6 Gennaio 2010

“Prevenzione utile E piano a dire flop: il virus tornerà”

 
Pregliasco: «Le scorte servono, meno male che ci sono» Il mega business delle case farmaceutiche? «C’è di peggio»  
 

 
Col senno di poi, ma forse così è facile, potremmo chiamarlo "quel pasticciaccio brutto dell’influenza suina". Dieci milioni di vaccini acquistati in Italia dalla Novartis (e meno male che non sono ancora arrivati tutti i 24 milioni ordinati dal ministero), 850mila dosi utilizzate. In Italia, c’è da consolarsi, va meglio che in altri paesi d’Europa, dove sono costretti a svendere le scorte. Ma, anche da noi, il flop dell’influenza A è ormai materia di polemiche. Il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco, ormai abituato a rilasciare interviste e chiarimenti mediatici in qualità di massimo esperto, in realtà il vaccino lo promuove a pieni voti.
Che è successo? Che cosa non ha funzionato nella campagna di vaccinazione?
«Semmai il flop è della comunicazione. L’elemento che ha creato casino è stata la difficoltà di spiegare come stavano le cose. Sì, anche le istituzioni, con Topo Gigio testimonial in poi, hanno un po’ sbagliato. Ma è il problema è che si sapeva dell’arrivo della pandemia (i primi casi, ricordiamo, in aprile in Messico), ma si navigava a vista. L’incertezza sulle dimensioni e sulla gravità del virus ha complicato all’inizio ogni campagna di prevenzione».
Qual è la reale situazione?
«Allora chiariamo che la pandemia c’è stata, c’è e soprattutto non è ancora finita. Diciamo che la prima ondata è conclusa, non sappiamo se e quando arriverà la seconda. Ma come minimo, ci trascineremo l’influenza A anche al prossimo autunno-inverno. Certo, da noi le "dimensioni" non sono state allarmanti, e meno male direi: 198 morti, quasi 4 milioni di contagi. E’ un flop questo? Dipende dai punti di vista».
Se si è costretti a mettere in saldo i vaccini, c’è qualcosa che non va.
«L’Italia i suoi vaccini per ora se li tiene stretti, anche perchè è stata in un certo senso previdente (o fortunata) perchè ha in realtà a disposizione meno della metà delle dosi in origine ipotizzate. E la campagna di prevenzione non è ancora finita, anzi. Comunque, guardiamo il bicchiere mezzo pieno: se questa influenza non ha fatto troppi danni è perchè siamo riusciti a prevenirla, ora abbiamo un servizio "sentinella" di controllo molto sensibile. Vogliamo tornare ai tempi della Spagnola, tenuta addirittura nascosta? I tempi sono cambiati: ora è come avere un allarme in casa che suona quando passa il gatto. il guaio qual è? Che si "eccede" in allarmismo. Vedi l’abuso di antivirali, o dei test rapidi in commercio che, ha ragione il Codacons, si sa che hanno dei limiti ma appunto per questo vanno acquistati in modo responsabile».
Già. Prima la psicosi, la corsa in farmacia e la paura che la panacea non sia disponibile in tempo. Poi il vaccino arriva e nessuno lo fa. Come si spiega?
«Purtroppo va detto che, per quanto riguarda i vaccini in genere, sta passando una campagna d’informazione subdola, un tam tam che viene dal basso: in pratica va di moda, ma è un grosso errore, ritenerli inutili o addirittura dannosi. Anche tanti colleghi medici sono caduti nella trappola: anzichè dare il buon esempio, hanno scelto la via più facile, snobbando il vaccino per sè e per i pazienti. Trovo questo atteggiamento molto egoistico. In realtà i vaccini servono, anche se possiamo definirli una scommessa fatta a freddo su una patologia che può essere dannosa da uno a centomila. Il vaccino, del resto, non ha un riscontro immediato, ma solo a livello statistico».
Forse la rivolta è anche contro il mega business delle case farmaceutiche.
«Esagerate, le accuse. C’è di peggio. Quello dei vaccini in realtà è un mercato di nicchia. Si pensi che il business dei vaccini per l’infanzia è pari al costo dei primi sette farmaci di comune uso terapeutico in Italia. Altra critica sbagliata è che questo vaccino anti influenza A sia stato fatto in fretta e furia. E’ infondato: in realtà non si parte mai da zero, avevamo l’esperienza dell’aviaria e da lì si è partiti per isolare il nuovo virus».
In mezzo a tutto questo caos, ci dia almeno una buona notizia.
«Ma sì. C’è una probabilità che quest’anno i virus dell’influenza stagionale non si presentino e questo perchè il nuovo virus A/H1N1 ha avuto la prevalenza e ha, in un certo senso, spiazzato gli altri virus stagionali dei gruppi A e B. E chi è stato contagiato dall’influenza A ha comunque buone possibilità di non ammalarsi di influenza normale. Per la serie: il bicchiere mezzo pieno, appunto».
Silvia Golfari
 
 
 
 
 
 

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