5 Febbraio 2002

Processo alla storia

Finora il processo è stato fatto alla storia

Finora il processo è stato fatto alla storia: oggetto del reato una statua, imputato Bonaparte Napoleone. Ma ora la querelle è destinata a finire sulla scrivania di un magistrato. Il presidente del Codacons, Mario d`Elia, ha inviato infatti un esposto in procura in cui chiede che «si proceda nei confronti di coloro che direttamente o in concorso abbiano commesso illeciti penali o violato la normativa amministrativa in materia di esportazione di opere d`arte». La questione è: attraverso quali mani è pervenuta a noi la scultura che per tre anni, dal 1811 al 1814, troneggiò davanti a Palazzo Ducale? Chi era l`antico proprietario? Chi l`ha messa ora in vendita all`asta da Sotheby`s e da chi l`ha ricevuta? Quando e come la statua ha varcato i confini italiani? E si trattò di regolare esportazione corredata da idonei certificati oppure di trafugamento?
Vicende storiche possono intrecciarsi con affari giudiziari. Di sicuro, l`arrivo del Napoleone in marmo ha rinfocolato sentimenti di rivalsa che nemmeno l`Europa unita riesce a sopire. Come dice l`adagio lagunare: “No tuti i francesi xe ladri, ma Bonaparte sì“. A due secoli di distanza la nomea si perpetua. Allora perché ripescarne l`effigie di cui molti non sentivano la mancanza? «Piaccia o no, è un pezzo di storia della città», sostiene il direttore dei musei Giandomenico Romanelli, prodigandosi per trovare uno spazio adeguato al Correr. Il dibattito appassiona un cultore della venezianità come l`avvocato Augusto Salvadori, già assessore a Ca` Farsetti: «Non è un problema che attiene alla vita della città – premette – è una questione marginale, ma significativa». Lui certo non avrebbe sponsorizzato l`acquisizione per circa 680 milioni di lire, soldi messi dal Comitato francese per la salvaguardia di Venezia e dalla Fondazione Carive: «Napoleone? No grazie, facciamo piuttosto di questa statua un regalo da spedire in Francia». Cioè che lagrandeursi celebri a Parigi, piazza San Marco ne fa volentieri a meno. «I veneziani di allora l`hanno rimossa dopo tre anni quella statua e non vedo perché i veneziani di oggi dovrebbero riprendersela. Non mi pare che Napoleone sia un personaggio che abbia meritato nella storia di Venezia», aggiunge Salvadori, prima di elencarne i misfatti: la prima presenza di un esercito straniero in laguna, la spartizione del territorio della Repubblica caduta, la cessione di Venezia all`Austria, la perdita di un immenso patrimonio artistico, i quattro cavalli in bronzo portati via da San Marco (poi restituiti), il declino economico e la disoccupazione. Quindi? «Lasciamo Napoleone ai francesi, noi ci teniamo i nostri Enrico Dandolo, Marcantonio Bragadin, Sebastiano Venier e Francesco Morosini, vantiamoci invece di avere il monumento a Daniele Manin che fece risorgere nel 1848 la Repubblica. E poi: non conosco la statua di cui ora si parla, non so quale sia il suo valore artistico, ma ho cercato sul dizionario enciclopedico il nome del suo autore, Domenico Banti, e non l`ho trovato. Allora mi viene un`idea: chissà se a fronte di tale regalo che potremmo fare ai francesi, essi non si sentano di ricambiare con il quadro “Le nozze di Cana“ del Veronese, trasportato nel 1797 da San Giorgio a Parigi dopo la caduta della Repubblica dei dogi». Una permuta, uno scambio alla pari per riappacificarsi, un baratto per saldare i conti con la storia attraverso un capolavoro oggi ospitato al Louvre: Napoleone ai parigini, Veronese ai veneziani.

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