7 Maggio 2010

Processo derivati, il pm: rischio Grecia Pd, nuovo esposto alla Corte dei conti

O si stabiliscono e seguono regole diverse, «o si finisce come in Grecia». E’ efficace e non casuale l’ immagine scelta dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, ieri a margine dell’ udienza che ha fissato al 19 maggio prossimo il processo per truffa contro le 4 banche (Deutsche Bank, Ubs, Depfa Bank, JPMorgan), che avevano stipulato contratti di derivati con il Comune. «In questa vicenda – ha commentato ieri Robledo – si vede l’ assenza della politica ed emerge il totale autogoverno delle banche. Il nostro auspicio – ha aggiunto – è che intervenga una regolamentazione diversa perchè il contratto dei derivati può essere utile, ma deve essere stipulato in modo corretto, altrimenti si finisce come in Grecia». Robledo ha anche ribadito l’ importanza del processo, seguito con molta attenzione dai media stranieri e americani in particolare, perchè i suoi risultati potrebbero fare da apripista per casi analoghi: «Se il giudice dovesse accogliere la tesi della Procura, si potrebbe determinare un effetto domino su altri contratti stipulati da enti pubblici su tutto il territorio italiano». Perchè, «questo è il primo processo che cerca di capire se ci sono profili penali su questi contratti». Di derivati si è parlato ieri anche a Palazzo Marino. Il consigliere comunale del Pd, Davide Corritore, ha annunciato in aula che «nei prossimi giorni presenteremo alla Corte dei Conti un’ integrazione all’ esposto dello scorso anno». Il documento «conterrà gli elementi provenienti dagli atti penali disponibili, per individuare eventuali responsabilità amministrative in relazione alle operazioni finanziarie». Come si ricorderà, il primo derivato era stato firmato nel 2005 dalla giunta Albertini, che lo aveva ristrutturato per due volte. Altre tre operazioni sono state invece concordate con la giunta Moratti: «L’ ultima- ricorda e Corritore – risale al dicembre 2007 e ci ha provocato il valore negativo più consistente. Al punto che, in sede di approvazione di bilancio preventivo 2010, siamo stati costretti ad accantonare in via prudenziale 50 milioni di euro per coprire eventuali perdite». Che potrebbero salire a 180 milioni. Intanto si allunga la lista delle parte civili. Dopo il Comune, rappresentato dagli avvocati Giuseppe Lombardi e Carlo Federico Grosso, ieri molte associazioni di consumatori si sono presentate con questo scopo: ed è la prima volta che si crea questa compattezza, dopo il caso Parmalat. «Agiamo – spiega Marco Donzelli del Codacons – non solo perchè è stato leso il corretto andamento della pubblica amministrazione e del mercato, non solo per le ingenti perdite economiche subite dal Comune, e quindi dai milanesi, ma perché venga impedita agli enti locali, evidentemente privi di sufficienti competenze finanziarie, di poter fare questi tipi di operazioni su prodotti ad alto rischio, particolarmente complessi, mettendo così a rischio i soldi dei cittadini».
 

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