12 Novembre 2001

Prezzi, ansia e ritardi i mille rischi del Big Bang

Prezzi, ansia e ritardi i mille rischi del Big Bang

Indagine Ue: il 54% degli italiani non è ancora informato sul cambiamento

ROMA – Sette settimane all`euro. Allarme o quasi. Banche: prese d`assalto. Bancomat: non funzionano. Caselli autostradali: intasati. Pompe di benzina: in tilt. Parchimetri: bloccati. Negozi: serrati. Dispenser di sigarette: fermi. Distributori di Coca cole: fuori servizio. Scene da eurofantapanico, evocate da Newsweek quattro mesi fa. A meno che il prossimo primo gennaio non vada a finire come il Millennium Bug, quando il mondo sembrava dovesse fermarsi, e invece al dunque tutto è filato via liscio.

Tra i due estremi, specie in Italia, meglio tenersi nel mezzo, anche perché, dopo tanti annunci trionfanti, si cominciano a vedere anche dei rischi. E allora si scopre che qui, ad un passo dall`appuntamento, un cittadino su 2 ancora non conosce il valore esatto della nuova moneta. Un dato che mette pensiero e suscita imbarazzanti paragoni: gli ignari – precisa l`ultima indagine Eurobarometro (rilevazione bimestrale della Commissione Ue) – sono il 54%, (38% nella media di Eurolandia). E ancora si scopre, con una certa giustificata preoccupazione, che i cittadini temono anche di essere truffati a causa degli arrotondamenti. Il che, dopo tante, articolate campagne di comunicazione, suona quasi beffardo e alimenta qualche perplessità sulla loro efficacia strategica (oltre che sul costo di questi sforzi). Inoltre, più si avvicina la scadenza, più gli italiani risultano preda di quello che Abacus chiama «effettopovertà». Fra le sue tante caratteristiche, l`euro ha infatti quella di far sembrare dimezzati risparmi, stipendi, o pensioni che siano: uno vale 1936,27 lire. Come se non bastasse c`è la guerra che comprime i consumi e relega la novità monetaria in secondo piano. «Per il cervello umano il cambio con l`euro sarà comunque un trauma», rileva Lucio Battistotti, il rappresentante Ue a Roma. «Disagio da euro», è la definizione del francese Thierry Vissol, studioso di «psicosociologia monetaria».

Per quello che riguarda l`Italia pare di cogliere un supplemento di dubbi, forse anche un`ombra di pessimismo. O almeno: gli altri paesi mettono nel conto minori difficoltà. Così la Francia è pronta ad accorciare al 15 gennaio il changeover, lo spazio in cui ancora circoleranno le due monete, inizialmente previsto fino al 17 febbraio. In Germania, marco fuori corso dal 1 gennaio. L`Italia vuole invece sfruttare il periodo di doppia circolazione fino all`ultimo, cioè fino al 28 febbraio, se non addirittura superare il termine.
La macchina organizzativa ancora non è del tutto pronta. I Bancomat finiranno di essere convertiti in euro solo a metà gennaio. I Pos (macchinette per gli acquisti elettronici) non hanno la virgola, cioè non calcolano i centesimi di euro: servono interventi di software. Il 30% dei registratori di cassa ancora non è in regola (la percentuale si azzera a Pordenone e raddoppia a Caltanissetta). In più, le nuove banconote rischiano pure di non arrivare entro l`anno nei negozi: gli esercenti hanno paura delle supermulte previste dalla Banca d`Italia sui biglietti persi in fase di prealimentazione (considerati esemplari preziosi per i falsari). Per una banconota da 5 euro – rubata? dimenticata? – si pagano 54 milioni di lire; per un carico, 4 miliardi.
Complice l`antica sfiducia degli italiani nello stato e nelle sue rassicurazioni ufficiali, il 69% dei cittadini pensa che l`euro sia una scusa per far lievitare i prezzi. Sembra già scattata la psicosi del rialzo: caffè, pane, latte più cari; se ne discute anche con un certo calore nei newsgroup di Internet; protestano le associazioni dei consumatori (Codacons, Cittadinanzattiva). Ma intanto il simbolo Eurologo – un accordo tra negozianti per garantire arrotondamenti corretti ai consumatori – ha subito modifiche con il nuovo governo e non è ancora decollato: appena 30 mila si, quelli iniziali.

Dall`ultimo sondaggio «Eurobarometro flash» risulta che solo il 44% degli italiani si sente bene informato sull`euro; il grado di conoscenza è sceso rispetto alla rilevazione precedente (giugno) dell`1%. Si torna indietro, nonostante la valanga di spot che Bce, Abi, Tesoro hanno messo in atto con testimonial famosi. Il governo cerca di colmare in extremis le lacune con quella che il quotidiano specialistico «.Com» chiama la «campagna di riparazione». La nuova linea: «Messaggi semplici e mirati, toni bassi, non amplificare la portata dell`evento».

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