Prezzi, è guerra sulle cifre
L?Italia fa i conti
Scontro sul costo dei prodotti alimentari Fara: basta prendere in giro i cittadini
«Dati inaffidabili»: l?Istat denuncia l?Eurispes all?Authority
Roma. È guerra sulla rilevazione statistica dei prezzi e dell?inflazione. Una battaglia che potrebbe finire addirittura in tribunale. La comunicazione ufficiale dell?Istat sull?andamento dell?indice dei prezzi al consumo relativo al mese di dicembre ha riacceso i confronti innescati giovedì dalle rilevazioni dell?Eurispes. Ieri l?istituto nazionale di statistica ha convocato una conferenza stampa per contestare la validità dei dati diffusi dall?Eurispes. A far divampare la polemica è stata la voce alimentari: secondo l?Eurispes infatti l?aumento del costo dei prodotti alimentari nel 2002 è stato tre volte superiore a quello indicato dall?Istat: un incremento per cibi e bevande del 13% invece del 3,8% rilevato dall?Istat. Finito sotto tiro, l?Istituto nazionale di statistica, che presenterà ufficialmente il prossimo 28 gennaio il nuovo paniere con i relativi pesi, è intervenuto per respingere le accuse. Luigi Biggeri, presidente dell?Istat ha difeso il lavoro scientifico dell?Istituto e senza mezzi termini definito i dati diffusi dall?Eurispes assolutamente «inaffidabili dal punto di vista scientifico ». Secondo Biggeri « c i sono gli estremi per denunciare l ? Eurispes» per i dati diffusi sui presunti aumenti dei prezzi alimentari» e ha annuncia to di aver inviato in proposito una lettera all ? Autorità per le C omunicazioni. Sulla disputa il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli (Lega) ieri ha chiesto che sia la magistratura a interessarsi della guerra Istat-Eurispes sull?inflazione.
«Siamo aperti alle critiche di carattere scientifico», ha affermato Biggeri, «ma non accettiamo che si cerchi pretestuosamente di denigrare le statistiche ufficiali». L`Eurispes, sottolinea Biggeri, non ha «le caratteristiche per la produzione di indagini scientifiche» e «ci sono ragionevoli dubbi» che la sua indagine sia stata effettivamente imparziale». È solo l?Istat, ribadisce il presidente, a godere dei requisiti di scientificità, imparzialità, indipendenza e trasparenza che gli sono stati riconosciuti a livello nazionale ed internazionale.
L?appello alle famiglie italiane, che rischiano di rimanere vittime della confusione e di informazioni distorte, è dunque quello di fidarsi dell?Istat. Biggeri ammette che i rincari, il 2,8% misurato dall?Istat è costato alle famiglie 750 euro in un anno, ma esiste una forte differenza tra gli aumenti dei prezzi percepiti dai consumatori, riferiti cioè ai prodotti più acquistati e quelli misurati statisticamente. Gli unici validi a livello scientifico sono tuttavia i secondi, perché prendono in considerazione le variazioni di tutti i beni e i servizi, anche quelli di cui spesso non ci accorgiamo.
Alle accuse di Biggeri replica però il presidente dell?Istituto di studi, Gian Maria Fara: «Biggeri pensa a una ipotesi di reato di lesa maestà, partendo dal presupposto che in un paese democratico possa esistere un monopolio statale della ricerca. Ma non siamo più al tempo dei soviet. I cittadini non possono essere presi in giro: l?inflazione che gli italiani sopportano, soprattutto per quanto riguarda i prodotti alimentari, è quella che noi indichiamo e la nostra analisi è condivisa da milioni di italiani che fanno la spesa tutti i giorni».
Ma per l?economista Renato Brunetta i dati dell?Eurispes, perché fatti su commissione e di parte, non possono essere usati per mettere in dubbio le statistiche dell?Istat.
Contro le rilevazioni ufficiali si mantengono però le associazioni dei consumatori, sia quelle della Coalizione che quelle dell`Intesa, che chiedono una riduzione dei prezzi e propongono saldi liberi. «Nelle rilevazioni dell?Istat c?è qualcosa che non va», sostiene l?Adiconsum, «altrimenti le famiglie italiane non si sarebbero neanche accorte degli aumenti e i consumi non si sarebbero ridotti». Il dato Istat è «sottostimato» anche per Federconsumatori.
Un appello alla chiarezza è lanciato da Confcommercio: «Compito dell?Istat è dare sui prezzi risposte statisticamente inoppugnabili». Mentre per le organizzazioni agricole, direttamente coinvolte perché è sui prezzi dei generi alimentari che si è scatenata la polemica, serve più trasparenza per impedire manovre speculative e per evitare un balletto di cifre che ha dell?incredibile.
Il presidente della Confederazione italiana agricoltori, Pacetti, sottolinea che «i controlli sui prezzi non hanno funzionato»: «È nelle varie fasi di passaggio dei prodotti che va ricercata la trasparenza nella formazione del prezzo al consumo». Per il presidente della Coldiretti, Bedoni, «le guerre di cifre non servono ma occorre un impegno verso la rintracciabilità delle produzioni e l?etichettatura di origine degli alimenti». La Cisl chiede invece di rilanciare il tema generale della politica dei redditi. «Il primo passo per combattere la preoccupante inflazione», secondo il segretario della Cisl, Pezzotta, «è fare vero monitoraggio e contenere le tariffe amministrate, quelle delle Regioni e quelle dello Stato». E l?Ugl sentenzia: «Il costo della vita è aumentato più di quanto non dicano le statistiche ufficiali».
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