22 Febbraio 2014

Prezzi fermi, prime città in deflazione

Prezzi fermi, prime città in deflazione

ROMA – Bassa e stabile: l’ inflazione del mese di gennaio si conferma allo 0,7 per cento, come già nei precedenti mesi di novembre e dicembre. Eppure qualcosa si muove: provati dalla crisi dei consumi in alcune città i prezzi invece che aumentare diminuiscono, un segnale tutt’ altro che buono che apre lo spiraglio a quella spirale negativa che va sotto il nome di deflazione (i consumatori non comperano in attesa di listini più lievi). In un solo anno il costo della vita si è ulteriormente ridotto di un terzo: lo certifica l’ Istat che mette a confronto il dato di gennaio con lo stesso di un anno fa (2,2 per cento). Lo 0,7 è la quota più bassa da quattro anni a questa parte e anche se a livello congiunturale (gennaio 2014 su dicembre 2013) si nota un accenno d’ aumento (0,2 per cento) è evidente che la domanda interna è ferma. Negli ultimi sei anni, dal 2007 al 2012, segnala Confesercenti, gli italiani, travolti dalla crisi e dalle incertezze sul lavoro, hanno speso complessivamente 47 miliardi in meno (un taglio del 5,7 per cento) adattandosi ad una qualità di vita e consumo decisamente inferiore rispetto al passato. Non potendo toccare le spese obbligate dalle bollette agli affitti alla sanità – hanno ridotto la spesa per l’ istruzione, l’ abbigliamento e gli alimentari. Per i «colleghi» di Confcommercio la «spesa obbligata per le famiglie» è addirittura aumentata del 6 per cento su base annua, spinta dagli aumenti della tariffa sui rifiuti (più 14,7 rispetto a gennaio 2013), dell’ acqua (più 5,6 per cento tendenziale). Guardando al costo della vita, resta più alto l’ indice legato al «carrello» ovvero ai prodotti di più frequente acquisto che hanno realizzato a gennaio l’ 1,3 per cento di crescita annua. Hanno fatto da traino soprattutto i vegetali freschi, sottolinea la Coldiretti, totalizzando un più 4,6 per cento dovuto al maltempo e al più scarno raccolto. In realtà viaggia all’ 1,3 per cento l’ intero comparto «grocery» ovvero – dal cibo, ai detersivi ai prodotti per l’ igiene tutti gli acquisti disponibili nei negozi sotto casa, anche se la grande distribuzione fa notare che, grazie a promozioni e sconti, nei supermercati l’ indice è rimasto fermo allo 0,7 garantendo alle famiglie risparmi da 6 miliardi l’ anno. Certo è che i consumatori tengono stretti i cordoni della borsa: in due città – Venezia e Livorno – a gennaio si è concretizzata addirittura una anteprima deflazionistica: in attesa di ulteriori ribassi le famiglie non acquistano e i prezzi di gennaio sono diminuiti rispettivamente dello 0,2 e 0,3 per cento. I consumatori intanto fanno i calcoli dei «danni» che può infliggere alle tasche degli italiani anche un tasso fermo allo 0,7 per cento: il Codacons prevede una stangata di 231 euro annui per una famiglia di tre persone, che diventano 368 euro per Federconsumatori e Adusbef. «E’ necessario che il governo intervenga con la massima urgenza per fronteggiare una situazione divenuta ormai insostenibile per le famiglie e per l’ intera economia. La continua diminuzione dei consumi, accelerata dall’ aumento dei prezzi, continua ad alimentare crisi, fallimenti, disoccupazione e cassa integrazione» commentano i presidenti Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti. (l. gr.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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