2 Febbraio 2006

Prezzi, l`istat rivede il “paniere“

ROMA – Pantaloni a vita bassa e ombelico scoperto avevano già decretato il tramonto del body, che quest`anno esce anche dal paniere dell`Istat. Che l`indumento avesse fatto il suo tempo era sotto gli occhi di tutti: nei cassetti delle adolescenti non è mai entrato e anche le madri l`hanno fatto sparire in fondo all`armadio. Oltre al body sono otto i prodotti che l`Istituto di statistica ha eliminato dal paniere che calcola la variazione dei prezzi al consumo e l`inflazione. Dieci le new entry, la più significativa il latte in polvere per neonati, che per la prima volta guadagna un posto in un paniere che quest`anno concede largo spazio alle spese per i bambini. Fanno infatti il loro ingresso felpe, jeans e l`apparecchio per i denti, sempre più diffuso tra i piccoli. Entrano per la prima volta il bed and breakfast, vacanza che va per la maggiore, l`ananas, il pigiama da donna e tre formaggi. Escono invece le videocassette. Chi le noleggia più? I dvd ne hanno preso il posto nel cuore e nelle tasche degli italiani. Spariscono anche i tessuti per confezionare abiti da donna e da uomo anacronistico ricordo del passato, spazzato via dal pret à porter e dal made in China. Fuori anche tre formaggi, il brie il caciocavallo e il provolone. Troppo grassi? Di certo gli italiani preferiscono la ricotta, nuovo ingresso in un paniere che ha invece cancellato la bigiotteria. L`Istat ha modificato anche il peso che alcuni prodotti hanno sul calcolo dell`inflazione assegnando meno spazio agli alimentari e dando più peso ai prodotti energetici, alle comunicazioni, all`Rc auto e all`abitazione comprese quelle utenze colpite dal caro-energia. Completa ristrutturazione invece per alcuni capitoli di spesa: trasporti ferroviari, servizi finanziari, medicinali e personal computer. Un lavoro certosino che lascia perplessa l`Intesa consumatori, che da tempo contesta il paniere e i dati sull`inflazione: “Non capiamo – si legge in una nota – a cosa serva aggiungere o togliere una manciata di voci quando i problemi veri riguardano le modalità delle rilevazioni dei prezzi e i pesi assegnati a ciascuna voce“. Alessandro Maino, Movimento consumatori, riassume: “Prendiamo il latte in polvere di cui l`Istat s`è finalmente accorto. Un conto è rilevarne il prezzo in farmacia, altra cosa al supermercato. Ogni comune è libero di scegliere dove prendere il prezzo, poi l`Istat fa la media. Ma non è detto che sia corretta. Ecco noi vorremmo sapere dove i comuni fanno le rilevazioni“. E ancora. “Che senso ha – aggiunge Maino – diminuire il peso che gli alimentari hanno nel paniere, come ha fatto ieri l`Istat, quando è ormai chiaro che la spesa assorbe gran parte del bilancio delle famiglie“?.

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