10 Settembre 2002

Prezzi, consumatori denunciano omissioni in indice Istat

L`indice di rilevazione dei prezzi al consumo dell`Istat risulta “incompleto“ e non attendibile, lasciando fuori dal computo circa 21 comuni in 12 regioni, un sesto dei cittadini italiani.
Questo è quanto denunciano i rappresentanti dell`Intesa (Adusbef, Codacons, Federcosnumatori e Adoc), uno dei due cartelli di associazioni di consumatori, riferendo che l`omissione dell`Istat porterebbe a sottostimare il tasso di inflazione di una percentuale che oscilla tra lo 0,1 e lo 0,3%.

“Non si sa più quale attendibilità abbiano i dati sull`inflazione diffusi dall`Istat. Se vengono escluse dal calcolo proprio le province con il livello di inflazione più alto, il tasso rimane basso artificialmente. I comuni di 20 province non mandano i dati o li mandano in modo talmente scorretto che vengono eliminati. Se fossero calcolati tutti i comuni il tasso di inflazione potrebbe anche salire dello 0,1-0,3%“, ha precisato Carlo Rienzi di Codacons, spiegando che questi indici incompleti vengono forniti almeno dal 1995.

La denuncia dei consumatori è quindi rivolta all`Istat, ma soprattutto ai sindaci dei comuni in questione che “potranno anche essere chiamati in giudizio per danni“.

“La Sicilia, la Campania, la Puglia e la Sardegna, praticamente l`Italia del Sud, che ha il tasso di inflazione più alto, non esiste per l`Istat e quindi tutto va meglio, invece bisogna tenerne conto…“, ha aggiunto Rienzi a margine della conferenza stampa.

Venerdì mattina le associazioni aderenti al Consiglio nazionale consumatori e utenti (Cncu) hanno avuto un primo incontro con il presidente dell`Istat, Luigi Biggeri, dal quale hanno ottenuto piena disponibilità a rivedere i criteri di formulazione del paniere e dell`indice dei prezzi, a patto che vengano posti “rilievi scientifici“.

“Abbiamo anche ottenuto l`apertura alla costituzione di altri panieri per tipologia di famiglie e maggiore accuratezza nelle rilevazioni territoriali“, ha ricordato Rosario Trefiletti di Federconsumatori. In quell`occasione Intesa avrebbe fatto presente la mancanza dei dati relativi ai 21 comuni, ricevendo da Biggeri risposte “non soddisfacenti“.

“Il Presidente dell`Istat ci ha risposto che all`istituto non risulta, ma che che verranno fatti ulteriori accertamenti per verificare“, ha spiegato oggi Rienzi, aggiungendo che il tasso di inflazione del 2,3% stimato da Istat per agosto è da rivedere e che la stima dell`associazione dei consumatori per lo stesso mese e` di oltre il 3%.

I consumatori dell`Intesa denunciano altri limiti nelle rilevazioni Istat, tra i quali la tendenza a mantenere costanti i prezzi, soprattutto quando “le omissioni occasionali di rilevazione vengono trattate come assenza di variazione di prezzo“ e la consuetudine di rilevare i prezzi dei prodotti anche quando non sono sul mercato (ad esempio il cappotto d`estate), con risultati che finiscono per abbassare l`inflazione reale. Infine l`Istat, denunciano i consumatori, tende a non riflettere le concrete realtà delle famiglie: avere o no la casa di proprietà, bambini in età scolare, anziani a carico incide in modo diverso sulle singole voci di spesa.

Intanto Intesa dà appuntamento ai consumatori per il 12 settembre, giorno dello “sciopero dei consumi“, schierandosi apertamente contro le richieste della Coalizione, che non aderirà allo sciopero.

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