29 Ottobre 2011

Prezzi caldi, salari fermi caro vita al record decennale  

Prezzi caldi, salari fermi caro vita al record decennale
 

ROMA – La vita delle famiglie corre al ribasso: l´andamento dei prezzi e delle tariffe da una parte, i blocchi nei rinnovi contrattuali dall´altra, mettono a dura prova il potere d´acquisto garantito ai redditi. Una tendenza che i consumatori denunciano da anni, ma che ora si vede nero su bianco anche mettendo a confronto i dati Istat delle retribuzioni del mese di settembre con quelli della corrispondente inflazione. Il divario – rivela una elaborazione Ansa – è aumentato e ha raggiunto livelli mai visti negli ultimi quindici anni: bisogna risalire al 1997 per vedere una differenza ampia come quella attuale. Nell´ultimo anno, il costo della vita ha subito un´impennata del 3 per cento, ma il ritocco delle buste-paga dei lavoratori dipendenti si è fermato all´1,7. C´è uno stacco dell´1,3 per cento a sfavore delle entrate. Dietro a questo scalino c´è sicuramente il peso che la bolletta energetica ha avuto sulla revisione dei listini, ma anche l´aumento di un punto di Iva introdotto dalla manovra estiva può aver giocato un´importante parte. Basta andare indietro di dieci anni, all´esordio dell´euro – dicono le associazioni dei consumatori – per capire come i prezzi abbiano ingranato la quarta e i salari siano invece rimasti in prima. Il Casper (Comitato contro la speculazione e per il risparmio che elabora i dati per conto di Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori) stima che fra il 2001 e il 2011 le famiglie abbiano perso il 39,7 per cento del loro potere d´acquisto grazie ad un incontrollato lievitare delle spese che ne ha "massacrato" i bilanci. Nella lista dei cento prodotti analizzati dalle associazioni, balza all´occhio il rincaro che dal 2001 ad oggi hanno subìto il tramezzino al bar o la penna a sfera (192 e 207 per cento). Ma guadando al totale la perdita del potere d´acquisto è – secondo il Casper – valutabile in 10.850 euro in famiglia. Risultati in linea con quelli elaborati da un recente studio della Cgil ("Salari, il decennio perduto") secondo il quale nel 2011, a prezzi correnti, il livello della retribuzione netta sarà inferiore a quello del 2000. Ma oltre ai rincari dei listini, precisa il sindacato, nella qualità della vita di un lavoratore dipendente pesa anche la mancata restituzione del fiscal-drag e il mancato aggiornamento dei contratti. Alla fine di settembre, la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo era del 33,1 per cento nel totale dell´economia e del 12,9 nel settore privato. L´attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto era, in media, di 21,4 mesi nel totale e di 22,4 mesi nell´insieme dei settori privati. Nella Pubblica amministrazione vige il blocco, ma le cose non vanno meglio per i dipendenti delle grandi imprese: ad agosto, secondo l´Istat, la retribuzione lorda per ora lavorata (al netto della stagionalità) è diminuita dello 0,7 per cento rispetto al mese precedente.

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