24 Ottobre 2021

Prezzi folli, vola il conto della spesa. Sulle tavole il salasso è servito

 

 

di ACHILLE PEREGO Una stangata d’autunno nel carrello della spesa e un Natale che rischia di essere tra i più cari degli ultimi anni. La ripresa post-pandemia con la corsa delle materie prime (dal petrolio al gas, dai cereali ai metalli industriali fino a carta, legno e “plastica”) non poteva non trasferirsi sugli scaffali di negozi e supermercati. Con rincari che, secondo il Codacons, costeranno 1.500 euro a famiglia mentre le feste natalizie porteranno un aumento complessivo di prezzi e tariffe di quasi 1,4 miliardi con 100 milioni in più solo per pranzi e cenoni.

Ma il bollettino di guerra della spesa, che non sta risparmiando neppure le zucche di Halloween vendute a 2-2,5 euro al chilo (+25%) mentre, avverte Coldiretti, ai produttori agricoli vengono pagate 40-60 centesimi – rischia di aggravarsi con le scelte al rialzo sui listini che stanno operando le più grandi aziende multinazionali dei beni di largo consumo. Quelle che, dai detersivi agli shampoo fino agli alimentari e le bevande, vedono i loro prodotti a marchio riempire gli scaffali dei supermercati e che stanno trasferendo sui consumatori l’aumento e la carenza di materie prime che sta incidendo non più e non solo sui cantieri edili e l’industria dell’auto (leggi microchip), ma anche sui prodotti per la casa e la cura della persona.

Così un gigante come l’americana Procter & Gamble, che vanta marchi da Pantene a Oral-B, da Dash a MastroLindo, da Lenor a Viakal, e che aveva già annunciato aumenti dei prezzi di listino per i famosi pannolini Pampers, ora dovrebbe alzare anche quelli dei prodotti per la cura orale e della pelle come i rasoi dove è presente con brand come Gillette e Braun. Ma alle mosse di P&G ha fatto eco anche un altro colosso dei beni di largo consumo come la britannica-olandese Unilever presente anch’esse con diversi brand (dai gelati Algida a prodotti per casa e persona come Mentadent, Dove, Svelto e Coccolino) e secondo la quale l’inflazione da costi permarrà anche il prossimo anno e questo richiede un’appropriata azione di pricing. Del resto, dopo la crescita dell’inflazione del 2,5% a settembre, a ottobre è molto probabile, anticipa Mariano Bella, responsabile dell’Ufficio Studi di Confcommercio, che si arrivi al 3%. E solo per l’acquisto di generi alimentari e bevande analcoliche le famiglie potrebbero spendere l’1,55% in più rispetto all’anno scorso, ossia 475 euro in media.

Ma quel che è peggio è che l’allarme prezzi possa continuare, e incrementarsi, nei prossimi mesi. Assopanificatori Confesercenti prevede aumenti di prezzo del pane confermato dal Codacons che, proprio per il pane, insieme con pasta, pandori, panettoni e dolci lievitati calcola rincari del 10%. Ma anche un più 2,5% su pesce, carni e salumi, l’1,5% per vini e spumanti e il 2,7% per ortaggi, frutta fresca e secca.

Di fronte alla corsa dei rincari, avverte il presidente di Federdistribuzione, Alberto Frausin, la Gdo farà il possibile per contenerli, ma serve una risposta complessiva. Così, nei giorni scorsi l’industria dei beni di consumo e le aziende della distribuzione moderna hanno chiesto al governo di aprire un tavolo di filiera per valutare le possibili conseguenze del rincaro dei prezzi delle materie prime ed energetiche sulla ripresa economica auspicando misure fiscali per mitigare i rincari e provvedimenti per la salvaguardia della competitività delle imprese, del potere d’acquisto delle famiglie e dei consumi.

Il circolo vizioso del caro-materie prime e dell’energia, e quindi dei trasporti e degli imballaggi, denuncia Coldiretti, rischia a Natale di far pagare di più la bottiglia che il pomodoro in esso contenuto che sul prezzo finale incide solo per l’8% mentre oltre la metà del valore (53%) è il margine della distribuzione commerciale. Ma sul caro prezzi incide anche un contesto internazionale di scambi commerciali in riduzione e dove, avverte il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, crescono accaparramenti, incertezza e fenomeni speculativi. Quella speculazione sui prezzi per cui il presidente di Fipe-Confcommercio Lino Enrico Stoppani chiede al governo “di attivare presidi di monitoraggio e di controllo”.

 

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