25 Aprile 2016

Processi lumaca e record negativo

Processi lumaca e record negativo
ultimi per durata media, occorrono 1.891 giorni

• «Processi lumaca, dai 343 giorni di Rovereto ai 1.891 giorni di Matera. Chiediamo l’ intervento della Corte dei conti. Perché l’ Italia è il paese dei processi lumaca, quello dove i cittadini, per ottenere giustizia, sono costretti ad attendere anche decenni prima di una sentenza definitiva. Un dramma che rappresenta anche un danno per la collettività, perché porta ad una crescita dei costi della giustizia a carico di tutti i cittadini. Per tale motivo abbiamo presentato un esposto alla Corte dei Conti, affinché accerti il danno erariale prodotto dalla lentezza dei processi in Italia». Insomma, i tempi di definizione dei giudizi civili e penali sono eccessivamente lunghi. Si tratta probabilmente del maggiore problema che affligge la funzione giudiziaria italiana e che contribuisce a relegarla in fondo alle statistiche sull’ efficienza dei sistemi giudiziari redatte dalle organizzazioni internazionali. Per Codacons, «nel nostro paese occorrono in media non meno di 500 giorni per ottenere un giudizio di primo grado in un processo civile e amministrativo, contro i 200 giorni della Germania. Ad oggi 4,5 milioni di processi civili sono ancora pendenti presso i Tribunali italiani, e le forti differenze sul territorio certificano i problemi della nostra giustizia: si passa infatti dai 343 giorni di durata media di un processo a Rovereto, comune più veloce a smaltire i processi, ai 1.891 giorni di Matera, città che al contrario detiene il record negativo per la lentezza delle sentenze. Cresce inoltre la quota di processi che da più di 3 anni sono in attesa di definizione in Corte d’ Appel lo: dal 33% del 2014 al 36,6% del 2015». Secondo le più recenti statistiche, azzerare l’ arretrato civile farebbe guadagnare il 4,8% del Prodotto interno lordo. La spesa pubblica complessiva per tribunali e procure supera i 7,5 miliardi di euro. Abnorme la durata dei fallimenti, più di 10 anni in media. Su scala europea, questo significa che la durata media complessiva di un processo civile in Italia è superiore a 1.210 giorni; la media della durata dei processi civili di primo grado nei paesi aderenti al Consiglio d’ Europa è invece di 287 giorni contro i 590 giorni in Italia. Questi dati parlano da soli. Da un punto di vista tecnico, secondo gli esperti della materia, si può convenzionalmente ritenere “ar retrato” ciò che non è smaltito in tempi fisiologici. Esiccome i tempi patologici sono: oltre tre anni in primo grado, oltre due anni in secondo grado, oltre un anno in Cassazione (art. 2 comma 2 -bis l. n. 89 del 2001), allora saranno “ar retrato” quei processi non definiti in quei tempi. In conclusione, secondo le statistiche, i giudici italiani sono laboriosi e, con uno sforzo certamente notevole, riescono a smaltire i circa 4 milioni di cause che sopravvengono ogni anno, fanno anche diminuire l’ arretrato, ma non riescono ad aggredire davvero efficacemente un “debito pubblico” di cause quantificato come sopra. Ne deriva che forse non occorrono più uomini, ma solo quelli necessari a far funzionare decentemente la macchina. Soprattutto, più mezzi e strutture, più organizzazione e migliore utilizzo delle risorse esistenti.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox