Prima dello sciopero I furbetti della pompa Benzina alle stelle
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fonte:
- Libero
Un’ escalation fin troppo sospetta. E’ quella del prezzo medio della benzina che nell’ ultima settimana, dal 7 al 14 settembre, è salito da 1,383 euro al litro a 1,393, con punte perfino di 1,425. Stesso discorso per il gasolio, passato da 1,247 a 1,263 con picchi di 1,290. Gli aumenti variavano da compagnia a compagnia: l’ Eni, ad esempio, ha aumentato di 1,2 centesimi il prezzo della benzina e di 1,5 quello del diesel. L’ Api ha incrementato entrambi di 0,5 centesimi e Tamoil di 1 centesimo. Fino alla Q8 che ha aggiunto 1,5 centesimi in più sul costo della benzina e ben 2 centesimi sul gasolio. Il tutto alla vigilia dello sciopero di tre giorni dei distributori prima annunciato e poi revocato in extremis, martedì sera, grazie all’ accordo tra governo e gestori. Tutto bene quel che finisce bene, dunque? Per i benzinai forse sì, per il portafogli degli automobilisti certamente no. I quali dopo aver fatto lunghe file a inizio settimana per assicurarsi il pieno prima della serrata si sono precipitati a inondare di e-mail di protesta le associazioni dei consumatori. Il motivo? I rincari ingiustificati dei prezzi alla pompa. «Di segnalazioni ne abbiamo ricevute migliaia», spiegano dal Codacons, «con alcuni casi limite di benzinai che hanno fatto schizzare il prezzo della benzina a 1,485 nella giornata di martedì. Oltre al danno economico quindi c’ è anche quello morale che deriva dalle file lunghissime che molti cittadini hanno dovuto sorbirsi». TRATTATIVA E CODE La giornata nera infatti è stata proprio quella di martedì. Da un parte, nella sede del ministero dello Sviluppo economico si cercava un accordo per scongiurare lo sciopero, dall’ altra tutte le associazioni a tutela dei consumatori, dal Codacons a Federconsumatori, dall’ Adusbef all’ Adoc fino al Movimento difesa del cittadino, mandavano alle agenzie di stampa comunicati di fuoco per protestare contro i rincari speculativi e chiedere l’ intervento del governo. Che non si è fatto attendere. «Stiamo facendo le verifiche attraverso la Guardia di finanza e i carabinieri per chi ha approfittato del previsto sciopero dei benzinai per aumentare i prezzi, sarà pesantemente sanzionato», ha spiegato il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia al termine dell’ incon tro con i gestori delle pompe di benzina che ha scongiurato i tre giorni di sciopero. Ma dalle associazioni di consumatori s’ invoca maggiore severità nei controlli. «E’ evidente che i rincari degli ultimi giorni sono stati puramente speculativi e hanno danneggiato pesantemente i cittadini», attacca il presidente di Codacons Carlo Rienzi, «il governo deve mandare al più presto la Guardia di finanza per controllare a tappeto i gestori visto che la truffa è un reato. Questi furbetti vanno puniti e basta. Noi abbiamo girato all’ Antitrust tutte le segnalazioni che abbiamo ricevuto. Di più non potevamo fare». Sulla stessa linea anche Carlo Pileri dell’ Adoc: «I benzinai», afferma «anche scioperando, non ci avrebbero comunque rimesso niente, il guadagno dei tre giorni di sciopero previsti è stato abbondantemente eguagliato martedì». Dall’ Osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico spiegano che gli aumenti ci sono stati ma è ancora presto per trarre conclusioni. «Nei prossimi giorni», fanno sapere, «dopo aver effettuato i controlli avremo un quadro più chiaro». «MANDATE LA FINANZA» Per Rosario Trefiletti di Federconsumatori quello dei furbetti del pieno è un film già visto: «Ogni volta in concomitanza di uno sciopero la prassi è quella di aumentare i prezzi della benzina giocando sul disagio degli automobilisti, i quali già devono sopportare i 6-7 centesimi in più rispetto al prezzo del petrolio. Noi chiediamo da anni che il costo del carburante alla pompa resti bloccato per una settimana anche se il prezzo del petrolio dovesse salire e di eliminare la quarta cifra nell’ indicazio ne del costo sui tabelloni per favorire la comparazione dei prezzi».
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