31 Agosto 2010

Processo breve, i paletti dei “falchi” finiani

Processo breve, i paletti dei «falchi» finiani  Duello nella maggioranza  

ROMA – «Ci vuole lo scudo per il premier, ma il processo breve mette a rischio quattrocento-cinquecentomila processi», dice Italo Bocchino da Reggio Calabria, dove è stato in visita per portare solidarietà dopo le bombe fatte esplodere sotto la casa del Procuratore. Divisi Italo Bocchino e Gaetano Quagliariello L’ ennesimo stop and go che ha reso palpabile negli uomini del Pdl l’ insofferenza verso quella che sta assomigliando sempre più a una doccia scozzese: «Votiamo la fiducia sui cinque punti, compreso il processo breve – ha ripetuto Bocchino anche ieri – metteremo però agli atti parlamentari la nostra perplessità sull’ impatto sui processi». E ancora: «Ci vuole lo scudo per il premier, ma la norma transitoria non deve influire sui processi». Innanzitutto il Pdl contesta che i processi a rischio siano tanti. «Sono dati lontani dalla realtà e in ogni caso si tratta di reati commessi dopo il maggio 2006, e se oggi, dopo quasi quattro anni e mezzo, non c’ è ancora la sentenza di primo grado, sono già sotto la mannaia della prescrizione», aggiungono ufficiosamente anche da via Arenula. Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario a Palazzo Madama, dichiara: «I numeri che fornisce Bocchino sono fantasiosi. Il processo breve del resto risponde a un’ esigenza generale della giustizia italiana. Quanto al premier, Bocchino stesso ammette che serve uno scudo. Arrivati a questo punto come scudo per il premier il processo breve è "la" soluzione, o gli sta bene, oppure devono essere loro a dire come tutelare il capo del governo, è loro l’ onere della prova » . Al t r i menti, bast a . «Basta con questioni di lana caprina», ha tagliato corto anche il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto. Già, serve uno scudo per il premier, ma quale? Bocchino dice: «La strada maestra sarebbe il Lodo Alfano costituzionalizzato, ma si può fare anche con legge ordinaria». Giorgio Stracquadanio, deputato molto vicino a Berlusconi, ribatte: «Non si ritorni a parlare di uno scudo per le Alte cariche, perché ormai il tempo non c’ è più. Dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale del Lodo Alfano, dopo l’ approvazione di u n p r o v v e d i mento-p o n t e che è il legittimo impedimento che dovrà essere esaminato dalla Consulta il 14 dicembre, ma che comunque perderà efficacia nell’ ottobre del 2011 (cioè dopo 18 mesi dall’ approvazione), non resta che una norma sull’ ordinamento giudiziario come appunto il processo breve». E qui Stracquadanio aggiunge: «La necessità dello scudo per il premier è come la premessa maggiore in un sillogismo, una condicio sine qua non, perché senza la scudo non c’ è più il governo». E ricorda che «furono proprio Fini e la presidente della Commissione Giustizia, Giulia Buongiorno, che in un pranzo che si tenne alla Camera dopo la bocciatura del Lodo Alfano convinsero Berlusconi a seguire la strada del processo breve. L’ onorevole Ghedini aveva invece suggerito l’ abbreviazione dei termini di prescrizione». E allora il deputato si chiede: «Al Senato i finiani hanno votato "sì" al processo breve, che è stato modificato anche in base alle loro argomentazioni: come mai adesso a loro non sta più bene?». Quanto ai numeri, per togliere qualsiasi «alibi» la settimana prossima Stracquadanio chiederà un’ indagine conoscitiva sull’ impatto sui processi. Ieri intanto il Codacons, l’ associazione dei consumatori, si è detta favorevole al provvedimento per evitare che siano necessari anche 40 anni per ottenere una sentenza civile e 20 anni per una penale, ma ha anche chiesto al premier di rinunciarvi per quanto lo riguarda personalmente.

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