27 Maggio 2015

Prima vittoria dei tassisti

Prima vittoria dei tassisti

Simona Romanò Prima vittoria dei tassisti, in guerra con la multinazionale Uber che fornisce le berline con chauffeur. Il Tribunale ha bloccato ieri Uber Pop – l’app che consente a chiunque d’improvvisarsi autista – e ha proibito il relativo servizio in tutta Italia, perché è una «concorrenza sleale», soprattutto con l’Expo in corso e «viola la disciplina amministrativa che regola il settore taxi». Il giudice Claudio Marangoni ha così accolto il ricorso depositato un mese fa dai sindacati delle auto bianche. Ma la battaglia legale è solo all’inizio, nonostante l’euforia dei taxi. La società statunitense, infatti, impugnerà la decisione: «Faremo appello per evitare che centinaia di migliaia di cittadini italiani siano privati di una soluzione sicura, affidabile e economica per muoversi nelle loro città», ha dichiarato Zac De Kievit, legale di Uber Europa. Intanto, l’applicazione che permette a chiunque – in possesso solo di patente e non di licenza – di trasformarsi in autista con l’auto personale, deve essere oscurata entro 15 giorni, altrimenti scatteranno le penali: 20mila euro di multa per ogni giorno di ritardo. Gli UberPop sono stati bocciati perché concorrenti sleali: possono applicare a loro piacere «tariffe sensibilmente minori rispetto a quelle del servizio pubblico, con sviamento indebito di clientela», oltre a favorire «l’abusivismo». Sorridono i tassisti, dopo mesi di manifestazioni, agitazioni selvagge, cortei. «È una grande vittoria – ha commentato Pietro Gagliardi, delegato dell’Unione Artigiani – Siamo dovuti arrivare in un’aula di giustizia perché nessuno voleva prendersi la responsabilità, non il Comune, la Regione o il governo». Gli fa eco Raffaele Grassi del Satam: «Segnale positivo che fa sperare tutti i lavoratori onesti che ogni giorno affrontano un sistema dove abusivismo e spregiudicatezza tendono ad avere la meglio». Di parere opposto il Codacons, e in generale le associazioni di consumatori: «Un danno enorme per gli utenti, perché riduce le possibilità di scelta per i cittadini».
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