12 Ottobre 2001

Processi, scontro giudici-avvocati

LE REAZIONI DELL?ORDINE FORENSE ALLA SENTENZA DELLE CORTE D?APPELLO: IL SISTEMA DEV?ESSERE RIVISTO
Processi, scontro giudici-avvocati

Un giudice critica gli avvocati, e lo fa per iscritto: «Un noto magistrato italiano, tanti anni fa, ha precisato che ogni avvocato funziona da moltiplicatore delle cause e che i difensori sono i creatori della crisi della giustizia, perché assecondano le scelte delle parti. In penale chi viene condannato al minimo della pena e ottiene tutti i benefici pretende di percorrere tutti i gradi del giudizio, nella speranza di raggiungere la prescrizione del reato. In civile gli avvocati cercano in tutti i modi di trasformare il processo orale in scritto, mandando in udienza giovani colleghi, i quali candidamente dichiarano di non conoscere la causa». Il giudice è Vincenzo Vitrò, presidente della seconda sezione civile della Corte d?appello, ed ha inserito queste considerazioni e altre ancora nella motivazione al provvedimento di rigetto di una richiesta di risarcimento danni al ministero della Giustizia «per l?eccessiva durata di una causa civile», come consente una recente disposizione di legge. Un?associazione di consumatori, il CODACONS, ne ha diffuso mercoledì alcuni stralci e ieri il Consiglio dell?Ordine degli avvocati torinesi, sentitosi chiamato in causa, ha convocato una conferenza stampa. Presenti quasi tutti i suoi componenti, il presidente Antonio Rossomando ha esternato «lo stupore e il rammarico per quanto abbiamo letto sulla Stampa e di cui ora siamo direttamente a conoscenza, avendo letto l?intero provvedimento. Quelle tre pagine in cui si parla così pesantemente dell?avvocatura sono state calate gratuitamente fra le motivazioni di un atto. Basta leggere l?intero provvedimento per rendersi conto che non c?entrano niente con il resto». Rossomando va di corsa, scorre e integra il comunicato che tiene fra le mani. «Le disfunzioni della giustizia non possono essere ascritte agli avvocati e al loro modo di esercitare la professione. Altre e diverse sono le cause. Fra tutte, le inefficienze dell?apparato giudiziario». In sala è presente il decano dei penalisti torinesi, Geo Dal Fiume, che la mette giù senza diplomazia: «Vogliamo dirlo ai cittadini che noi usiamo soltanto gli strumenti messici a disposizione dal legislatore? Vogliamo aggiungere che il sistema giustizia è prigioniero del conflitto di interessi del presidente del Consiglio?». Rossomando prosegue su altri toni: «Non intendo attribuire responsabilità specifiche a singole componenti, ma debbo ribadire con fermezza che a tutela giurisdizionale dei diritti non può essere considerata cavillo o formalismo». E ancora: «Gli avvocati e i giovani avvocati in particolare (oltre un terzo non supera i 35 anni di età) sono impegnati in percorsi formativi seri e nemmeno quest?aspetto può essere ignorato». Conclusione: «Il presidente della Corte d?appello, Francesco Novità, mi ha subìto telefonato per esprimermi e rinnovare stima e vivo apprezzamento per l?impegno degli avvocati nel processo». Domanda inevitabile: presenterete un esposto contro Vitrò? La risposta. «Ci riserviamo». Si uniscono le altre associazioni forensi. Francesco Greco, presidente nazionale, e Claudio Maria Papotti, responsabile torinese dell?Aiga (i giovani avvocati) sono telegrafici in un loro comunicato: «Fra le altre cose nel provvedimento in questione si denuncia ?una decadenza della giustizia?. E? troppo facile concludere come, di questa denunciata decadenza, questo provvedimento sia il primo esempio. Dare ai giovani iscritti agli Albi la patente di ?untori? dell?ordinamento giudiziario, di fautori della crisi di un sistema significa attribuirci potenzialità che non abbiamo. Questi giudici dimenticano che non siamo noi giovani iscritti a governare il sistema. Qualche volta, nelle sentenze farebbero bene a tacere». Non manca la reazione dell?associazione dei civilisti (gli Avvocati del Distretto di Torino): «Un tale provvedimento riflette una contorta posizione soggettiva e un atteggiamento psicologico che non solo distorce la realtà, ma, addirittura, può muovere irrazionali ed imprevedibili reazioni disinformata di quelli che sono i reali problemi della giustizia». Il presidente Sergio Melano Bosco invoca «tempestive iniziative per il decoro della categoria».

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox