Prezzi fermi al palo E undici grandi città sono in deflazione
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fonte:
- La Provincia di Varese
Brusca frenata per l’ inflazione, che a novembre scende a +0,1% con una riduzione di due decimi di punto percentuale rispetto al +0,3% registrato a ottobre. L’ Istat ha confermato la stima preliminare spiegando, inoltre, che l’ indice è diminuito dello 0,4% rispetto al mese precedente. Il rallentamento dell’ inflazione è dovuto principalmente alla riduzione dell’ ampiezza della crescita tendenziale dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,6% da +1,4% di ottobre), causata soprattutto dai servizi ricettivi e di ristorazione (+0,9% da +2,1% del mese precedente), cui si aggiunge la decelerazione della dinamica dei prezzi degli alimentari non lavorati (+3,2%, da +4,1% di ottobre). Questi andamenti sono in parte bilanciati dal rallentamento della flessione dei prezzi degli energetici non regolamentati (-11,2%, da -12,7% di ottobre). Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l'”inflazione di fondo” scende a +0,7% dal +0,8% di ottobre; al netto dei soli beni energetici si attesta a +0,8% (da +1,0% del mese precedente). L’ inflazione acquisita per il 2015 è stabile a +0,1%. E undici tra le grandi città italiane sono in deflazione, con tassi annui d’ inflazione sotto lo zero a novembre. La riduzione più forte dei prezzi si registra a Bologna (-0,7%), seguita da Padova, Palermo, Catania, Perugia, Cagliari, Bari, Verona, Venezia, Modena ed Aosta. Effetto Parigi «L’ effetto Parigi pesa in modo impressionante anche sulla nostra economia – spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi – Ristoranti e alberghi si sono infatti svuotati dopo i fatti del 14 novembre, come denunciato in prima istanza dal Codacons e come certificato oggi dall’ Istat, che attribuisce il rallentamento dell’ inflazione soprattutto ai servizi ricettivi e di ristorazione, fermi al +0,9% dal +2,1% del mese precedente». Per Confesercenti la frenata dei prezzi «è influenzata da una serie di cause stagionali ed una tantum, come la fine dell’ Expo ma anche il rischio terrorismo, fattori che hanno portato ad un abbassamento delle tariffe nella ricettività e nella ristorazione, ma complessivamente rispecchia la condizione di persistente debolezza del mercato interno e dei consumi».
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