12 Dicembre 2014

Processo Mazzoni, ammesso il Codacons

Processo Mazzoni, ammesso il Codacons

«Speriamo che il processo non sia “veloce” (si fa per dire) come questa udienza. Vogliamo avere indietro i nostri soldi, ma ci servono adesso non fra vent’ anni». Il commento spazientito ieri girava di bocca in bocca in tribunale tra le parti civili raggirate da Raffaele Mazzoni, 52 anni, di Jolanda di Savoia, ex promotore finanziario di Banca Mediolanum rinviato a giudizio per truffa, falso e gestione abusiva del rispamio. La procura, rappresentata dal pm Nicola Proto, gli contesta un buco di 11 milioni 303mila e 865 euro mentre i danneggiati per cifre anche molto consistenti (spiccano due richieste di risarcimento da 350mila e 254mila euro) sono oltre 150. Quando si è aperta l’ udienza filtro, ieri poco dopo le 9, molti risparmiatori seduti nei posti riservati al pubblico credevano di poter già assistere ai primi interrogatori, per i quali invece bisognerà attendere la convocazione del 20 febbraio 2015, giorno in cui si aprirà formalmente il dibattimento. Ieri davanti al giudice Debora Landolfi si è svolto il primo confronto fra le parti (accusa, legali della difesa e delle parti civili) che hanno presentato i rilievi preliminari all’ apertura del processo. Un’ udienza tecnica che sarà seguita da un bis, il 30 gennaio prossimo, e che è durata circa quattro ore dopo essere stata sospesa più di una volta per dare tempo al giudice di rispondere alle richieste delle parti. Pronunciamenti che condizioneranno lo sviluppo del processo. Due, sostanzialmente, le questioni su cui il magistrato si è espresso. Una delle più spinose riguardava la costituzione del Codacons, l’ associazione consumatori, tra le parti civili. Banca Mediolanum, l’ istituto di credito per il quale ha lavorato Mazzoni, chiamata in giudizio come referente materiale per il risarcimento dei danneggiati, aveva chiesto di non inserirla nella lista dei truffati, ma si è vista respingere l’ istanza dopo una lunga camera di consiglio. Bruno Barbieri, avvocato e vicepresidente nazionale dell’ associazione, che ieri era in aula a Ferrara assieme alla collega Beatrice Capri, tutela circa 140 raggirati. La decisione del giudice consentirà anche a Codacons, oltre agli assistiti, di chiedere il risarcimento. «Mediolanum ha cercato di escluderci – ha dichiarato ieri sera Barbieri – ma non ci è riuscita. In caso di condanna dovrà pagare i danni anche all’ associazione che tutela, per statuto, i risparmiatori». Il giudice Landolfi ha anche ammesso al processo nuove parti civili oltre a quelle già costituite e una ventina di richieste di citazione di Mediolanum come responsabile civile della vicenda. Mazzoni, unico imputato del processo penale (ieri non si è presentato in aula), ha sempre negato di aver costituito un “tesoro” personale con i fondi affidatigli dalle famiglie raggirate escludendo quindi di poter fare fronte alle richieste di risarcimento. Banca Mediolanum, l’ istituto per il quale Mazzoni raccoglieva risparmio (la banca gli ha poi revocato il mandato), è stata chiamata in giudizio anche perchè potrebbe rappresentare l’ unica chance a disposizione dei truffati per poter rientrare in possesso di tutto o di una parte del maltolto. Alcuni investitori hanno firmato accordi di transazione con l’ istituto di credito e non sono entrati nel processo, molti invece hanno deciso di costituirsi in giudizio. A sua volta, però, Banca Mediolanum è presente in aula come danneggiata, essendosi costituita parte civile contro l’ ex promotore a cui chiede i danni. Il giudice Landolfi ha anche fissato quattordici udienze, da gennaio a luglio 2015. Ecco le date: 30 gennaio; 20 febbraio; 6, 13 e 20 marzo; 14 e 27 aprile; 8,15 e 29 maggio; 17 e 26 giugno, 3 e 7 luglio. Sono oltre 300 i testimoni per i quali è stata chiesta l’ ammissione.

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