Prezzi fermi ma la spesa ha un rincaro doppio
ROMA Prezzi ancora fermi a gennaio: niente si muove sotto l’ ombrello dell’ inflazione, con il tasso annuo che ormai da tre mesi ristagna sullo soglia dello 0,7%. Come al solito si conferma più alta l’ asticella sui prezzi degli acquisti quotidiani, visto che il carrello della spesa registra un rincaro dell’ 1,3%, quasi il doppio rispetto alla crescita dell’ indice generale. A misurare la temperatura dei prezzi è l’ Istat, che diffondendo i dati definitivi su gennaio conferma quanto già stimato. IL TASSO PIÙ BASSO. Serie storiche alla mano l’ ultimo tasso risulta ancora il più basso da oltre quattro anni, o meglio da novembre del 2009. Inevitabile il confronto con l’ inizio del 2013, quando, sempre a gennaio, il valore dell’ indice dei prezzi al consumo si attestava al 2,2%. Insomma nel giro di un anno l’ inflazione si è ridotta a un terzo. Tuttavia su base mensile qualcosa sembra risvegliarsi: la variazione congiunturale risulta positiva per la seconda volta (in entrambi i casi +0,2%). In frenata ma comunque più alto del tasso complessivo, risulta l’ indice «grocery», all’ 1,3%, che guarda esclusivamente ai prodotti che si possono comprare al supermercato, nella bottega sotto casa, e in genere in tutti i luoghi dove si fa la spesa giornaliera, che non solo comprende il cibo, ma anche i prodotti per le faccende domestiche, in primis i detersivi, e ancora tutto quello che serve per l’ igiene personale (dal dentifricio al deodorante), compresi i prodotti di bellezza, come le diverse creme. IL CARO-VERDURA. Anche su base mensile l’ insieme delle compre giornaliere, per la prima volta sotto osservazione, sale (+0,3%), trainato probabilmente dal comparto alimentare, che avrebbe subito gli effetti del maltempo, come spiega Coldiretti parlando del +4,6% della verdura. L’ Istituto di statistica dà anche i dettagli sul territorio ed emerge che due città, Venezia e Livorno, sono piombate nella famigerata «deflazione» segnando tassi negativi (-0,2% per il capoluogo veneto e -0,3% per quello toscano). Sempre a gennaio i prezzi registrano una crescita «zero» sia a Palermo che a Verona. Tutt’ altra storia per Bolzano (+1,3%). Analizzando i diversi settori, Confcommercio punta il dito contro i servizi a regolamentazione locale, spesso «una spesa obbligata per le famiglie» cresciuti del 6% su base annua, spinti dagli aumenti della tariffa sui rifiuti (+14,7 rispetto a gennaio 2013), dell’ acqua (+5,6% tendenziale) e dei servizi di trasporto. Sulla stessa linea Confesercenti che fa notare come tra il 2007 e il 2012 i consumatori italiani, travolti dalla crisi, hanno speso complessivamente 47 miliardi in meno, ma non hanno potuto tagliare su tutto e per la sanità e le bollette si sono registrati dei rialzi. I consumatori intanto fanno i calcoli dei «danni» che può infliggere alle tasche degli italiani anche un tasso fermo allo 0,7%: il Codacons prevede una stangata di 231 euro annui per una famiglia di tre persone, che diventano 368 euro per Federconsumatori e Adusbef. VENEZIA IN DEFLAZIONE. A guardare bene le tabelle della rilevazione dei prezzi al consumo nel comune di Venezia, la variazione percentuale per la voce «prodotti alimentari e bevande alcoliche» su base mensile rispetto a dicembre ha avuto un calo dello 0,3% ma su base annua c’ è un aumento dello 0,4%. A Venezia fanno notare i commercianti, ogni collo che arriva dalla terraferma costa 80 centesimi in più per il trasporto; in pratica«ogni cassetta di mele, a Venezia, ha un sovrapprezzo rispetto a quanto costa nel resto d’ Italia». Nella città lagunare a subire una flessione, rispetto al gennaio 2013, sono capitoli come «abbigliamento e calzature» (-0,9%), «beni energetici» (-2,2%) e «comunicazioni» con un quasi -10% (-9,8%).
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