23 Ottobre 2018

Processo d’ appello Si parte il 13 novembre La Cima alla sbarra

È ufficiale: il processo d’ appello per il disastro ferroviario di Viareggio – 29 giugno 2009, 32 vittime – comincerà il 13 novembre, davanti ai giudici della terza sezione penale della Corte d’ Appello di Firenze, presieduta da Silvia Martuscelli. Gli avvocati degli imputati, condannati in primo grado, e delle parti civili hanno ricevuto la comunicazione ufficiale della fissazione udienza. Che ha la stessa data di inizio del processo di primo grado, a Lucca.Trentuno gli imputati persone fisiche ed 8 le società cui è arrivata analoga comunicazione e tra questi gli ex manager di Ferrovie Mauro Moretti, Michele Mario Elia, Vincenzo Soprano, oltre a Ferrovie dello Stato, Rfi, Trenitalia, Fs Logistica e la Cima riparazioni, finita sotto accusa perché fu proprio nelle officine di Bozzolo che venne revisionato l’ asse del carro che si spezzò provocando il deragliamento del treno, l’ esplosione del gas trasportato dal convoglio merci e di conseguenza la strage.In primo grado erano state tre le sentenze di condanna a carico di altrettanti responsabili della Cima: al direttore generale e amministratore Giuseppe Pacchioni (per il quale i pubblici ministeri Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino avevano chiesto l’ assoluzione) sono stati inflitti sette anni di reclusione; al responsabile tecnico e della commessa carri Daniele Gobbi Frattini sei anni e mezzo (a fronte degli otto e mezzo richiesti dall’ accusa) e sempre sei anni e sei mesi al capocommessa Paolo Pizzadini, per il quale i pubblici ministeri avevano chiesto otto anni. Assolto invece il caposquadra Massimo Vighini, che secondo i pubblici ministeri avrebbe dovuto essere condannato a 7 anni. «Noi abbiamo chiesto l’ appello per la società, per Pacchioni e per i due dipendenti condannati. Contro l’ assoluzione di Vighini invece ha presentato ricorso la Procura» spiega l’ avvocato Arrigo Gianolio. Le parti civili sono 72, e tra queste Comune di Viareggio, Provincia di Lucca, Regione Toscana, oltre ai sindacati e Comitato Matteo Valenti”, Codacons, Medicina democratica. —

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