Processo Gaiatto, oltre 800 parti civili
-
fonte:
- Corriere del Veneto
ok dei pm ai primi due patteggiamenti. spunta «mister 9 milioni»: è un imprenditore veneziano
CORDENONS (PORDENONE) Lui non si è visto, ma questo già si sapeva. «Non farò fare la sfilata al “mostro” in manette», aveva già anticipato il suo difensore, l’ avvocato Guido Galletti. In realtà non si sono visti nemmeno i truffati, e questo era forse meno scontato, visto che nei fogli rossi in mano al cancelliere del tribunale di Pordenone che gestiva l’ accesso al centro culturale Aldo Moro, convertito in aula di udienza, il numero arrivava fino a 1131, rappresentati da 67 avvocati, elencati invece su un foglio verde. In attesa dell’ ufficialità dei numeri, pare che le parti civili che hanno chiesto di costituirsi siano tra le 800 e le 900, in una maxi-udienza durata 5 ore tra registrazioni e appello. Ma di pass rossi (quelli delle vittime) se ne visti ben pochi, solo 29, rendendo di fatto esagerato il dispositivo di sicurezza stabilito dal tribunale, con una ventina di uomini tra poliziotti, carabinieri, vigili urbani, vigili del fuoco e membri di Associazione nazionale carabinieri e Protezione civile. Ieri è iniziata l’ udienza preliminare a Fabio Gaiatto, il 43enne di Portogruaro già ribattezzato il «Madoff del Nordest». Secondo l’ accusa della procura di Pordenone, l’ uomo e i suoi 16 complici a processo – tra collaboratori stretti, a partire dalla moglie Najima Romani e dal suo braccio destro Claudia Trevisan, e procacciatori – hanno imbrogliato quei 1131 e non solo, visto che più di metà dei 2700 truffati originari hanno lasciato perdere, simulando investimenti nel mercato monetario online del Forex, che in realtà non esistevano, e facendo «sparire» decine di milioni di euro. I conteggi finali della procura – basati sulle tabelle sequestrate allo stesso Gaiatto, che però si riferiscono solo ai capitali tracciati – parlano di 72,3 milioni di euro raccolti nel corso di un paio d’ anni, di cui circa 29 sarebbero stati restituiti. Mancano quindi all’ appello oltre 40 milioni, che gli investigatori stanno cercando in tutto il mondo. Il gip Eugenio Pergola ha già fissato altre tre udienze: il 2 marzo si discuterà sull’ ammissione delle parti civili, dopo che i difensori avranno potuto consultarle tutte; il 4 e il 9 si parlerà di eccezioni e si incardineranno i riti, visto che il 10 marzo scade la misura cautelare. Si sono presentati per chiedere i danni anche il Codacons e il Comune di Portogruaro, ma soprattutto nei giorni scorsi è arrivato l’ imprenditore Samuele Faè, operatore del Porto di Venezia, che ha il poco ambito record della truffa: aveva investito 9 milioni e, secondo Gaiatto, ne avrebbe riavuti 4. Strano che abbia atteso così tanto. Il procuratore capo di Pordenone Raffaele Tito, che ha coordinato le indagini con il pm Monica Carraturo, ha poi annunciato di aver dato il consenso ai primi due patteggiamenti: quello del lombardo Massimo Baroni (un anno e mezzo) e quello del triestino Ubaldo Sincovich (un anno e 5 mesi), accusati di aver fatto da procacciatori di clienti. I due sono anche i primi – Baroni con 9 mila euro, Sincovich con 8500 – a effettuare i versamenti nel conto corrente aperto dalla procura per raccogliere i fondi per risarcire le vittime .
a. zo.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- VARIE
