Prezzi furbi, etichette fantasma
-
fonte:
- Il Gazzettino
Coldiretti: «Speculazioni in agguato con la scusa della siccità. In regola solo il 55\% dei negozi»
La siccità, ma anche la furbizia dei negozianti, hanno fatto salire alle stelle i prezzi della frutta e della verdura, rincarate nel giro di pochi giorni del 30\%. Dai calcoli fatti dall`Intesa dei consumatori (Federconsumatori, Adoc, Adusbef e Codacons) «ogni giorno di caldo è costato un euro in più alle famiglie». Un conto confermato anche dalla Coldiretti nazionale, secondo la quale in questi tre mesi per la frutta e la verdura le famiglie hanno speso 90 euro in più.Riflesso di una realtà generalizzata, anche in città gli aumenti si stanno facendo sentire. «Nel giro di un mese – ha detto Laura Viotto, presidente della Fedrconsumatori provinciale – sono lievitati in particolare i prezzi di albicocche, fagiolini (tegoline), ciliegie, pesche e insalate. Le albicocche sono passate in media da 2,40 euro a 3,80, le ciliegie da 4 sino a 7 euro (ma in questo caso va detto che incide notevolmente la manodopera e la deperibilità,ndr); le tegoline da 4 a 6, le pesche noci da 4-4,90 a 6 e l`insalata da 2 a 3,80. E spesso non si capisce da dove provengano i prodotti, visto che soltanto poco più della metà dei commercianti, soprattutto quelli ambulanti, si è dotato delle etichette previste dalla legge».
A questo proposito la Coldiretti provinciale raccomanda di controllare le etichette, obbligatorie per legge (dalle quali deve risultare la provenienza, la varietà e la categoria della frutta e verdura in vendita), per scoprire se gli aumenti sono giustificati dalla siccità o dalle gelate primaverili o se invece riguardano anche altri prodotti importati da Paesi dove non ci sono stati problemi. «Solo così – sottolinea Claudio Filipuzzi, presidente provinciale e regionale della Coldiretti – si può arginare il rischio delle “speculazioni“, determinato dalla commercializzazione di prodotti esteri “spacciati“ per italiani dopo che gli effetti del clima hanno determinato una drastica riduzione della produzione di frutta e verdura nazionale (pesche – 30\%, albicocche – 25\%, ciliegie – 20 \%, patate – 20\%) ed un aumento delle importazioni. Io stesso ho constatato che in certi punti vendita si ignora completamente la legge e non ci sono le etichette complete».
Secondo un recente indagine della Coldiretti effettuata a livello nazionale, aggiunge Filipuzzi, «nonostante gli obblighi di legge infatti solo il 55\% dei punti vendita espone le informazioni relative alla provenienza della frutta e verdura acquistata». Analisi e pubblicità tempestiva on line dei prezzi alla produzione, all`ingrosso e al dettaglio nelle diverse località, accesso dei consumatori ai mercati all`ingrosso e apertura periodica nelle città di spazi di vendita per consentire ai consumatori di acquistare direttamente dagli imprenditori agricoli sarebbero, secondo la Coldiretti, altri interventi necessari per spianare la strada ad un rapporto più diretto tra chi produce e chi consuma e garantire l`origine e la qualità degli alimenti acquistati e rilanciare i consumi, che nel 2002 hanno fatto segnare un calo del 10\%.
«Per quanto ci riguarda la strada da percorrere in questo senso è più difficile – sottolinea Filipuzzi – poichè per far fronte al fabbisogno nel settore ortofrutticolo ci rivolgiamo al Veneto o all`Emilia Romagna. Per conto nostro produciamo solo frutta, per lo più mele, kiwi, pere e pesche, ma in quantità molto minore di quanto non potremmo».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: Coldiretti, intesa, laura viotto, negozianti, Prezzi, siccità, verdura
