17 Febbraio 2014

Processo Berlusconi, il Tribunale respinge le eccezioni. Prossima udienza il 26

Processo Berlusconi, il Tribunale respinge le eccezioni. Prossima udienza il 26

L’ex
premier nuovamente dichiarato “contumace”. Ghedini ripropone per la
terza volta le stesse eccezioni già avanzate una settimana fa da
Cerabona. Ed è battaglia sulle parti civili.

di CONCHITA SANNINO

Respinte le eccezioni dei difensori Niccolò Ghedini e Michele Cerabona.  Silvio Berlusconi viene nuovamente dichiarato “contumace”. E intanto spunta  la richiesta di Sandro Bondi, ex coordinatore della Forza Italia della prima  ora, di costituirsi “responsabile civile” per Forza Italia, come comunicato  dall’avvocato Bruno Larosa, che assiste il partito berlusconianoin questo  processo.
Per la terza volta – al nuovo cambio formale del collegio di giudici, dinanzi al quale si svolge il processo all’ex premier e a Valter Lavitola  per corruzione – il Tribunale di Napoli, con il presidente Nicola Russo, boccia le istanze della difesa al processo per corruzione per la  compravendita dell’ex senatore Idv, Sergio De Gregorio. Tre milioni pagati all’allora esponente dipietrista perché passasse sotto l’insegna dei berlusconiani, sabotando così l’allora governo Prodi.
Il Tribunale torna a dichiarare contumace il Cavaliere, così come aveva già stabilito sette giorni fa il precedente collegio, prima che la sua presidente, Loredana Acierno, si spogliasse del processo, per volontaria  astensione (un profilo di incompatibilità dovuto al fatto che la Acierno è  moglie del magistrato Antonio Laudati, coinvolto in un procedimento del Csm  e procuratore capo a Bari, quando si svolgevano le indagini a carico di  “Gianpi” Tarantini come procacciatore di escort per il Cavaliere). Cambiato
collegio, nella sua prima composizione il Tribunale aveva poi annullato la  dichiarazione di contumacia, che oggi torna a carico dell’imputato di Arcore.
Dopo una camera di consiglio di appena venti minuti, il Tribunale rientra e  il presidente Russo spiega le motivazioni per cui vanno respinte le eccezioni invocate dai difensori. La discussione passa poi ad affrontare l’ammissione delle costituzioni di parte civile, innazitutto da parte del Senato della Repubblica, rappresentato dall’avvocato distrettuale dello  Stato, Salvatore Messineo, poi dell’associazione consumatori Codacons e di
Italia dei Valori. Ma subito dopo si apre la discussione sulla volontà,  riportata dall’avvocato Larosa, di ammettere la costituzione di Bondi come  “responsabile civile”.
Ipotesi cui si oppongono subito i pm Henry John  Woodcock e Fabrizio Vanorio, con una lunga e argomentata discussione in cui, sostanzialmente, si chiede che “i partiti non entrino nel processo” e si ricorda al collegio giudicante che “nel capo di imputazione Berlusconi è  indicato come leader del centrodestra e non come esponente del movimento,
evidenziando altresì che Forza Italia nella circostanza potrebbe in astratto essere indicata o come parte offesa o come “imputata”. Gli stessi pm, di contro, chiedono sia ammessa la costituzione del Senato come parte offesa.
Niccolò Ghedini, difensore del Cavaliere, è ovviamente su posizioni diametralmente opposte: chiede che la richiesta di Forza Italia di costituirsi in giudizio sia legittima mentre non dovrebbe essere consentita la costituzione di Idv “poiché Sergio De Gregorio non è mai stato iscritto all’Idv e non ha mai firmato un accordo con l’Ulivo. Al Senato della
Repubblica era iscritto al gruppo misto come componente dell’Idv”.
Analogamente, anche l’avvocato Michele Cerabona, altro legale di  Berlusconi, ritiene illegittima la richiesta del Senato quale costituzione di parte civile, perchè “sarebbe la presidenza del Consiglio dei ministri a dover chiedere di costituirsi così come fu per il processo Poggiolini”.
Interviene anche Antonio Di Pietro, che difende appunto il proprio partito, Idv, sottolineando “il danno provocato da un reato del genere: si tratta di un danno drammatico sul piano della democrazia. Il voto del parlamentare è libero ma non deve essere comprato a suon di milioni di euro. Si tratta di un omicidio della democrazia. Per un atto criminale non c’è stata più la maggioranza. Ci rammarichiamo che la presidenza del Consiglio non si sia costituita”.
Su queste richieste di costituzione di parte civile, si  pronuncerà il Tribunale nella prossima udienza: aggiornata al 26 febbraio.
In mattinata la terza udienza sembrava la replica della prima e della seconda. Alla ripresa del processo per corruzione che vede imputati Silvio Berlusconi e Valter Lavitola, dinanzi al Tribunale di Napoli, sulla compravendita di senatori, torna all’attacco l’avvocato Niccoló Ghedini, che assiste l’ex premier insieme con il collega Michele Cerabona .
Ghedini ripropone per la terza volta lo stesso tema, le stesse eccezioni già avanzate una settimana fa da Cerabona: il vizio per la presunta mancata notifica del decreto che disponeva il giudizio per l’imputato di Arcore (che fu regolarmente recapitato alla storica segretaria Marinella Brambilla che si definì peraltro addetta alla ricezione degli atti, come già argomentato dalla Procura in aula).
Ne segue una lunga e tesa dialettica tra accusa e difesa. Fino a quando il presidente Nicola Russo non si ritira in camera di consiglio per pronunciarsi sulla richiesta dei difensori.
In aula, i pubblici ministeri Henry John Woodcock e Fabrizio Vanorio, del pool che sta indagando anche sulla compravendita bis con i colleghi Vincenzo Piscitelli e Alessandro Milita, definiscono la tesi degli avvocati “inammissibile” e”irricevibile”. Ricordano in particolare che in un’occasione, del marzo 2013, “al colonnello della Finanza di Napoli “, recatosi ad Arcore per la notifica, “veniva impedito di accostarsi persino al campanello, anche se l’indagato Berlusconi era in casa ma indisponibile a ricevere la notifica”, e fanno riferimento anche alla circostanza che “il Ghedini opponeva un diniego” a un’altra notifica. Ricordo che fa scattare gli avvocati: i quali sottolineano che i pm confondono due circostanze e due notifiche diverse nell’ambito dello stesso procedimento.
Gli avvocati di parte civile, in primis Antonio Di Pietro, intervengono brevemente  per sottolineare come “riproporre queste eccezioni sia strumentale a far trascorrere
un altro giorno”. L’obiettivo lampante della difesa, aggiungerà Di Pietro, “è quello di perdere tempo e così meglio sfuggire alla giustizia . Per arrivare alla prescrizione sprecando il maggior numero di giornate, inventandosi eccezioni che non stanno in piedi”.

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