Prezzi troppo alti per il livello dei consumi attuale
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fonte:
- Il Messaggero
PERUGIA – Prezzi troppo alti per il livello dei consumi attuale e, in certi casi, per la qualità proposta. E’ l’allarme dei Consumatori alla vigilia di un autunno che si preannuncia "caldo" sul versante inflazione. I dati di agosto già disegnano una mini ripresa della corsa dei prezzi a Terni (+0,2% mensile) mentre a Perugia l’andamento congiunturale è nullo. Ma dietro l’angolo non mancano le tensioni anche se dai commercianti arrivano segnali confortanti. E per dribblare il caro-scuola ecco gli scambi on line tramite una sorta di social network creato dal Codacons. A far innervosire le massaie sono ancora una volta i prezzi di frutta e verdura. «Troviamo qualità scadente rispetto ai listini proposti – attacca Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – a partire dalla frutta di stagione: le pere non costano meno di 2,50 euro al chilogrammo, i pomodori più di 1,48 euro. E lo stesso vale per l’insalata, quotata tra 1,80 e 2,40 al chilo, i fagiolini (mai sotto i 3 euro) e le pesche che, nonostante l’abbondante stagione, sono ancora quotate 1,50-1,80 euro. Parliamo di prezzi di supermercati non della boutique della frutta». I dati Istat (vedi Osservaprezzi) disegnano un trend che a luglio faceva registrare variazioni percentuali a cifra doppia per pomodori pelati in scatola, riso, uova, banane, carote e, appunto, fagiolini. Più cari anche i detersivi. «Temiamo forti rincari anche sulla carne – aggiunge Falcinelli – già oggetto di leggeri ritocchi». Carne bovina, suina e pollo fresco si "muovono" (dati Istat) di percentuali comprese tra l’uno ed il 3%. «Ma il problema, nei supermercati, restano le etichette». Di contro, in generale su ortofrutta e derivati del latte vanno segnalati prezzi in media più bassi del luglio 2008. Lo conferma Pietro Passeri, presidente provinciale Fida-Confcommercio di Perugia. «I listini non sono variati ed anzi per alcuni prodotti lattiero caseari (vedi Galbani) la tendenza è al ribasso. Il livello dei consumi è ancora fragile ed anche certe grandi aziende fornitrici non possono permettersi ritocchi puntando a contenere il segno meno che registrano sul versante quantità vendute nel 2009».
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