1 Ottobre 2002

«Prezzi bloccati per 40 articoli»

LA SPESA Iniziativa Confesercenti

«Prezzi bloccati per 40 articoli»

L?Ascom: «I calmieri non bastano»

I prezzi non sono più quelli dello scorso anno. Complice l`entrata in vigore dell`euro, quest`anno in più qualche esercizio il costo dei prodotti è aumentato non poco. A sostenerlo non sono più solo le associazioni dei consumatori, ma anche quelle dei commercianti, come la Confesercenti.Quest`ultima ha fatto di più: ha siglato un patto con i consumatori che prevede il blocco dei prezzi di quaranta articoli fino al 31 dicembre 2002. Ma a distanza risponde l`Associazione commercianti: «Non bastano i calmieri».

ADESIVO.L`adesione dei negozianti è volontaria e aperta a tutte le associazioni di categoria. La campagna si chiama “Prezzo Amico“. L`adesivo con il logo sarà visibile nella porta d`ingresso del negozio e accanto ai prodotti in vendita. L`iniziativa sta prendendo il via anche in provincia. «Abbiamo già ricevuto una trentina di telefonate. Per il commerciante l`adesione sarà l`occasione per attirare l`attenzione dei clienti», commentano Ornella Vezzaro e Vincenzo Tamborra, rispettivamente presidente e direttore della Confesercenti di Vicenza, che ieri hanno presentato la campagna che, se avrà successo, verrà riproposta nella primavera 2003. Gli operatori interessati saranno chiamati a sottoscrivere l`intesa (firmata da Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) presso la sede della Confesercenti di viale San Lazzaro 95.

PRODOTTI.I prodotti a prezzo congelato sono: latte fresco, caffè, pane, pasta, riso, formaggio Parmigiano, pomodori pelati, olio d`oliva e di semi di girasole, zucchero, acqua minerale, pollo, hamburger, coniglio, lesso punta di petto, fettina di vitellone quarto anteriore, uova, detersivi, saponette, scope, spazzolini, dentifricio, shampoo, scarpe, golf, camicie, pantaloni, gonne, cappotti, intimo, caffè, cappuccino, cornetto, pizza margherita e bibite. Per l`ortofrutta: patate, mele, pere, cipolle e carote.

PANIERE.Confesercenti lancia poi l`idea di un paniere di beni primari con i prezzi medi dei prodotti che i commercianti, se lo vorranno, potranno esporre. «Così capiremo se li hanno aumentati in modo eccessivo, cioè oltre il 70-80 per cento. I furbi ci sono stati. Ma sono cresciute anche tariffe e bollette – precisa Tamborra – Ai comuni chiederemo di istituire un marchio per indurre il consumatore a scegliere merce di qualità, tipica e identificabile». Secondo l`associazione di viale San Lazzaro, in provincia la lievitazione dei prezzi ha allontanato gli acquirenti dai beni voluttuari e fatto calare le vendite in settori quali abbigliamento, telefonia, calzature e bigiotteria. Sulla Finanziaria Tamborra è chiaro: «Il concordato non è un bel sistema per risolvere i problemi. Si pensa sempre che le categorie abbiano margini di evasione».

CACCIA ALLE STREGHE.«L`impressione è che in questo momento ci sia una situazione di ipersensibilità verso il capitolo prezzi – commenta a distanza Sergio Rebecca, presidente della Confcommercio di Vicenza -. Non vorrei che il battage in atto sulla tematica degli aumenti ingiustificati creasse un clima di “caccia alle streghe“ nei confronti di una categoria, quella dei commercianti, che già sta vivendo una situazione difficile, motivata dal calo dei consumi».Rebecca spiega: «Sarebbe quanto meno autolesionista, e quindi poco intelligente, aumentare ingiustificatamente i prezzi in un momento in cui i consumatori sono attenti e sensibilizzati proprio su questo argomento. Ma diciamolo pure apertamente: l`inflazione non si combatte con i calmieri, né con accordi puramente accademici. L`inflazione si affronta invece con una politica economica seria, imperniata su tre assi fondamentali: riduzione della pressione fiscale; rigore nella spesa pubblica; sostegno alle famiglie per incentivare i consumi».

Più che preoccuparci dell`aumento di qualche decimale di punto dell`inflazione, sostiene dunque Confcommercio, dovremmo prestare maggiore attenzione al quadro economico attuale, che rischia seriamente di entrare in una fase recessiva. Una situazione di cui si è accorto anche il Governo, che ha dovuto recentemente rivedere al ribasso la previsione di crescita indicata nel Documento di programmazione economica finanziaria, portandola dall`1,3 per cento ad uno striminzito 0,6 per cento. «Ed è chiaro oramai che la ripresa economica è legata a doppio filo all`atteggiamento assunto dalla famiglia media italiana, che ha chiuso i cordoni della borsa».

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