5 Giugno 2011

Prezzi, spesa più cara anche di 150 euro

Primavera amara per gli acquisti alimentari, in picchiata e più cari. Lo rileva Coldiretti analizzando i dati Ismea che segnalano un contenimento dei consumi su tutto il paniere della cosiddetta dieta mediterranea. Secondo l’ Adoc Umbria, inoltre, a causa dei rincari subiti negli ultimi mesi, la spesa quotidiana è già cresciuta di 150 euro rispetto al 2010. «Una stangata che si abbatte sui bilanci familiari», osserva Angelo Garofalo, presidente umbro dell’ associazione che parla di «prezzi dei prodotti alimentari saliti del 6% annuale, molto più di quanto sostiene l’ Istat». Il quadro poco felice si completa con gli aggravi di spesa che si segnalano sul versante carburanti, energia e interessi su mutui che, insieme, prospettano un differenziale di costi che, a fine anno, peserà di altri 716 euro. «Urge la convocazione di un tavolo regionale anti-crisi – aggiunge Garofalo – cui portare tutti i soggetti interessati a razionalizzare il sistema distributivo». Accorciare le distanze tra produttori e consumatori è la chiave anche per la Coldiretti Umbria che conferma il quadro descritto dall’ Ismea che evidenzia una flessione del 9% dei consumi di frutta, dell’ 8% di prodotti ittici, del 3% di ortaggi. In discesa anche extravergine, pasta (-2%) e vino (-1%). «Indicatori in linea con il trend regionale – spiega Albano Agabiti, presidente Coldiretti Umbria – e rispetto ai quali occorrerebbe incentivare il consumo di prodotti locali che sono più convenienti, più salutari e inquinano meno. L’ antidoto è ridurre i passaggi tra produttori e consumatori». Analizzando la tabella riportata in pagina riportante il raffronto dei prezzi rispetto a due anni fa, c’ è da chiedersi quali dinamiche nascondessero allora prezzi medi (dati Maposserva) che nell’ ortofrutta oggi sono più bassi del 30-33%. E’ il caso dell’ insalata e delle zucchine, mentre l’ interrogativo inverso si pone per l’ aglio (ieri era segnalato 7,49 euro al chilo contro i 5,55 di due anni fa), le cipolle o le patate che oggi sono più cari del 33-34%. «Più lungo è il percorso, più soggetti intervengono, più cresce il rischio speculazioni. Per noi, l’ unico intervento serio da intraprendere è questo: ridurre le distanze tra produttori e consumatori, acquistando dove possibile dalle aziende agricole o nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica che non devono percorrere lunghe distanze o subire intermediazioni». Un aspetto tirato in ballo anche in relazione al diffondersi del batterio killer. «Siamo consapevoli che non tutto può essere ceduto con la formula dal produttore al consumatore – aggiunge Agabiti – ma alcuni passaggi siamo convinti possano essere eliminati». Intanto, le indicazioni Ismea sono facilmente riscontrabili nei negozi e supermercati della regione dove si segnale un generale contenimento della spesa alimentare. «Nella grande distribuzione si vede meno gente – spiega Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – e in ogni caso le offerte sono diventate basilari per spostare gli acquisti. Anche nei banchi gastronomia si comprano quantità inferiori e solo se ci sono offerte convenienti». Anche i negozianti medi segnalano consumi in netto calo. «Nel loro caso non c’ è un numero ridotto di clientela, che è stabile, ma nei volumi d’ acquisto ed a risentirne maggiormente, più della frutta e della verdura, è la carne. Siamo d’ accordo con le indicazioni di Coldiretti sui prodotti locali, ma i mercati dovrebbero essere i primi a contenere i pressi se vogliono mantenere uno standard di vendite. Occorre considerare che in Umbria, il 50% dei pensionati ha un assegno inferiore a 500 euro al mese e l’ 80% sotto i mille euro. Con tali risorse è evidente che i margini di spesa sono ridotti». In ballo c’ è la salute dei consumatori che per risparmiare sottraggono alimenti essenziali alla propria dieta; ma come sollevato dal Codacons si pone con urgenza anche una questione economico-sociale. «Se non si interviene rapidamente c’ è il rischio di un vero affossamento», avverte Garofalo. «Occorre cominciare tagliando i costi dei carburanti i cui rialzi, oltre a causare un danno economico diretto al momento del rifornimento generano una spirale di aumenti per tutti i prodotti trasportati, alimentari in primis». RIPRODUZIONE RISERVATA.

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