Prezzi, controlli più mirati
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fonte:
- Brescia Oggi
La proposta di Scotti: «Blocchiamo pane e latte»
In piazza della Loggia ieri mattina alle 10 gli attivisti dell?Intesa dei consumatori hanno attuato un presidio, distribuendo volantini riguardanti lo «sciopero della spesa». Un?iniziativa di protesta contro l?aumento dei prezzi che Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, le associazioni che compongono l?Intesa consumatori a livello nazionale, hanno portato in piazza per la prima volta quest?anno. In questo mese di settembre anche i dati ufficiali Istat hanno confermato la crescita tendenziale dell?inflazione al 2,8% su base annua.
Ma se ormai tutti gli attori in causa, dai consumatori agli uomini di governo, riconoscono un eccessivo aumento di determinati prodotti, le ricette per intervenire a calmierare il mercato sono le più varie. Si va da una richiesta di maggiore trasparenza nel meccanismo della formazione dei prezzi di determinate filiere alimentari, da parte delle associazioni dei consumatori, ad un intervento calmieratore per legge su prodotti di prima necessità o repressivo da parte della polizia annonaria dei singoli Comuni, avanzati dai politici di governo.
Ma andiamo con ordine. E? servito questo sciopero dei consumi?
Ieri mattina in piazza della Loggia gli attivisti della Intesa consumatori facevano pensare a Davide contro il gigante Golia. Nei bar e nei negozi del centro non si notavano reazioni apprezzabili alla proposta di sciopero. Qualche capannello attorno a chi distribuiva volantini, con le proposte degli scioperanti: evitare di ordinare caffè al bar, non spedire sms al cellulare, non andare al supermercato in questa giornata.
«Bravi, date un volantino anche a me – esclama una signora – non se ne può più di questi aumenti. Sono anch?io per lo sciopero della fame!»
«Un momento – precisa uno degli attivisti – non stiamo proponendo nessuno sciopero della fame, ma solo una protesta della spesa».
L?impressione è che vi sia tra i cittadini un malcontento diffuso per gli aumenti, accompagnato da una grande disinformazione su che cosa è necessario fare per migliorare la situazione.
La maggioranza dei consumatori se la prende con i commercianti; tuttavia è stata solo una minoranza ad aver accolto la proposta dello sciopero della spesa.
La conferma viene dagli stessi commercianti. La segretaria di direzione dell?Ipermercato di Roncadelle non ha notato una diminuzione apprezzabile dei clienti, forse solo il 7-8% in meno.
«Per noi è stato solo uno sciopero virtuale – osserva Carlo Massoletti dell?Ascom-Confcommercio – dato che nella maggioranza degli esercizi commerciali nostri associati non si registrano diminuzioni di vendite».
Ma i referenti provinciali delle associazioni dei consumatori bresciani correggono un po? i numeri al rialzo. «Questo sciopero è una forma di sensibilizzazione importante – ricorda Cesare Reboni, Adiconsum Cisl – anche se a Brescia non saremo andati oltre il 10-15%, un po? di più a livello nazionale. Il problema è che tutti i consumatori sono solidali con noi a parole, in pratica preferiscono delegare ad altri la soluzione del problema. Ma i meccanismi di controllo del mercato e dei panieri di spesa sono efficaci solo se i consumatori fanno sentire il fiato sul collo ai controllori».
Cosa è necessario fare a vostro avviso?
«La soluzione fondamentale – dice Reboni – è la diversificazione dei panieri di spesa secondo i redditi. Faccio un esempio: se un pensionato con 1000 euro al mese spende il 50% del suo reddito per alimentarsi ed il 20% in medicine, un aumento ingiustificato di questi beni è ben diverso per i soggetti deboli rispetto a chi ha un reddito tra 2000 e 3000 euro, che spende solo il 20% dei soldi che guadagna per i beni di prima necessità. Bisogna quindi intervenire sul rapporto tra i consumi e la tipologia del reddito. I controlli sugli aumenti dei prezzi devono concentrarsi sui prodotti da tutelare, in base ai consumi delle fasce più deboli».
A questo proposito proprio ieri l?assessore al Commercio della Lombardia, il bresciano Mario Scotti (Udc), ha sottolineato la necessità di «mettere sotto controllo i prezzi di una decina di generi di prima necessità, come pane e latte, oppure di bloccarli per un certo periodo, come è già successo in passato». Inoltre, tornando su una proposta del ministro Marzano, anche Scotti raccomanda un maggiore controllo da parte della polizia annonaria dei Comuni. «Per sei mesi in un Comune della Lombardia – rivela Scotti – abbiamo fatto regolari controlli su determinati prodotti. Abbiamo verificato che, dove si controllano con regolarità i listini, i prezzi tendono a diminuire. Certo dobbiamo dare degli indirizzi più precisi alla polizia annonaria».
Secondo l?on. Stefano Saglia, capogruppo di An in Commissione attività produttive, «deve essere accelerato il processo di liberalizzazione anche nel commercio, perchè una maggiore competitività può garantire la discesa dei prezzi. Crediamo che la trasparenza e l?informazione siano indispensabili per il consumatore».
Sottolinea la «necessità di informazione e trasparenza» anche Francesco Zanatta, della Lega consumatori Acli, che tuttavia pone l?accento sulla grande distribuzione: «Un controllo efficace sarebbe quello mirato sulla grande distribuzione circa i prodotti che la maggior parte delle persone utilizzano per vivere. A Brescia gli strumenti per fare queste rilevazioni ci sono, manca tuttavia ancora la trasparenza».
Infine Fausto Filippini, della Federconsumatori di Brescia, sottolinea il bisogno di una maggiore collaborazione tra associazioni di tutela dei consumatori e rappresentanti dei commercianti.
«Abbiamo instaurato un rapporto di dialogo con la Confesercenti, sulla legge a garanzia dei prodotti, e con l?Ascom, per l? accordo sui saldi. Ci vorrebbe un dialogo più stabile, come avviene in altri Paesi europei, e un?attenzione maggiore delle istituzioni. Recentemente la Camera di commercio di Brescia ha firmato una convenzione a favore delle associazioni dei consumatori. E? un primo incentivo per una maggiore sinergia degli organismi di tutela dei consumatori».
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