Prezzi e tariffe, autunno boom alimentare, aumenti fino al 7%
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fonte:
- La Sicilia.it
Roma. «Un ritorno dalle ferie amaro», quello con cui si stanno scontrando in queste ore i consumatori italiani. «Una raffica di rincari di prezzi e tariffe in tutti i settori si sta infatti abbattendo sulle tasche degli italiani». Solo per gli alimenti si prevede una maggiore spesa di 550 euro a famiglia. Le stime arrivano dal Codacons, secondo cui «la riapertura dei negozi e delle attività commerciali è accompagnata da un aumento generalizzato dei prezzi, mediamente del 5% sui prodotti di largo consumo, con punte fino al +10% per quei beni legati strettamente alle quotazioni dei carburanti». Ed è proprio la benzina a finire sul banco degli imputati. «L’ abnorme aumento dei listini dei carburanti e le sconsiderate accise che gravano su benzina e gasolio, stanno comportando un incremento dei costi che viene scaricato sui consumatori finali», sottolinea il presidente Carlo Rienzi. Le famiglie, secondo il Codacons, reagiranno ai rincari con «una forte riduzione dei consumi, che di questo passo proseguirà fino a fine anno, costringendo i consumatori ad un Natale gelido sul fronte degli acquisti». L’ associazione ricorda lo sciopero della spesa, una «protesta simbolica contro il carovita organizzata per il 19 settembre, e chiede a gran voce al governo di intervenire sul fronte della tassazione, riducendo il peso fiscale sui carburanti, che risulta il più elevato al mondo». «Con l’ autunno è a rischio la produzione di latte e carne in Italia, dove riempire la mangiatoia negli allevamenti costa fino al 50% in più dall’ inizio dell’ anno». È la Coldiretti a lanciare l’ allarme sulle difficoltà di continuare a sfamare gli animali a causa dell’ aumento record dei prezzi dei mangimi, con effetti sulle tavole degli italiani. Le componenti fondamentali della dieta degli animali, ricorda l’ associazione, «hanno raggiunto valori da massimo storico nelle quotazioni da gennaio ad agosto con il mais che è aumentato di oltre il 40% e la farina di soia di quasi il 70%». Il 75% circa della razione giornaliera di una mucca è composto proprio da soia e mais, quindi l’ impatto di questi aumenti, sottolinea Coldiretti, «è insostenibile se si tiene conto che il prezzo di latte e derivati riconosciuto agli allevatori si è ridotto del 9% rispetto allo scorso anno, secondo l’ Ismea». Occorre, quindi, una «netta ed immediata inversione di tendenza per non mettere a rischio l’ allevamento italiano e con esso, oltre alla produzione di latte e carne, anche l’ intero patrimonio di formaggi e salumi made in Italy che rappresenta una voce determinate delle esportazioni». «Oggi più che mai – sottolinea il presidente, Sergio Marini – serve uno sforzo di tutti per affermare tra la gente una nuova cultura del «giusto cibo al giusto prezzo». In allarme anche Adusbef e Federconsumatori. «Già – dicono – abbiamo calcolato in 2.333 euro annui quanto incideranno l’ aumento di prezzi, tariffe e tasse sulle famiglie e quello che ci preoccupa ulteriormente è che questo andamento non sembra avere sosta anche nella ripresa autunnale soprattutto sul versante dell’ alimentazione, anche alla luce delle speculazioni internazionali sulle derrate alimentari con aumenti del 7% pari a più 392 euro; con l’ incremento dei costi mantenimento della casa dove le bollette di gas, luce, acqua e rifiuti, si attesteranno a 308 euro in più e per i costi energetici tra carburanti e riscaldamento che registreranno aumenti vertiginosi per un complessivo più 471 euro Senza dimenticare gli indicibili aumenti delle tassazioni, Imu e addizionali Irpef, e il gravoso carico economico per mandare un figlio a scuola». Adusbef e Federconsumatori, annunciano che nei prossimi giorni metteranno a punto le proprie proposte con le altre più grandi associazion e hanno organizzato un presidio di protesta davanti a Montecitorio il 19 settembre. In 10 anni – secondo l’ Istat – la spesa media delle famiglie italiane è aumentata del 12,6%, arrivando a 2.453 euro al mese. In aumento le risorse che vengono destinate alla casa, ormai arrivate a quasi un terzo del totale; mentre resta stabile la voce «alimenti e bevande» (19%). Secondo le tabelle dell’ Istituto di statistica nel 2000 la spesa media mensile delle famiglie era pari a 2.178 euro, ma la ripartizione geografica mostrava evidenti differenze: al Nord saliva fino a 2.441 euro, al Centro restava vicino al dato nazionale con 2.149 euro, mentre al Sud scendeva a 1.811 euro. In 10 anni le differenze tra i Mezzogiorno e il resto della penisola sono ulteriormente aumentate, portando la spesa mensile a 2.795 nel Nord (+14,5%), a 2.538 al Centro (+18,1%) e 1.882 al Sud (+3,9%). Tra i vari capitoli di spesa il primo posto spetta alla casa, che nel tempo ha ulteriormente incrementato la cifra destinata dalle famiglie, passando dal 22,3% del totale al 28,4%, con un incremento di 6,1 punti percentuali. Al secondo posto ci sono alimenti e bevande, che mantengono la loro quota di spesa (18,6% nel 2000 e 19% nel 2010). Stabile anche il terzo posto, con i trasporti che registrano un lieve calo, si passa infatti dal 15,3% al 13,8%.
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