28 Maggio 2014

PROCESSO CONCORDIA

PROCESSO CONCORDIA

di Pierluigi Sposato GROSSETO Il processo Concordia va avanti, spedito, anche se per assistere la prossima udienza passerà più di un mese. Il Tribunale ha respinto la richiesta di sospensione avanzata da Codacons e quella più drastica di nullità dell’ attività finora svolta presentata dal difensore di Francesco Schettino. Ma è stata battaglia in aula e le stesse parti civili si sono trovati su fronti opposti. L’ avvocato Giuliano Leuzzi aveva inizialmente chiesto per conto dell’ associazione dei consumatori la nullità del procedimento, lamentando una compressione dei diritti della difesa, sulla scorta della sentenza del Tar che aveva riconosciuto l’ eccessivo costo delle copie degli atti. Poi ieri la richiesta è stata mutata in “semplice” sospensione, tale da consentire di «recuperare il gap» e mettere le parti in condizioni di avere copia di tutto il procedimento (10mila gli euro spesi per un quarto degli atti esistenti). Il pm Stefano Pizza si è detto «sconcertato» dalla richiesta; Massimiliano Gabrielli e Cesare Bulgheroni (parti civili per Giustizia per la Concordia) hanno fatto presente che la visione degli atti non è mai stata impedita; Patrizia Pinna (Avvocatura dello Stato) si è opposta; Michelina Suriano (passeggeri) ha fatto presente che non erano stati indicati gli atti oggetto della limitazione. A quel punto è intervenuto l’ avvocato Domenico Pepe, difensore di Schettino, che ha invece chiesto la nullità dell’ attività processuale (ieri era la 35ª udienza) dal momento che il suo assistito, senza più lavoro e con beni sequestrati, non poteva permettersi spese. Ricordando che aveva «sommessamente» accennato a una eventualità di richiesta di patrocinio a spese dello Stato (mai formalizzata). E anche in questo caso Procura e Pinna contrari. Il collegio (Puliatti presidente, Mezzaluna, Compagnucci) è tornato in camera di consiglio per leggere l’ ordinanza nella quale sottolinea che «l’ eccezione dell’ imputato è assolutamente generica, in quanto non viene individuato nessun atto affetto dall’ asserita nullità», che «non è mai stato negato a nessuna delle parti il diritto di accesso agli atti ritualmente depositati e consultabili sotto il profilo informatico con gli strumenti messi a disposizione dell’ ufficio della Procura», che «agli atti non risulta avanzata alcuna istanza della difesa dell’ imputato di rilascio copie su supporti informatici, che sia mai stata rigettata dall’ autorità giudiziaria». E per Codacons, il collegio ha osservato che tale «parte civile ha ottenuto il rilascio di tutte le copie richieste su supporto informatico, non rinvenendosi alcun provvedimento di rigetto da parte dell’ autorità giudiziaria ordinaria nè da parte di questo collegio», respingendo anche la sospensione delle attività dei periti chiesta dal Codacons, «non essendo ravvisabile alcuna lesione al diritto di difesa». Il Tribunale ha detto no anche alla richiesta dell’ avvocato Alessandra Guarini che, dopo la deposizione dell’ ingegnere del Rina, Antonio Lorenzetti, aveva chiesto un confronto tra questi, l’ ingegner Paolo Giacomo Parodi, ispettore tecnico di Costa e componente dell’ unità di crisi (a suo tempo indagato), e Paolo Mattesi, responsabile della sicurezza di Costa. Questi ultimi due avevano dichiarato di aver saputo che i compartimenti allagati erano tre solamente alle 24,30. Lorenzetti ha detto invece di averlo saputo prima delle 23. Il collegio ha respinto la richiesta ritenendo che il contrasto sia superabile «tramite la disamina del complessivo materiale istruttorio». L’ avvocato Guarini ha quindi chiesto la trasmissione alla Procura degli atti relativi alla deposizione di Parodi ipotizzando il reato di falsa testimonianza.

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