9 Maggio 2020

Prestiti alle imprese, l’accusa del Codacons: dalle banche poche informazioni e sbagliate

 

di FEDERICO FORMICA Prestiti alle imprese, l’accusa del Codacons: dalle banche poche informazioni e sbagliate
Poche informazioni e, spesso, anche sbagliate. Accedere al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, il prestito fino a 25.000 euro a totale garanzia statale, si sta rivelando molto più lungo e complicato di quanto promesso dal governo. Un’indagine del Codacons, che ha fatto 300 telefonate a 15 banche italiane per chiedere informazioni al riguardo, ha ottenuto risultati piuttosto sconfortanti.

A parte le 171 telefonate che non hanno avuto risposta – rivelatrici di uno smart working non troppo efficiente – emerge una grande incertezza tra gli stessi operatori bancari, che in molti casi non sono in grado di dare risposte utili ai clienti. Nella stragrande maggioranza dei casi, poi, i bancari rispondono che per accedere al prestito bisogna essere già clienti oppure che, pur erogando anche a chi “viene da fuori”, l’istituto darà priorità a chi è già correntista. In realtà il decreto Liquidità prevede che il finanziamento possa essere erogato anche a chi non ha mai avuto rapporti con la banca. Naturalmente, una volta fatta la richiesta bisognerà aprire un nuovo conto corrente con l’istituto che eroga.

Ma le difficoltà non sono finite. Anche quelle banche che si sono dette disponibili a erogare il prestito ai “forestieri” hanno detto, senza troppi tentennamenti, che prima di erogare è necessaria una valutazione del creditore. Oltretutto, spiega Codacons, “non si chiarisce su quali elementi la banca si baserà”, circostanza che “fa presumere la possibilità che tali criteri siano assolutamente discrezionali”. E anche in questo caso la legge dice una cosa diversa: per erogare non è necessaria alcuna valutazione sui richiedenti, fatta eccezione per eventuali segnalazioni in centrale rischi di persone o aziende che non hanno onorato i propri debiti nel passato.

Nel corso dell’indagine è stato anche chiesto se, usando il prestito a garanzia statale, si potesse pagare un debito preesistente. Nessuno è stato in grado di dare la risposta corretta, cioè che questo non è ammesso per i fidi fino a 25.000 euro. Eppure diverse banche hanno chiesto, ai richiedenti che hanno già un finanziamento in corso, di utilizzare i soldi del fondo di garanzia per ripagare ed estinguere prima quello, e di “rigirare” al cliente la sola differenza, peraltro con la garanzia statale. Questo, come chiarito da una circolare dell’Abi, non solo non è consentito ma rischia di mettere nei guai la stessa banca perché, chiedendo di fatto un rimborso del capitale prima dei 24 mesi previsti dalla legge, perderebbe così la garanzia dello Stato.

Dopo l’indagine il Codacons ha presentato una diffida al Fondo di garanzia “affinché dia seguito entro 48 ore alle richieste di prestito presentate dalle aziende” e un esposto alla Banca d’Italia in cui si chiede di “predisporre tutti gli accertamenti necessari volti a verificare la correttezza dell’operato delle banche”.

Non è un periodo semplice, però, neanche per le banche. “Da quello che emerge dai nostri incontri con l’Abi, la stessa autorità, così come gli istituti di credito, stanno faticando a star dietro ai mille provvedimenti emanati dal governo. Nel giro di poche settimane si sono affastellate moltissime normative e questo ha creato un vero caos” spiega Stefano Cherti, responsabile banche e assicurazioni per l’Unione nazionale consumatori. Lo conferma un dossier della Fabi il sindacato autonomo dei bancari, secondo il quale per accedere a un finanziamento garantito dallo Stato possono essere necessari fino a 21 moduli. Spesso le banche passano i richiedenti ai raggi X perché, a oggi, non è chiaro di chi sia la responsabilità penale nel caso in cui l’impresa che ha ricevuto il prestito dovesse fallire.

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