27 Dicembre 2005

Prezzi medi cresciuti del 5% in un anno

Prezzi medi cresciuti del 5% in un anno

Lo dichiara un dossier del Tesoro, mentre l`inflazione è al 2%



ROMA Stangata per le bollette della luce e del gas. Ma anche per i prezzi dei carburanti, dell`istruzione secondaria, dei trasporti marittimi, dell`acqua potabile, passando per i quotidiani fino ad arrivare agli affitti ed al latte. Nel 2005 le famiglie italiane hanno dovuto fare i conti con rincari – nel settore dei prezzi liberalizzati – del 5,1%. Vale a dire con aumenti pari ad oltre il doppio l`andamento dell`inflazione che si è aggirata intorno al 2%. E se gli energetici – elettricità, metano e carburanti – trainati dalle fiammate del greggio tirano la classifica dei rincari targati 2005, pesante è stato anche l`anno per i portafogli delle famiglie anche per i voli aerei (saliti del 19,1%). Secondo l`aggiornamento sull`andamento dei prezzi a novembre 2005 – fotografato da un documento del Dipartimento del Tesoro – i primi 10 mesi del 2005 si sono chiusi all`insegna del caro- petroliferi (+14,5% sullo stesso periodo 2004 con punte che arrivano ad oltre il 17% per il gasolio riscaldamento). Ma anche del caro-giornale: il costo di un quotidiano è infatti salito del 6,1%. Quello di un litro di latte è rincarato del 2,5%, uguale all`aumento dell`Rc auto e sostanzialmente in linea a quelli degli affitti, saliti del 2,2%.Per chi si atteneva i promessi benefici dal processo di liberalizzazione di molti settori, la delusione sembra così certa: il rincaro del 5,1% dei prezzi liberali, certificato dal Tesoro nei primi 10 mesi dell`anno, è infatti il più alto degli ultimi 5 anni. Mentre reggono i prezzi amministrati. Nello steso periodo hanno infatti messo a segno un aumento del 2,0%, in linea con il costo della vita. E con il trend degli ultimi anni. Scorrendo le tabelle del Dipartimento del Tesoro, qualche sollievo per la spesa delle famiglie si registra invece sul fronte della telefonia, i cui prezzi sono scesi nei primi 10 mesi dell`anno dell`1,3%, mentre i medicinali del servizio sanitario nazionale hanno segnato un calo del 5,2%. E, nella lista dei singoli generi, diminuzioni, anche se contenute (-0,7%), si segnalano per lo zucchero ed i medicinali di fascia C la cui “stima“ indica un -0,3%. Per la pasta alimentare invece si registra un calo dell`1% mentre sono rimasti fermi i servizi Bancoposta.A livello di curiosità da segnalare che Sicilia e Sardegna si aggiudicano la palma dell`autobus rispettivamente più caro e più economico della Penisola: se a Palermo, il biglietto costa 1,05 euro, a Sassari il prezzo scende a 0,57 centesimi. Ad ogni modo, quello che pagano gli italiani per spostarsi in città è in linea con gli altri paesi della zona euro: in dieci anni l`aumento dei prezzi nei paesi euro per la voce “trasporto passeggeri su strada“ è del 23%, in Italia del 21,3% (ben lontana dal Regno Unito dove si arriva al 40,7% ma altrettanto lontana dalla Francia con il 13,7%). “Nel 2006 la grande preoccupazione è rappresentata dai rincari sulle tariffe legati da un lato al caro petrolio e dall`altro ai tagli alle risorse dei comuni per i quali l`alternativa è tagliare il servizio o aumentare i prezzi“.Con queste parole Manfredi Landi, segretario generale dell`associazione di consumatori Adiconsum, commenta il dossier sull`andamento dei prezzi del Dipartimento del tesoro. “I dati confermano le mie previsioni. Per il carrello della spesa tradizionale non ci sono aumenti perché la diminuzione del consumo ha portato ad un contenimento dei prezzi ma gli aumenti più significativi sono quelli sulle tariffe del gas (10-12%) e del gasolio (17%) con ripercussioni anche sulle tariffe dei rifiuti, dell`acqua, eccetera“. Landi definisce poi “inadeguato“ il dato sugli affitti che evidenzia un aumento contenuto del 2,2%: “Il rincaro è contenuto perché gli affitti non vengono denunciati – spiega – perché a mio avviso gli aumenti sono superiori e si attestano sul 5%. Il dato è ridotto anche perché il calcolo si basa su una media tra case in affitto e case di proprietà e queste incidono per il 70%“.“I dati del Tesoro smentiscono le previsioni programmatiche del governo sulle politiche dei prezzi e delle tariffe – rincara la dose Elio Lannutti, presidente Adusbef-Intesaconsumatori – e confermano il nostro allarme sul potere d`acquisto: non si rilanciano i consumi perché le famiglie non arrivano alla seconda settimana“.“La gente non può fare una vita a rate – aggiunge , non può ricorrere al credito al consumo per sbarcare il lunario. Chiediamo al governo di mettere sotto controllo prezzi e tariffe altrimenti questo paese continuerà a far crescere gli utili dei monopolisti mentre il 90% delle famiglie vive una congiuntura economica sfavorevole“.

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