6 Gennaio 2022

Prezzi Fiammata di dicembre

Non  si  ferma  la  corsa  dell’inflazione.A  dicembre  l’incremento  tendenziale  dei  prezzi  al  consumo  sfiora  il  4%,  portandosi  ai  livelli  di  oltre  13  anni  fa.  Accelera  in  particolare  il  cosiddetto  carrello  della  spesa,  con  un  incremento  dei  prezzi  addirittura  raddoppiato  rispetto  al  mese  precedente.  Dati  che  portano  il  2021  chiudersi  +1,9%,  con  un’inversione  di  rotta  rispetto  alla  flessione  dell’anno  precedente.  spingere  è  sempre  l’andamento  dei  prezzi  dell’energia,  con  consumatori  che  temono  un  aggravarsi  della  situazione  nei  prossimi  mesi,  dopo  rialzi  delle  bollette  scattati  gennaio.A  dicembre,  secondo  la  stima  preliminare  Istat,i  prezzi  al  consumo  aumentano  dello  0,4%  su  base  mensile  del  3,9%  sull’anno  (dal  +3,7%  di  novembre),  segnando  la  variazione  tendenziale  più  alta  da  agosto  2008,  quando  l’inflazione  era  arrivata  al  +4,1%.  Dietro  questa  accelerazione,  spiega  l’Istituto  di  statistica,  c’è  la  crescita  dei  prezzi  dei  beni  (da  +5,1%  +5,5%;  mentre  servizi  restano  stabili  +1,7%),  imputabile  soprattutto  ai  beni  alimentari  (da  +1,3%  +2,6%).  Rallentano  invece  quelli  energetici,  pur  mantenendo  una  crescita  sostenuta  (da  +30,7%  +29,1%):  la  causa  è  l’andamento  della  parte  non  regolamentata,  con  il  rallentamento  dei  prezzi  di  gasolio  benzina;  mentre  la  componente  regolamentata  continua  crescere  in  modo  molto  sostenuto  (+41,9%,  da  +41,8%  di  novembre).  Tutto  questo  si  traduce  in  un  carrello  della  spesa  sempre  più  caro:  la  crescita  dei  prezzi  dei  beni  alimentari,  per  la  cura  della  casa  della  persona  raddoppia  infatti  da  +1,2%  di  novembre  +2,4%.  Accelerano  anche  prodotti  ad  alta  frequenza  d’acquisto  (da  +3,7%  +4%).  Il  2021  si  chiude  così  con  una  ripresa  dell’inflazione:  dopo  la  flessione  del  2020  (-0,2%),  infatti,i  prezzi  al  consumo  crescono  dell’1,99%,  registrando  l’aumento  più  ampio  dal  2012  (+3%).  Una  ripresa,  spiega  l’Istat,  «essenzialmente  trainata  dai  beni  energetici  (+14,1%)»:  tolti  gli  energetici  gli  alimentari  freschi  (inflazione  di  fondo),  l’inflazione  del  2021  si  ferma  allo  0,8%  (+0,5%  nell’anno  precedente)e  al  netto  dei  soli  energetici  allo  0,7%  (come  nel  2020).  Ed  è  una  situazione  che  nel  nuovo  anno  non  sembra  destinata  migliorare.  In  base  alle  stime  preliminari,  infatti,  l’Istat  evidenzia  che  l’inflazione  acquisita  trascinamento  per  il  2022  (cioè  la  crescita  media  che  si  avrebbe  nell’anno  se  prezzi  rimanessero  stabili  fino  dicembre)  è  già  al  +1,8%.  L’inflazione  al  3,9%  si  traduce  in  una  stangata  per  cittadini,  calcolano  le  associazioni  dei  consumatori:  1.198  euro  annui  in  più  famiglia  secondo  il  Codacons;  1.094  per  la  famiglia  media  secondo  le  stime  dell’Unione  consumatori,  che  calcola  un  record  di  1.438  euro  per  le  coppie  senza  figli  con  meno  di  35  anni.  Un  quadro  che  ancora  non  tiene  conto  degli  ultimi  aumenti  di  luce  gas.  La  condizione  inflazionistica  «è  destinata  permanere  al-meno  fino  all’estate,  con  inevitabili  riflessi  negativi  sul  potere  d’acquisto  delle  famiglie  della  loro  ricchezza  finanziaria  detenuta  in  forma  liquida,  frenando  la  ripresa  dei  consumi»,  osserva  Confcommercio.  Sulla  stessa  linea  l’Ufficio  studi  Coop,  secondocui  l’inflazione  «tiene  in  ostaggio  consumi  delle  famiglie  costringe  il  budget  nei  confini  delle  spese  obbligate».  Si  profila  anche  il  rischio  che  questa  situazionepossa  pregiudicare  la  ripartenza  dell’economia.  «L’aumento  dei  prezzi,  unito  alla  rapida  espansione  dell’epidemia,  rischia  di  bruciare  la  ripresa»,  avverte  Confesercenti,  evidenziando  come  dietro  l’accelerazione  dell’inflazione  dicembre  ci  sia  non  solo  la  corsa  dei  beni  energetici,  ma  anche  fattori  stagionali  le  strozzature  dal  lato  dell’offerta.E  proprio  gli  aumenti  diffusi  dei  costi  delle  materie  prime,  avverte  Federdistribuzione,  «saranno  difficilmente  gestibili  lungo  senza  una  strategia  condivisa  livello  di  filiera». 

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