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4 Novembre 2001

Presunto mobbing alla Crias

Presunto mobbing alla Crias
«Emarginato e anche trasferito»

CATANIA – È un caso di mobbing quello riscontrato dal centro nazionale antimobbing promosso dal Codacons e dall`Adusbef che riguarda un dipendente della Cassa regionale che finanzia le imprese artigiane, ente pubblico sottoposto alla vigilanza dell`assessorato alla Cooperazione della Regione siciliana. Il dipendente ha denunciato il comportamento vessatorio subìto negli uffici di Catania da parte di un superiore che, secondo quanto raccontato, nel corso degli anni ha fatto di tutto per svuotare il contenuto del suo lavoro, di grande responsabilità, con l`obiettivo preciso di neutralizzarne le mansioni e procedere alla sostituzione con altri addetti più compiacenti in grado di assecondarlo nelle decisioni. Gli atti che hanno determinato il mobbing sono svariati e sempre orientati alla espropriazione del ruolo sino al trasferimento in altro ufficio. Tra questi da ricordare l`esclusione dalla partecipazione a corsi di formazione e aggiornamento, la sollecitazione a richieste di ferie da usufruire in determinati periodi, la disabilitazione intermittente della linea telefonica, l`armadio contenente gli atti aperto e rovistato e l`assegnazione di personale in quel determinato ufficio senza avere prima avvertito il responsabile. Insomma, una serie di provocazioni ben strutturate e tali da demolire l`identità lavorativa del dipendente che peraltro non può reagire perché ritiene di aggravare la propria situazione.

Risponde la Crias

Nei nostri uffici non c`è mai stata nemmeno l`ombra del «mobbing». Non ci risulta alcun comportamento vessatorio nei confronti di nessun dipendente. Tant`è che è risultato particolarmente difficile individuare l`identità della persona di cui parla anonimamente il Codacons. Tramite alcuni controlli siamo risaliti a un impiegato nei confronti del quale non è assolutamente sussistita né esclusione alla partecipazione di corsi di formazione, né disabilitazione intermittente di linea telefonica, né tanto meno alcuna “fantomatica“ invasione della privacy. Il trasferimento ad altro ufficio a cui si fa cenno, inoltre, è un normale avvicendamento che non ha modificato né lo status lavorativo, né il grado, né tanto meno la sede di lavoro del dipendente interessato.

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