7 Agosto 2010

Prezzo del grano Ora c’ è il rischio di speculazioni

Non si ferma la corsa del prezzo del grano tenero sui mercati internazionali che ieri, all’ indomani del blocco delle esportazioni
russe, ha aperto con un altro sprint toccando 8,41 dollari per bushel (l’ altroieri, dopo aver sfiorato i 7,9 dollari, ha chiuso a 7,85).
Ma poi, con un andamento altalenante, verso sera ripiega a 7,25 dollari dopo l’ annuncio del Kazakhstan di aspettarsi un buon
raccolto e di avere scorte sufficienti ad aumentare le sue capacità di export. In Italia tutti gli operatori della filiera sembrano
mantenere i nervi saldi, convinti che la situazione sia ben diversa da quella del 2007-2008. Da parte delle istituzioni, Mister Prezzi
assicura massima vigilanza e lo stesso fa il ministero dell’ agricoltura. «Non ci sono al momento le condizioni per ritenere che
siamo di fronte ad una nuova fiammata dei prezzi come nel 2007-08», spiega il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni.
«Allora la disponibilità di grano tenero era molto inferiore all’ attuale, con scorte mondiali che non superavano i 130 milioni di
tonnellate e una produzione ai minimi storici del decennio. Oggi la crisi non è globale, ma è limitata all’ area del Mar Nero. Nel
resto d’ Europa e oltre Atlantico il grano non manca». Quanto all’ Italia – spiegano dalla Cia-Confederazione italiana agricoltura –
le importazioni avvengono soprattutto da Turchia e Messico e nella campagna in corso si prevede una produzione interna non
inferiore a 3,6 milioni di tonnellate. Il fabbisogno italiano di grano tenero è stimato intorno a 7 milioni di tonnellate, le importazioni
sono di 4 milioni e la produzione media di 3,2. Mentre per il grano duro la produzione interna è di 4 milioni di tonnellate, le
importazioni sono poco meno di 2 milioni di tonnellate e il fabbisogno è di 5 milioni. Da parte dell’ industria, dai pastai ai mugnai
fino ai panificatori, la linea è quella della serenità evitando allarmismi. Altro clima sul fronte dei consumatori: il Codacons si dice
pronto a denunciare speculazioni, mentre Federconsumatori afferma che qualunque aumento di prezzo al consumo sarebbe di
per sè speculazione. I panificatori della Fippa chiedono «controlli su chi gestisce le scorte per evitare gli errori del 2008 quando
scoppiò la bolle speculativa», i pastai dell’ Unipi sono «certi della correttezza di tutti gli operatori» e i Mugnai di Italmopa
rassicurano «dalla Russia importazioni minime e solo per i mangimi».

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