9 Settembre 2011

Privacy a corrente alternata

Privacy a corrente alternata
 

La privacy ai tempi della destra? Un semaforo: rosso fuoco quando si tratta di garantire Lorsignori; verde, verdissimo, se invece tocca i cittadini. Da qui l’ idea di Alfano, il suo disegno di legge sulle intercettazioni (5 anni di galera per chiunque le diffonda, 5654 parole per vietarle nel testo licenziato dalla Camera). Ma da qui, specularmente, l’ ultima trovata di Tremonti: numero del conto corrente nella dichiarazione Irpef, redditi on line per tutti i secoli a venire, aprendo allo sguardo altrui il portafoglio di ciascuno. Poi, certo, questo governo strepita ma non cava mai un ragno dal buco. La legge sulle intercettazioni nel frattempo è desaparecida; un emendamento dell’ emendamento ha stabilito di pubblicare i redditi però senza i cognomi (e allora a che diavolo serve?). Ma non si sa mai, non è detta l’ ultima parola. Siccome nella manovra d’ agosto gli emendamenti entrano ed escono come treni in una stazione ferroviaria; siccome il lampo d’ ingegno di Tremonti ripete il blitz tentato da Visco nel 2008; siccome le cattive idee sono le più dure a morire, trasmettiamo a Sua Maestà Fiscale le nostre umili obiezioni. Sono almeno cinque, come i sensi offesi da quest’ idea insensata. Primo: le finalità. Per diamine, si tratta di porre un freno all’ evasione, chi mai potrebbe dissentire? Nessuno, ovviamente; tuttavia un principio giusto può cagionare effetti ingiusti se coltivato in solitudine, senza bilanciarlo con gli altri principi che innervano la democrazia costituzionale. Perché allora s’ apre un varco alla tirannia dei valori di cui parlò Carl Schmitt, e sono guai. Così, anche la fedeltà coniugale è un dovere sancito dal codice civile (art. 143); ma se per esigerne il rispetto lapidassimo l’ adultera, finiremmo dritti in Iran. Secondo: gli strumenti. Efficaci, come no: sai quante denunce pioverebbero sull’ Agenzia delle entrate? Finalmente potremmo regolare i conti con il vicino di casa, il collega, il parente. Abbiamo tutti qualche sassolino nella scarpa, uniamoli e alzeremo una montagna. Tuttavia ci sarà pure una ragione se un sistema così non esiste in nessun’ altra parte al mondo (salvo che in Finlandia e in Norvegia, ma con numerose restrizioni). Se già nel 2008 il Garante per la privacy censurò la sproporzione tra mezzi e fini. Se quella volta il Codacons denunziò Visco in 104 procure, chiedendo allo Stato 20 miliardi di risarcimento. Se in mezz’ ora saltarono i server, e saltarono pure i nervi agli italiani. Terzo: le motivazioni. Le nostre dichiarazioni dei redditi sono già pubbliche: l’ anno dopo chiunque può andare in Comune a consultarle, purché dimostri uno specifico interesse. Dunque i redditi on line non puntellano la trasparenza fiscale, bensì la lotta all’ evasione. Lo Stato dice ai cittadini: pensateci un po’ voi, io non ne sono capace. Anche se ho la Sogei, l’ anagrafe tributaria, la Guardia di finanza. Quale migliore prova d’ impotenza? Ma i cittadini non devono fare gli sceriffi fiscali, né organizzare ronde armate per le strade: fisco e sicurezza sono compiti esclusivi dello Stato, altrimenti torneremmo all’ età delle caverne. Quarto: i destinatari. Tutti gli italiani, dal primo all’ ultimo. Conviene allora ribadire un concetto elementare: altro è la privacy dei governanti, altro quella dei governati. I primi ci chiedono un voto, sicché abbiamo il diritto di misurarne la coerenza, d’ osservarne la vita in controluce. Magari usando Internet, strumento di controllo sul potere, come mostra WikiLeaks. Qui invece il potere vuole usare Internet per controllare i propri sudditi. Quinto: gli effetti. Uno su tutti: la lacerazione del nostro tessuto connettivo. Perché gli italiani si trasformerebbero in un popolo di spie. E perché per molti crescerebbe la paura di subire una rapina, un’ estorsione, un sequestro di persona (anche la criminalità sa navigare in Rete). Non è questa la strada che può condurci alla virtù fiscale. Meglio meccanismi premiali, meglio innescare un conflitto d’ interessi tra acquirenti e venditori, come fanno negli Usa. Non è solleticando i più beceri istinti che s’ alleva un’ etica civile. [email protected].
 

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