa di apparire ancora meno credibile di quanto già non fosse, cercando di attribuire responsabilità alle pressioni fatte dalla banca”. Ricordiamo che il pm aveva chiesto la condanna a 9 anni di reclusione e il pagamento di una muta da 50mila euro per l’ ex broker.

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