“Processo anche ai membri del cda”
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fonte:
- La Nuova Ferrara
Le parti civili: prosciogliere i consiglieri sarebbe un precedente pericoloso Gabriella Azzalli: «La Coop tenuta in piedi grazie a compiacenze politiche e cooperative» Il 16 novembre la prossima udienza
ARGENTA. E’ stato il giorno delle parti civili, degli avvocati che rappresentano gli ex soci truffati, ma anche banche, finanziarie, enti pubblici raggirati e i commissari straordinari. La maratona si è conclusa dopo oltre 4 ore nella tarda mattinata, aggiornando l’udienza a lunedì 16 novembre con le prime arringhe dei difensori, quindi l’udienza prevede altre date il 23 e il 30, per la conclusione dell’udienza che va avanti dal 23 marzo scorso. La posizione più’dura’ è quella espressa dall’accusa”privata” delle quasi 400 parti civili – una parte dei soci truffati – rappresentate dal Codacons con l’avvocato Barbieri e dai legali Marcello, Maruzzi, Azzalli e Schittar: posizione opposta a quella della procura che aveva escluso dalle proprie richieste di rinvio a giudizio i 40 consiglieri di amministrazione.”Se passasse la richiesta della procura si creerebbe un precedente molto pericoloso – sottolinea l’avvocato Bruno Barbieri – non è opportuno che passi questo messaggio giuridico che potrebbe allargarsi ai membri del cda di altre società, in quanto la tesi è che basta che evitino di interessarsi ai problemi della loro società per essere esenti da ogni responsabilità. In questo caso non abbiamo capito, e per questo ci siamo opposti chiedendo il rinvio a giudizio per tutti i consiglieri, per quale motivo la procura abbia adottato questa decisione: in sede di discussione non è emerso nessun elemento nuovo che possa giustificare questo nuovo convincimento della procura. Ho ricordato in aula che è fondamentale che si arrivi al dibattimento con queste posizioni anche perché dovranno spiegarci perché diversi amministratori del cda negli ultimi mesi, persone che non facevano parte della dirigenza, hanno prelevato i loro risparmi e investimenti in Apc: è indice che qualcosa sapevano e non hanno informato nessuno se non le persone che compaiono nella lista di chi ha distratto i soldi”: anche questo è un elemento in più a favore della piena consapevolezza del dissesto da parte del cda”. A fine udienza, anche l’avvocato Carmelo Marcello sintetizza per le altre parti civili:’Abbiamo insistito per il rinvio a giudizio dei consiglieri tranne uno (Gianni Cantarini, ndr) poiché rispetto le contestazioni iniziali i consiglieri non hanno portato nessun elemento in più a loro favore in questa fase e dunque è più che necessario un confronto processuale’. Il legale sottolinea una questione tecnica: la procura ha deciso di chiedere il non luogo a procedere in quanto, dal punto di vista normativo, per una riforma di diritto societario del 2003, sarebbe venuto meno l’obbligo di vigilanza di consiglieri di una società.’ Noi – spiega l’avvocato Marcello – contestiamo questa interpretazione in quanto se è vero che sia venuto meno l’obbligo di vigilanza, resta ai consiglieri l’onere di un”agire informati”, un consigliere ha il potere di informarsi e di operare un controllo prima di ratificare una decisione del consiglio di cui fa parte. A nostro parere come prospettato al giudice sussiste una condotta omissiva che porta i consiglieri ad avere una responsabilità penale poiché a nostro avviso i consiglieri erano tutti lavoratori della Costruttori, per anni, e che hanno avuto percezione diretta di ciò che accadeva in azienda o quantomeno avrebbero dovuto allarmarsi da quei segnali che giungevano sull’emissione delle Apc, aumento dei contenziosi, acquisto della società Spal, e sul ricorso ai crediti”. Avrebbero dovuto capire?”A nostro avviso sì, ma non lo hanno fatto tradendo così anche lo spirito cooperativo del loro ruolo, in quanto garanti verso i soci dell’operato dei dirigenti della Coop’. Nessuna selezione degli imputati, tutti a processo, poi si vedrà. Compresi i massimi dirigenti Coop ma anche i vertici di Lega Coop come ha sottolineato Gabriella Azzalli, nel suo intervento di parte civile. La Azzalli si è soffermata sui mancati controlli di vigilanza interna, dei sindaci, società di revisione e sulla vigilanza esterna della Lega, omissioni per cui vi sono imputazioni precise.”Già nel febbraio’95 l’emissione di Apc destò perplessità per usare un eufemismo, poichè nei documenti sequestrati alla Reconta (prima società di certificazione bilanci,ndr) la Lega Coop pose un problema di illegittimità”. In aula la Azzalli ha ricordato che già alla fine 1994 si affermava che lo stato della cooperativa era incerto: che anzi, la Coop era un miracolo che restava in vita utilizzando Apc e riserve tecniche:”Ma tutto ciò aveva un costo e si è riflesso sui conti di bilancio’difficilmente riconducibili ai corretti principi contabili”’. Insomma, i bilanci, per l’accusa erano falsi.”Noi abbiamo chiesto il processo per tutti gli imputati – ribadisce la Azzalli – per capire perché per 10 anni, dal 93 al 2003, la Coop sia stata tenuta in vita artificiosamente dai massimi vertici, che si difendono oggi sostenendo che si sarebbe potuta salvare ma che il piano di ristrutturazione non venne attuato anzi negato”. Cosa vuole dire?”Che tutto ciò è fuorviante rispetto i capi di imputazione contestati. Noi vogliamo sapere chi chi e con quali condotte omissive e commissive dolose ha fatto sì che questo cadavere, come ho chiamato in aula la Coop, continuasse a vivere. Con quali condotte, se rilevabili, è stato fatto morire”.”Riteniamo che il dibattimento sia fondamentale nei confronti di chi ha amministrato e di chi aveva funzioni di controllo e vigilanza, Lega Coop compresa che non può avere solo responsabilità morali e politiche ma anche penali: perché il cadavere Coop è stato tenuto in piedi con la compiacenza di soggetti che fanno capo al movimento cooperativo e alla politica”.
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