Pressing sulla Fiat Passera: deve chiarire
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fonte:
- L`Unità
… cesare romiti, uomo simbolo del lingotto, attacca i vertici e anche il sindacato, ma non tutto … «non ha fatto nulla per contrastare le scelte del management tranne la fiom cgil»
in mano la situazione? E non chieda a Fiat cosa intende fare, ma dica a Fiat cosa intende fare il Paese? Tutti, come Paese, siamo stati presi in giro da un’ azienda che allora come oggi non vuole fare investimenti». Ancora Camusso: «Tanta intellighenzia ha perso tre anni a dire che Fiat ci avrebbe stupito con effetti speciali. Ma quanti stabilimenti deve ancora chiudere per dire che vuole andare via da questo Paese?». E il responsabile auto della Fiom Cgil, Giorgio Airaudo, ricorda che nel frattempo sono i lavoratori «a pagare il ritardo di impegno del governo italiano. Lo pagano con la cassa integrazione». «È la quarta o quinta volta – continua che il ministro Passera chiede alla Fiat di chiarire il suo impegno per l’ Italia. Ricordo che c’ è stato un ministro, Carlo Donat Cattin, che ha convocato la Fiat con i carabinieri. Non pretendo tanto ma vorrei qualcosa di più di una richiesta di cambiamento perché se un ministro si dichiara impotente sulle politiche di un’ impresa, ormai una multinazionale meno italiana di prima, che fa il ministro a fare? Impotenti sono stati i lavoratori complice la divisione provocata da Fiat». Un incontro, prima della data fatidica del 30 ottobre, quando Marchionne dovrebbe presentare il nuovo piano industriale, lo chiedono anche i sindacati. A partire dal segretario Cisl Raffaele Bonanni, che ricorda: «Questi non sono santi, non sono filantropi, ma sono gli unici che sanno costruire un’ auto. Se saltano ci fanno ballare in tutto il Centro-Sud». Sì dunque ad «un chiarimento pubblico prima di presentare il piano a ottobre per fugare ogni equivoco». IL RUOLO DELLA POLITICA Anche il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, torna sul tema: «Adesso vedo qualche ministro che dice “non ho il diritto di chiamare un amministratore delegato” – riferisce – Io ho sempre visto che quando un ministro chiama qualcuno, questo qualcuno deve andarci». «Lo spettacolo non è simpatico – continua perché dietro queste polemiche ci sono stabilimenti in gran parte fermi, un sacco di lavoratori nei guai ed una prospettiva industriale del Paese che è un punto interrogativo grosso come una casa. Perché, a proposito di industria automobilistica, non si può scherzare. Se adesso il piano Fabbrica Italia non c’ è è perché non c’ era neanche allora». «Quindi adesso chiamassero – è la conclusione di Bersani – e cercassero di capire. Se non sono in grado loro di mandare avanti gli stabilimenti, vediamo chi è in grado di mandarli avanti perché non possiamo restare senza industria automobilistica». Anche l’ ex ministro del Lavoro del governo Prodi, Cesare Damiano (Pd) ribadisce: Monti deve convocare l’ azienda. Da parte del governo, nessun commento agli attacchi a Marchionne arrivati insospettati dall’ imprenditore Diego Della Valle (che ha definito lui e il presidente John Elkann «inadeguati» e «furbetti cosmopoliti»), e addirittura da Cesare Romiti, uno che di storia della Fiat ne ha fatto un bel pezzo, come presidente e ad, e che se n’ è uscito dicendo: «Quando un’ azienda automobilistica interrompe la progettazione vuol dire che è destinata a morire», sono state le parole di Romiti. Ma il pezzo forte arriva quando parla del sindacato: «Uno dei principali colpevoli è il sindacato assente – tuona l’ ex uomo Fiat che, tranne la Fiom, non ha fatto nulla per contrastare le scelte del management». Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, si smarca dall’ argomento: «Oggi parlo solo di biciclette». Mentre tornano all’ attacco anche il Pdl, con il segretario Angelino Alfano («molto grave che la Fiat abbandoni l’ Italia») e l’ Udc con il leader Pier Ferdinando Casini, (le decisioni della Fiat sono «legittime» ma «moralmente discutibili»). Intanto, il Codacons minaccia una class action se il governo non avvierà «le dovute azioni di recupero dei fondi pubblici elargiti alla Fiat nell’ ultimo decennio» per «restituire i soldi ai cittadini».
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