17 Settembre 2019

Prezzo petrolio: +20% rischio di una stangata

non accadeva da quasi trent’ anni. trump rassicura sulle riserve
ROMA. Un balzo del prezzo del greggio del 20% come non accadeva da quasi trent’ anni. Le principali economie mondiali costrette a mettere mano alle scorte. Gli investitori, in cerca di un porto sicuro, a caccia di oro e i treasuries americani. Per non citare il sempre più probabile ennesimo slittamento della Ipo di Saudi Aramco dopo l’ attacco alla sua principale raffineria, le conseguenze sulla crescita globale e quelle sui prezzi dei carburanti, con il Codacons che, in Italia, avverte del rischio di una stangata «fino a 320 euro l’ anno a famiglia» se proseguirà la corsa delle quotazioni. Se non è ancora certa la mano che ha guidato i droni verso la raffineria saudita di Abqaiq, che prepara per l’ export quasi il 70% del greggio saudita, di certo chi ha pensato l’ attacco ha centrato un bersaglio fondamentale: mettere paura ai mercati internazionali, colpendo un centro nevralgico non solo del principale produttore mondiale, ma del Paese più in grado di stabilizzare i mercati con le sue enormi riserve di greggio. Sono bastati pochi droni lanciati sulle coste saudite del Golfo Persico per fermare qualcosa come il 5% della produ zione globale di greggio. Conseguenza, all’ apertura dei mercati ieri, una volata del petrolio di qualità Brent scambiato a Londra del 20% a quasi 72 dollari al barile, mai così forte dai tempi della Guerra del Golfo (1991), prima che i prezzi rallentassero a circa 66 dollari (+11%). Edoardo Campanella, economista di Uni credit, invita, in assenza di un’ escalation delle tensioni nel Golfo, a «non perdere di vista i fondamentali del mercato, che fronteggiano un problema di eccesso d’ offerta» di greggio. Ma molti analisti notano che quotazioni del genere segnalano un clima pre -bellico nella testa degli investitori. Con i trader dall’ Asia a Londra a New York che s’ interro gano su quanto dureranno i danni inflitti a Saudi Aramco, le rassicurazioni del presidente Usa Donald Trump sulla fornitura di scorte d’ emergenza e quelle dei maggiori produttori mondiali non sono riuscite a fermare la volata del Wti, l’ altro greggio scambiato a New York, +16% a 63,64 dollari prima di frenare a 59,25 dollari (+8%). Varie fonti riferiscono, infatti, che nonostante le misure d’ emergenza ci vorranno mesi per riportare la mega -raf fineria saudita di Saudi Aramco alla piena produzione. La preoccupazione sui mercati è altissima anche per i riflessi geopolitici dell’ attacco che a Washington viene fatto risalire all’ Iran: la volata dei prezzi dei titoli di Stato decennali americani ha fatto scendere i rendimenti a 1,852%, il bund tedesco è a -0,485%, l’ oro ha segnato quasi 1% a 1.501,84 dollari l’ oncia. Volano i titoli petroliferi, con Eni che segna +1,9%. E anche se gli investitori non vedono un impatto sull’ eco nomia globale tale da scatenare una recessione, una perdita da cinque milioni di barili al giorno «sottolinea la vulnerabilità degli impianti produttivi in Medio Oriente», come spiega Andy Hall, uno dei più esperti trader di petrolio. Vulnerabilità di cui le forze ostili ai sauditi potrebbero voler approfittare nuovamente. Le indiscrezioni parlano già di un ennesimo slittamento, rispetto ai tempi finora indicati in novembre, dell’ Ipo del colosso petrolifero saudita, un nuovo colpo all’ immagine del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, che aveva stimato il valore della compagnia in 2.000 miliardi di dollari, cifra oggi impossibile. L’ attacco è arrivato con i banchieri nominati da Saudi Aramco che già stavano arrivando all’ hotel Ritz di Dubai per la presentazione dell’ operazione agli investitori la prossima settimana. Domenico Conti.

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